Quando la democrazia è totalitaria e tirannica

di GIUSEPPE ISIDORO VIO

La democrazia non sarà mai il regno della libertà assoluta dell’individuo, lo sarebbe un regime politico basato non sulla volontà della maggioranza, ma sul rispetto di tutte le libertà individuali, cioè un regime liberal/libertario. Tuttavia, la maggior parte degli uomini teme la libertà, perché essa comporta l’angoscia di scegliere e il peso della responsabilità circa le conseguenze delle proprie scelte. Il problema dei liberali è che la maggioranza delle persone non ama la libertà (la fugge alimentando così la «banalità del male» come magistralmente descritto, a proposito del nazismo, in un celebre libro di Hannah Arendt sul totalitarismo) semmai ama la licenza, che è una furbizia del tutto particolare e diversa dalla libertà. La libertà comporta scelta e responsabilità, mentre la licenza comporta un’eccezione rispetto alla legge, a titolo di favore e/o di privilegio, senza necessità di scegliere e di pagarne le conseguenze.

Molti, allora, preferiscono un regime in cui adagiarsi e sopravvivere nella banalità quotidiana. Banalità, sì, ma per molti più sicura, priva di incertezze, protettiva. Questa è ciò che gli psicoanalisti chiamano fuga dalla libertà. Nei periodi di crisi e di notevole incertezza la fuga dalla libertà si accentua, e così i politici ne approfittano e colgono sempre questi momenti di emergenza per aumentare il potere intrusivo dello Stato e diminuire i diritti individuali. Anche Napolitano e Monti lo hanno fatto. In sostanza, la democrazia come è intesa ora rientra a pieno titolo nelle forme di governo tiranniche, essendo nient’altro che la tirannia di una maggioranza sulla minoranza ed è tanto più subita e mal sopportata da quest’ultima, quanto più si riduce lo scarto percentuale tra le parti come nell’attuale situazione di stallo politico.

Questa democrazia per essere meno tirannica dovrebbe intendersi come il luogo del confronto, del dialogo e del compromesso che alla fine dovrebbe lasciare tutti soddisfatti, anche se rischia più spesso di lasciare tutti insoddisfatti. Siccome individui e comunità, anche nello stato più omogeneo sono tutti diversi tra loro ed è quindi utopico pensare di avere un sistema di valori condiviso da tutti, per non avere la sopraffazione delle maggioranze sulle minoranze, servirebbe che le prime diventassero più tolleranti e le seconde rinunciassero a certe peculiarità, ma per fare questo bisognerebbe essere disponibili a dialogo, negoziazione e compromesso, concetti estranei a ogni forma di fondamentalismo e totalitarismo dichiarato.

Concetti che sono estranei anche ai democratici giacobini (che infestano le procure e i tribunali italiani) e, azzarderei dire, anche alla democrazia come in generale si è storicamente vista finora, e non come si pensa che dovrebbe essere. Le contrapposizioni viscerali fra la sinistra e Berlusconi, tanto per fare un solo esempio, lo dimostrano per i tempi più recenti e nel passato, anche quando non era unita, la penisola italica è storicamente sempre stata scenario di contrapposizioni profonde e insanabili fra opposte fazioni di tutti i tipi e poco inclini al compromesso. Se possiamo fare un’eccezione è per la millenaria Repubblica “mercantile” di Venezia e per le analoghe e rivali repubbliche marinare apparse dopo di lei, seppure spesso in conflitto tra loro ma per mere questioni economiche più che ideologiche. Infatti, quei tre elementi: dialogo, negoziazione e compromesso, non sono forse a pieno titolo propri dei rapporti di mercato? Si potrebbe quindi pensare a una democrazia fondata sul mercato, cioè, detto in altri termini, a un mini-Stato che non interferisca più di tanto nei rapporti e nei patti fra individui e fra comunità.

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

3 Comments

  1. Luciano Aguzzi says:

    Caro Giuseppe Isidoro Vio, sono d’accordo con il tuo articolo, tanto è vero che l’avevo già scritto a pezzi in vari commenti postati in «L’Indipendenza», anche ad articoli tuoi. Riprendere, praticamente alla lettera, brani di quei miei commenti, mi lusinga, ma il plagio senza citare la fonte non è però mai un’operazione corretta. A titolo d’esempio riproduco qui sotto uno (solo uno) dei vari commenti a cui mi riferisco, ripreso dai tre del 19 gennaio 2013 postati a un tuo precedente articolo sul declino della democrazia.
    http://www.lindipendenzanuova.com/declino-democrazia-vio/
    Oltre la democrazia potrebbe esserci una iper-democrazia, cioè un totalitarismo apparentemente benigno e sollecito del benessere umano, come si trova descritto in tanti romanzi di fantascienza sociale e politica e in molte distopie. O potrebbe esserci un regime politico basato non sulla volontà della maggioranza, ma sul rispetto di tutte le libertà individuali, cioè un regime liberal/libertario.
    Nella letteratura di fantascienza il modello distopico prevale. Prevalgono, cioè, le previsioni negative. Forse questo si deve alla consapevolezza, di cui hanno parlato anche molti psicoanalisti (da Freud a Fromm ecc.), che la maggior parte degli uomini teme la libertà, perché la libertà comporta l’angoscia del scegliere e il peso della responsabilità delle conseguenze delle proprie scelte.
    Molti, allora, preferiscono un regime in cui adagiarsi e sopravvivere nella banalità quotidiana. Banalità, sì, ma per molti più sicura, priva di incertezze, protettiva. Questa è ciò che gli psicoanalisti chiamano fuga dalla libertà. Nei periodi di crisi e di notevole incertezza la fuga dalla libertà si accentua, e così i politici ne approfittano e colgono sempre questi momenti di emergenza per aumentare il potere intrusivo dello Stato e diminuire i diritti individuali. Anche Napolitano e Monti lo hanno fatto. E non per nulla anche Hitler e Stalin hanno goduto di lunghi periodi di consenso maggioritario.
    Detto in altri termini, la fuga dalla libertà è ciò che alimenta la «banalità del male» magistralmente descritto, a proposito del nazismo, in un celebre libro di Hannah Arendt, autrice anche di un altro celebre libro sul totalitarismo.
    Il problema dei liberali è che la maggioranza delle persone non ama la libertà. Semmai ama la licenza, che è una furbizia del tutto particolare e diversa dalla libertà. La libertà comporta scelta e responsabilità, mentre la licenza comporta un’eccezione rispetto alla legge, a titolo di favore e/o di privilegio, senza necessità di scegliere e di pagarne le conseguenze.

