Quando il “razzismo” è solo lo strumento per negare le opinioni

di GIAN LUIGI LOMBARDI CERRI

Uno dei preziosi regali che ci ha fatto il pensiero meridional-marxista, è stato quello di cambiare il significato delle parole in funzione dell’utilità temporale-locale. Pietra miliare di questo cambiamento è stato il termine “vicecampione”, affibbiato a uno che avendo perso il primato, gli è stato affibbiato un titolo che lo assomigli al vincitore. In realtà il vice-campione non diventa campione neanche se il vincitore viene ammazzato. Il vice campione rimane un perdente! Con tutti gli onori che gli spettano, ma pur sempre perdente.

La seconda parola di cui è stato cambiato il significato è razzismo. Un tempo, quando “ Berta filava” era razzista (secondo tutti i vocabolari) non solo chi riconosceva diversità anche profonde tra le varie specie umane, ma che, e questo è il fatto gravissimo, affermava che una specie ritenuta superiore ad un’altra avesse il diritto di dominarla con qualsiasi mezzo. Così come si sono sempre comportati i “civilissimi romani” , ben prima degli incivili (senza alcun dubbio) nazisti.

Occorre ricordare, anzitutto, un principio fondamentale: quando si parla di fenomeni umani non esiste il “tutto o niente” , ma la “percentuale”. Non tutti gli uomini hanno i capelli ricci, ma una certa percentuale. Non tutti gli uomini sanno parlare più di una lingua, ma una certa percentuale. Non tutti gli uomini sanno sciare, ma una certa percentuale. Quindi se asserisco che una certa etnia è un covo di ladri, non significa che ritengo i suoi componenti una “banda di soli ladri”, ma che la percentuale di ladri che contiene è superiore alla percentuale che si rileva normalmente presso altre etnie. Quindi se asserisco che i kenioti sono ottimi fondisti e i negri USA ( perdonatemi: gli afro-americani) ottimi scattisti sottintendo che in quei gruppi la percentuale della caratteristica evidenziata è superiore a quella di altri gruppi, etnie o che diavolo di vocabolo si voglia utilizzare.

Altra caratteristica nell’uso dell’epiteto di razzista è di appiopparlo solo quando un tizio formula un apprezzamento negativo. Se affermo: gli ebrei sono persone intelligenti, non faccio una considerazione da ritenere razzista (salvo per i moltissimi anti ebrei). Da qui si evince, a conclusione, che il “nuovo significato” dato alla parola razzismo non sta in piedi sotto nessun aspetto. Linguistico e logico che sia!

La realtà logicamente fondata dovrebbe essere, invece, che chiunque può ritenere quello che vuole su una etnia diversa dalla sua, ma che commetterebbe reato soltanto se , alla luce di questo pensiero, arrecasse danni più o meno rilevanti al prossimo. Se quindi affermo che il popolo X mi sta sul gozzo, ho solo espresso un’opinione che, come tale, ha diritto di essere emessa, anche discussa, ma emessa. E invece no. Secondo il pensiero politicamente corretto posso dare tranquillamente del “cornuto” ad un qualsiasi arbitro, anche se non ho prova dell’infedeltà della consorte, ma se dico che un certo ministro assomiglia ad una scimmia (affermazione sicuramente villana, così come dare del cornuto) vengo classificato “sporco razzista”.

Pensate solo ad una sottile distinzione, che con l’andazzo vigente creerà imbarazzi logici quanto prima. Se un bianco dà dello “scimmione” ad un nero, è sicuramente tacciato di razzismo. Domandina facile, facile e se un nero dà dello scimmione ad un bianco o, addirittura ad un altro nero, che succede? Mi viene un dubbio.

Che la parola “razzismo” e connessa accusa, sia stata inventata da coloro i quali, invece di riconoscere i propri difetti e provvedere a correggerli o per lo meno a controllarli, la usino come arma di difesa per scansare la “fatica” dell’emendamento ed accampare i “soliti” diritti ?

