Quando il Vaticano premiava gli indipendentisti. Il caso di Anna Maguire

anna maguire2di GIULIO ARRIGHINI*– Gli eroi dell’indipendentismo piacciono al Vaticano. O meglio, piacevano. Quando in Italia si sente parlare di secessionismo, indipendentismo, a parte gli anni in cui dai campanili veneti la chiesa locale invocava riforme e la fine dello Stato asfittico, si alzano sonore condanne se non peggio. Eppure, c’è stata una Chiesa recente, diversa da quella che si occupa solo di profughi e dei centri d’accoglienza, che ha offerto segnali di grande portata storica in Europa.

Ci riferiamo ad un episodio, di sicuro non oggetto di prediche o parte del bagaglio dei parroci, che vide Giovanni Paolo II protagonista di un atto clamoroso.   Dopo il suo intervento all’Onu sull’autodeterminazione e anche quello in Parlamento in cui si riconosceva il diritto alla difesa delle differenze culturali e sociali,   il Pontificato di Giovanni Paolo II concesse la medaglia “Bene Merenti” a una donna irlandese ingiustamente perseguitata dal sistema giudiziario inglese.

La storia, raccontata da Paolo Gulisano su il settimanale “Il Federalismo”, era questa: “Annie Maguire era una delle persone arrestate ingiustamente in Inghilterra dopo gli attentati dell’“Esercito Repubblicano Irlandese” (Ira). Maguire trascorse nove anni in prigione dopo essere stata condannata ingiustamente con l’accusa di fabbricare bombe dell’Ira in casa propria. Zia di Gerry Conlon, uno dei “Quattro di Guilford”, resi celebri dal bellissimo film Nel nome del padre, venne arrestata nel 1976 insieme ad altri membri della sua famiglia. Nell’ottobre 1989 la Corte d’Appello britannica annullò la sentenza dei quattro di Guildford dopo una campagna condotta per anni dall’allora Arcivescovo di Westminster, il Cardinal Hume. Il prelato fece parte di un gruppo noto con il nome di “The Deputation”, al quale appartenevano anche lord Devlin e lord Scarman e due ex ministri dell’Interno, Roy Jenkins e Merlyn
Rees. “The Deputation” propugnava l’innocenza dei quattro Guildford e dei loro parenti, tra cui Annie Maguire, nonostante una forte opposizione da parte delle autorità politiche e giudiziarie”.

Come andò a finire? Finì che il Primo Ministro britannico Tony Blair presentò  pubblicamente le sue scuse ai membri delle due famiglie per l’ingiusta detenzione per l’attentato dell’Ira del 1974. Meritavano di  «essere completamente e pubblicamente riabilitate». “Tre giorni prima di morire, Giovanni Paolo II – ricordava Gulisano – concesse l’onorificenza alla signora Maguire come riconoscimento della sua fede e per il servizio a tanta gente, non solo della sua famiglia ma anche della sua comunità. L’ingiustizia e la discriminazione spesso portano all’ira e alla vendetta, ma Annie è stata più forte dell’ingiustizia che ha subito. Nella sua terribile esperienza non ha mai perso la dignità e non si è mai amareggiata, continuando a lavorare per il bene di chi le stava accanto. Tutto questo è stato riconosciuto e premiato dal Papa. Ingerenza Vaticana? Ce ne vorrebbero tante!”. Eh beh….

*Segretario Indipendenza Lombarda

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