QUANDO PAGLIARINI PENSAVA A DUE MONETE

Gianluca, ti allego il primo articolo che ho pubblicato su “La Padania” una settimana dopo la sua nascita. Lo avevi pubblicato il 14 Gennaio 1997 col titolo, scelto da te “Perché la secessione fa bene anche al Sud”. Ricordo bene come era andata: tu mi avevi telefonato verso le 7 di sera di Lunedì 13 e più o meno mi avevi detto “Paglia siamo nel guano: Bossi doveva darci il fondo per domani ma ho appena saputo che non ce lo dà. Tu ce la fai a darmi un articolo?” Ti avevo chiesto “Per che ora?” E tu: “Ne ho bisogno .. per un’ora fa. Mi serve subito. Stiamo chiudendo”. Ero salito in redazione col piccolo Mac sotto il braccio, avevo trovato una scrivania e dopo mezz’ora ti avevo dato il dischetto col pezzo. Adesso, 15 anni dopo, te lo rimando perché tutto quello che temevo (“moltissime aziende dovranno chiudere o emigrare”) si è realizzato e soprattutto perché la mia proposta pubblicata quel 14 Gennaio di 15 anni fa è validissima anche oggi (“il nostro progetto consente alle aziende della Padania di competere e di svilupparsi, ed al Mezzogiorno di combattere la disoccupazione e attirare capitali”). Ciao Direttore. Paglia

di GIANCARLO PAGLIARINI

Il primo gennaio 1999 nascerà l’Unione Monetaria, e con essa nascerà un  nuovo e grande “mercato interno”  europeo: se i numeri hanno una logica, l’Italia, unita, non ha la minima possibilità di fare parte dell’Unione Monetaria. Infatti, proiettando i dati delle pubbliche amministrazioni dopo l’approvazione della legge finanziaria, i conti dell’Italia unita superavano rispettivamente del 50 e del 100 per cento il massimo consentito dal trattato di Maastricht per i rapporti “fabbisogno/Pil” e “debito pubblico accumulato/Pil”:

E questo ancora prima della recente scoperta di nuovi buchi nel bilancio dello Stato. Ma la Padania ha un sistema industriale forte e competitivo. Per questo una significativa svalutazione della lira non sarà mai accettata da Francia, Germania e dai nostri altri partner europei.

Dunque le aziende Padane avranno concorrenti con un costo del denaro,delle tasse e del lavoro significativamente più bassi, e non potranno recuperare questi svantaggi con la svalutazione della moneta. I risultati saranno la perdita di competitività, di mercati, di disoccupazione e recessione. Ma proviamo a pensare a quello che succederebbe se l’Italia, unita, verrà ammessa all’Unione Monetaria. E’ un ragionamento puramente teorico, perché siamo lontanissimi dai parametri di Maastricht, ma vale la pena comunque di farlo. E’ naturale che dentro allo stesso “mercato-interno” non potranno coesistere sistemi fiscali e contributivi significativamente diversi. Pensate cosa succederebbe se le aziende della provincia di Varese dovessero pagare l’80%  di tasse e quelle della provincia di Bergamo il 40%: quasi tutte le aziende di Varese chiuderebbero e si trasferirebbero. E’ logico. Questo significa che all’interno dell’Unione Monetaria assisteremo ad una accelerazione del processo, iniziato tanti anni fa, di armonizzazione fiscale, dei sistemi pensionistici, del diritto societario, eccetera:

Ebbene, se l’Italia, tutta unita, sarà ammessa all’Unione Monetaria, non sarà in grado di reggere questo processo di armonizzazione. Perché in realtà in Europa non entrerebbe un paese. Ne entrerebbero due: la Padania, che è sicuramente competitiva con gli altri paesi europei, ed il Mezzogiorno, che per il momento non è competitivo: ce la farà di certo, in futuro, ma oggi non è in grado di reggere alla concorrenza dentro al mercato interno europeo. Se entriamo uniti in Europa, dalla Padania dovremo continuare a finanziare l’inefficienza di Roma, ed i consumi (non lo sviluppo) del Mezzogiorno. Ma questo significa che non potremo ridurre la pressione fiscale sulle aziende, non potremo razionalizzare il sistema pensionistico, in una parola saremo esclusi dal processo di armonizzazione pur partecipando all’Unione Monetaria e pur apportando all’Unione il nostro mercato interno. Le nostre aziende avranno la stessa moneta e lo stesso costo del denaro dei concorrenti europei, ma dovranno sopportare un costo del lavoro ed una pressione fiscale molto superiori.