  2. Ovvio che non se ne esce.
    Aggiungiamo pure la paura della morte ed il cerchio è chiuso a favore delle masse inclini ad essere SUDDITE del potente di turno.

    Ottimo articolo.

  3. provo a buttare un’idea di sistema politiko_ amministrativo demokratiko …

    sono konvinto ke il sistema elettivo debba poter komprendere sia l’indirizzo politiko ke kuello amministrativo fondendoli in un unika scelta x kùi, konfidando appieno nel volere e kontrollo dei cittadini, dovrebbe partire tutto dalle amministrazioni komunali dove tutti konoskono tutti (ed i farabutti avrebbero meno possibilità di naskondersi …) e poi salire via via al livello distrettuale, regionale e centrale, attraverso delegati … ma kome !?

    le elezioni non dovrebbero avvenire x kambiare e stravolgere tutto il pregresso, ma solo x rinnovare karike (… e riprendere il lavoro da dove l’amministrazione precedente l’aveva interrotto… ) di un Sistema Amministrativo Prestabilito e Ripetitivo nella struttura, in tutti i gradi di responsabilità e kompetenze Komunali, Distrettuali, Regionali o Centrale … provo a spiegare, partendo dalla base, i Komuni:

    nei Komuni avremmo,
    Sindako
    Konsiglio Assessore
    Kommissioni Permanenti
    Assemblea Komunale

    Sindako e Konsiglio Assessore formano il Konsiglio Esekutivo
    Il Konsiglio Assessore del Sindako è komposto da 2 Segretari e 2 Assessori.
    Le Kommissioni Permanenti (o Ministeri) sono individuate in numero di 8, ciakuna kon propri kompiti, finalità e kompetenze. Al suo interno si possono kreare tante SubKommissioni o Missioni, kuante ne siano rikieste e/o necessarie. Dirige la Kommissione o Ministero, un Titolare (o Ministro), assessorato da 1 Segraterio ed 1 Assessore.
    L’Assemblea Komunale è diretta da un membro del Konsiglio Esekutivo e vi partecipano kon dirtitto di voto tutti i Titolari di Kommissione e SubKommissioni; tutti loro kon diritto di voce e voto.
    Possono partecipare a kuesta Assemblea tutti i cittadini ke lo desiderino con diritto di voce, ma non di voto.

    La stessa struttura si ripeterà a livello Distrettuale, Regionale e Centrale; in kueste strutture la figura del Sindako (Primo Cittadino Komunale e Direttore del Konsiglio Assessore) è sostituita da kuella del Presidente x kui ci sarà la karika di Presidente Distrettuale, Regionale e Centrale ke, in ottika konfederale, saranno denominati rispettivamente Distrettuale, Nazionale e Konfederale.

    I Komuni del Distretto, entro 5 giorni dall’avvenuta elezione, si riuniranno in Assemblea Distrettuale e procederanno ad eleggere, tra i loro pari grado, i Titolari delle Kommissioni, Konsiglio Assessore e Presidente Distrettuale.

    I komponenti eletti di tutti i Distretti si riuniranno a loro volta, entro 5 giorni dalla loro elezione, in Assemblea Regionale e seguendo la stessa prassi eleggeranno, sempre scelti tra i loro pari grado, i Titolari delle Kommissioni, Konsiglio Assessore e Presidente Regionale ke, nuovamente, a loro volta, nei successivi 5 giorni, procederanno ad eleggere Kommissioni, Assemblea e Presidente Konfederale.

    Kome si vede, massima ekonomia, pieno kontrollo e trasparenza.

    Le elezione x il rinnovo karike si potranno fare ogni 2 anni (volendo, anke annualmente)

    Le Assemblee Distrettuali, Regionali e Centrale debbono insediarsi entro 15 gg dalle elezioni popolari ke, ribadisko, si celebrano solo a LIVELLO KOMUNALE in forma demokratika, kontrollata e plebiscitaria.-

Leave a Comment