Quando Mentana disse a Radio Padania e Salvini: un dovere sradicare la Rai da Roma

 

mentana

di ANGELO VALENTINO – Una voce andò  ad arricchire la politica dell’etere di Radio Padania Libera. Liberamente parlò, lasciando il segno, Chicco Mentana. Questa volta “Mitraglia” sparò su un bersaglio ricco. Non tanto perché la Rai rappresenti la concorrenza ma perché lui, milanese, si sentiva colpito nel vivo, parte in causa di un processo alla cattiva informazione che alza troppo il volume su Roma, e mette la sordina sul Nord. Una Rai un po’ troppo matrigna, quella tratteggiata da Chicco intervistato dall’allora diretur Matteo Salvini. Un dialogo tra milanesi, tutt’altro che sordi. «La Rai è romanocentrica – partiva in quarta l’allora direttore del Tg5 -, sradicarla da Roma è un dovere di tutti». Scatto d’orgoglio, voglia di libera informazione. Di servizio pubblico come si deve. E va avanti: «Un telegiornale nazionale ha il compito di rappresentare la realtà nazionale non di privilegiare quella locale, come avviene in Rai. Io sono milanese – continuava Mentana – e quando da ragazzino vedevo i servizi dei telegiornali sul primo giorno di scuola, rimanevo deluso dal vedere intervistati sempre i ragazzini di Roma. E anche ora, accendendo il televisore sulla Rai si vedono soltanto romani, dagli annunciatori ai comici».

Parlava Mentana, ma sembrava che a parlare fosse uno dei tanti ascoltatori della Radio più amata dai padani e più ascoltata dalla politica. Pane al pane, vino al vino, e un pezzo di Rai se ne torni a Milano. «Il Tg5 pur essendo fatto a Roma – proseguiva il suo direttore – non ha nessuna impostazione romana. La nostra redazione è formata da giornalisti di tutt’Italia, scelti, non per cittadinanza, ma per competenza e professionalità. Purtroppo, finchè l’editore della Rai sarà il Parlamento, la Rai rimarrà nella Capitale che è il centro del potere. Ma ricordiamoci che la qualità dei programmi Rai è fiorita negli studi di Milano dopo gli anni 50».

Verità storiche sacrosante, che volevano tornare a vivere quando si vociferava un decennio fa  di spostare a Milano Rai 2 e riprendere le produzioni come ai tempi d’oro. Ma dopo la Rai, Radio Padania interrogava Mentana su Mentana. A chi lo accusava di partigianeria politica verso il Presidente del Consiglio, proprietario di Mediaset, replicava nel ruolo di difensore: «Berlusconi non è mai stato favorito dalla nostra testata, e comunque, negli anni di governo del centrosinistra, nessuno ha mai pensato a fare una legge sul conflitto d’interessi. Il Tg5 è imparziale e ne è la riprova il fatto che a destra mi accusano di essere di sinistra e viceversa. La verità è che noi, diversamente da altre testate, diamo meno spazio alla politica perché il botta e risposta dei politici, su argomenti di relativa importanza, interessa poco i telespettatori».

Politica e media, televisione ed elezioni l’ultimo capitolo. Esprimendosi sul suo futuro alla guida del Tg5 e sull’entrata in politica degli ex giornalisti Rai, Lilli Gruber e di Michele Santoro, Mentana chiudeva così: «Il Tg5 è nato con me e lo considero quasi una mia creatura, a cui sono molto affezionato. Nonostante tutto, essendo di proprietà di Mediaset e non mia, so che un giorno dovrò lasciarlo. Quando ciò accadrà, prometto che non mi darò alla politica come ha fatto qualcun altro. Un giornalista dovrebbe stare al di sopra delle parti e, candidarsi con uno schieramento preesistente, tra l’altro dopo essersi strenuamente difesi dall’accusa di parzialità, è una dimostrazione di faziosità. Non è il caso di Lilli Gurber, ma è quello di Santoro».

Insomma….

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