E temo che solamente in pochi riusciranno a recuperare questi gravissimi svantaggi con la maggiore efficienza e con i maggiori sacrifici degli imprenditori. Moltissime aziende dovranno chiudere o emigrare. Ecco in estrema sintesi i motivi economici della nostra proposta di separazione consensuale del paese. La Repubblica federale della Padania aderirà all’Unione Monetaria, come moneta utilizzerà l’Euro, e riuscirà sicuramente ad armonizzare tasse, pensioni, sanità, eccetera con gli altri paesi membri dell’Unione. Il Sud, che oggi non è competitivo e che terrebbe fuori dall’Europa anche la Padania, avrà tre vantaggi:

a) La solidarietà, che ha sempre avuto, che non mancherà mai,ma che non è sufficiente: Perché se fosse sufficiente, oggi il Sud non avrebbe i problemi che ha;

b) Più responsabilità, e questa è una cosa che possiamo dargli solo con la separazione consensuale in due del paese;

c) E infine il grande vantaggio di una moneta svalutata, che consentirà di attirare turismo, capitali, di combattere la disoccupazione e di aumentare le esportazioni. Sono in molti a dire che questo progetto avrebbe degli effetti negativi sulle aziende della Padania, per effetto della concorrenza che dovranno subire dalle aziende del Sud: Bene, questo conferma l’onestà della nostra proposta: il problema è il Mezzogiorno, e secondo noi per svilupparlo dobbiamo dargli più responsabilità  ed uno strumento pratico: quello della svalutazione della moneta.

Non riesco a vedere alternative.

Credete, ogni giorno decine di aziende della Padania ad alta intensità di mano d’opera chiudono e si trasferiscono in Carinzia, in Slovenia, in Croazia, nei paesi dell’Est, o in Turchia, o in Asia: se ci separeremo ed il Sud avrà una moneta svalutata e dei politici più seri e responsabili, queste aziende potranno considerare anche di trasferirsi a Mezzogiorno, altrimenti continueranno a prendere altre strade. In Padania resteranno e nasceranno nuove aziende ad alto valore aggiunto: ma queste aziende potranno essere competitive solo se gli imprenditori potranno continuamente investire. E’ ovvio che se la pressione fiscale sulle aziende continuerà ad essere vicina al 70%, per mantenere l’inefficienza di questo assurdo stato, con il costo del lavoro raddoppiato  da contributi e trattenute, con banche pubbliche e, tipo Banco di Napoli, senza un serio mercato finanziario, anche queste aziende dovranno chiudere o si trasferiranno  in paesi meno inefficienti e caratterizzati  da un minor tasso di assistenzialismo. Il nostro progetto consente alle aziende della Padania di competere e di svilupparsi, ed al Mezzogiorno di combattere la disoccupazione e attirare capitali. Spero che chi non è d’accordo vorrà intervenire su questo nuovo giornale e spiegare perché dovremmo rinunciare a costruire questo futuro per i nostri figli.

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3 Comments

  1. Giovanni Airola says:

    Proprio in questi giorni, a Torino, ripensavamo alle parole profetiche di Giancarlo Pagliarini. Grazie per averle riproposte all’attenzione dei lettori.

  2. Maciknight says:

    Sembra scritto ieri questo articolo, salvo che per alcuni particolari, Attualissimo anche per le proposte sagge. Inascoltato ed inapplicato perché il parassitismo politico istituzionale si nutre di inefficenza e tende vero il basso profilo e l'appiattimento cerebrale, vivendo in una dimensione autoreferenziale schizofrenica

  3. MauroLIB says:

    Neanche il grande Vecchio Paglia però poteva immaginare che anche l'€uro sarebbe finito nel paltone …

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