Quando Le Monde gridava allo scandalo per i controlli negli aeroporti, ma difendeva Cesare Battisti

francia

di ROMANO BRACALINI – C’ è qualcosa che non torna in questa antropologia europea della rinuncia e del raggiro; e un ottimo esempio, che non sarà nemmeno l’ultimo, ci arriva dalla solita Francia, che ha perso molto lustro ma non l’acida boria di bottegaio. Stavolta a montare in cattedra, come gli
capita sempre più spesso e a sproposito, è il direttore di Le Monde, il giornale della “gauche” elegante, Jean-Marie Colombani, nome italianizzante e come tutti gli inurbati di recente cittadinanza più zelanti di un monsieur Dupont qualsiasi. Colombani (da leggersi con l’accento sulla ì) ha intinto la penna nella senape piccante per impartirci l’ennesima lezione di “democrazia” denunciando le autorità aeroportuali italiane di atteggiamento discriminatorio e xenofobo nei confronti dei viaggiatori di colore e, per restare in famiglia, cita il caso di suo figlio di colore che all’aeroporto Marco Polo di Venezia sarebbe stato sottoposto a indicibili angherie solo a causa, asserisce senza indugio il signor direttore, del colore della sua pelle.

È evidente che Colombani non era stato di recente in qualche Paese africano, dove le visite doganali, per chi proviene dall’Europa, durano ore e quando passi ti ritrovi alleggerito del portafoglio o dell’orologio. Ma non è questo che gli interessa, quanto di aver trovato un ulteriore pretesto per sconsigliare i veri democratici pari suoi di venire in Italia, diventata ormai la sentina di tutte le vergogne.

 

Non ci occuperemmo di questa vana “querelle” imbastita ad arte da un giornale che con la direzione di Jean-Marie Colombani è di molto scaduto sul piano del prestigio e della credibilità. Se lo facciamo è per ricordare che lo stesso Le Monde s’è fatto paladino della libertà del brigatista rosso Cesare Battisti, pluriomicida, riparato in Francia e vezzeggiato come un novello eroe della resistenza dalla cultura gauchiste, e opponendosi all’estradizione del “prigioniero politico” condannato in Italia da una sorta di “tribunale speciale”, come si è espresso con eleganza e cognizione il giornale che invoca la dignità della persona ma fa strame del diritto e della legge di un Paese sovrano.

 

L’impudenza del giornale parigino, portavoce dell’”intelligenza” della capitale, che non sempre coincide con il buon senso e l’onestà, è arrivata al punto da nascondere ai suoi malcapitati lettori i trascorsi di Battisti come assassino comune e ricordandone invece, a beneficio dei suoi alti meriti, le doti di scrittore di successo. La Francia, come ogni vecchia dama decaduta, è rimasta attaccata alle sue cianfrusaglie di gioventù, ma il trittico rivoluzionario che campeggia su ogni edificio pubblico, “Libertè, egalitè, fraternitè”, è ormai una losca finzione, un mediocre alibi di inveterate virtù, che ha coperto tanto le torture dei colonnelli in Algeria quanto le nefandezze della Repubblica collaborazionista di Vichy. Come la Germania, con il suo irrisolto complesso di colpa, anche la Francia, dopo aver perso la guerra, che si ostina a credere di averla vinta, è cambiata ma è cambiata in peggio, con i livori e rancori che accompagnano fatalmente la decadenza. Invecchiando solo il vino migliora. Nemmeno Voltaire aveva in simpatia i suoi connazionali e non aveva conosciuto Colombani.

È curioso che Le Monde ci bacchetti per supposte infrazioni alle leggi dell’accoglienza, in omaggio alla vulgata terzomondista ormai diventata un sacro testo di dottrina, ma non trovi il tempo di denunciare l’ondata antisemita che percorre la Francia e che ha già costretto migliaia di ebrei francesi a emigrare per non esporsi a pericoli più gravi. Le Monde sa che gli autori degli incendi alle sinagoghe e delle aggressioni personali, sempre più frequenti, sono i maghrebini delle banlieu parigine, dei sobborghicasbah di Lione e Marsiglia, incoraggiati dalla strana franchigia di cui godono in certi settori di governo e nella stampa “progressista”.

 

Con loro il giornale parigino, che ha preso le difese di un assassino recidivo senza trasalire e senza vergogna, è più tollerante che con le nostre autorità aeroportuali accusate senza mezzi termini di “razzismo”. In Francia e in Belgio, altro baluardo di democrazia, hanno cominciato con le sinagoghe; nell’Islam, che dicono tollerante, è la volta delle chiese date alle fiamme. Nell’indifferenza dell’Occidente, e nell’imbarazzato silenzio di Le Monde, in Iraq e in altri Paesi musulmani vengono perseguitati i cristiani caldei o copti che cominciano a emigrare in Australia. C’è un razzismo alla rovescia ma nessuno se ne accorge. Al Qaeda può dettare la linea politica all’Italia e minacciare il Governo di andarsene entro ferragosto; e noi qui buoni ad aspettare che le moschee che ci siamo allevate in seno ricevano l’ordine di scannarci come capretti. Per giunta, a sentire Le Monde, dovremmo essere meno guardinghi alle frontiere e più ospitali con i nostri becchini. Se l’Europa ha deciso di suicidarsi scelga almeno un modo più rapido e indolore!

(da “Il Federalismo”, anno 2004, direttore responsabile Stefania Piazzo)

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2 Commenti

  1. Giancarlo says:

    SE I NOSTRI POLITICI AVESSERO I COSI DETTI…C……
    avrebbero mandato 007 a prelevarlo in Francia e riportarlo in italia senza tener conto delle conseguenze.
    Avrebbero mandato una task force navale al largo delle coste indiane a prelevare i nostri due Marò……
    insomma quello che altri paesi hanno già fatto in passato fregandosene di che cosa sarebbe successo.
    Alla fine non succede niente……..e allora perché non lo fanno.
    Perché sono dei quaqquaraqua !!!! sanno solo parlare poi sono il nulla.
    WSM

  2. luigi bandiera says:

    Dopo quello che hanno fatto loro dovrebbero stare zitti e a testa bassa per MILLENNI..!!
    E’ cosi’, loro sono dei grandi e possono anche fare gas dal deretano ad alto volume… (per non dirla in chiaro ovviamente).
    Che mondo kax…

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