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10 Comments

  1. Pedante says:

    La supremazia razziale è viva e vegeta, ma non tra i caucasici.

  2. Roberto Porcù says:

    Fammi capire dove sbaglio. L’invito di considerare le percentuali è sicuramente sensato per i grandi numeri, nei quali gli individui vengono a trovarsi collocati indipendentemente dalla loro volontà.
    Ma io definisco la nostra classe politica una associazione a delinquere di stampo politico-burocratico che è troppo comodo chiamare casta. In una casta ci si trova per nascita indipendentemente dalla propria volontà, ma la scelta di far parte di una congrega dedita al malaffare, al vivere nel lusso sulle spalle altrui, direttamente o tacitamente reggendo il sacco per un proprio tornaconto, non trovo sia generalizzare. Il Re non è nudo sinché qualcuno non ne svela le nudità e chiamare i politici tutti, la reggia del Quirinale, i manager di nomina politica e gli alti burocrati dalle intoccabili pensioni d’oro una associazione a delinquere di stampo politico-burocratico è forse errato e dovrei dire che solo il n% ne fa parte?

  3. el noddego says:

    I meridionali si ostinano a rifiutarsi di guardare le cose, i fatti per quel che sono. La loro permalosità di tipo levantino, assai accentuata, non gli consente la pacatezza di giudizio. Abituati come sono a farsi la forca l’un l’altro ad ogni possibile occasione, non concepiscono la buona fede e l’obiettività. E si danno contemporaneamente la zappa sui piedi nel mentre subiscono come fatto normale (in questo c’è una logica) il farsi inchiappettare dai loro rappresentanti politici e amministrativi che non sanno mai spiegare come mai gli ingenti capitali assegnati al Sud si perdano (!) in massima parte per strada. E sufficiente che gli “onorevoli” di turno elargiscano qualche dozzina di favori a pioggia perché tutti dimentichino il latrocinio. Non c’è nulla da fare: il meridionale vive di e per favori e raccomandazioni. Il merito viene visto solo in termini di potenziale raccomandante o raccomandato. A stento reprimono l’impellente imperativo della raccomandazione, persino quando devono andare in un luogo ben preciso per soddisfare esigenze fisiologiche. E’ su questo tipo di gente, come anche sugli immigrati di ogni tipo e provenienza che i novelli Marx hanno da tempo volto sguardo attento. E’ gente che in cambio di un favore ti garantisce il suo voto. Pretendere una qualche forma di responsabilità civica è pura utopia. Non c’è rimedio. Ergo: indipendenza tramite forte autonomia. E se ciò si dimostrasse impossibile: secessione.

  4. Antonia says:

    il nero: sono fiero di essere nero
    il bianco: e fai bene!
    il bianco: e io sono fiero di essere bianco
    il nero: razzista!

    il gay: sono fiero di essere gay
    l’etero: e fai bene!
    l’etero: e io sono fiero di essere etero
    il gay: omofobo!

    è il senso di inferiorità e inadeguatezza di taluni a fargli credere di essere oggetto di razzismo anche quando non è

  5. Dan says:

    Io penso semplicemente che fin tanto che la pancia risulta piena, possiamo perderci dietro le seghe mentali come i significati di razzismo, dopo si mette tutto da parte.
    La ministra negra non vuole essere definita tale ? Ok va bene, finchè se magna… Con i suoi atti non ci farà più mangiare ? Ringrazi se dopo troverà qualcuno disposto solo a fermarsi agli epiteti di cattivo gusto.

    La storia ci insegna che la società umana ha cominciato a civilizzarsi solo nel momento in cui è riuscita a creare un ciclo di benessere in grado di garantire la sopravvivenza. Togli quello e torniamo ad essere tutti quanti degli animali non solo certe etnie.

  6. eugenio ceroni says:

    Concetti chiari e condivisibili.Siamo in pieno relativismo con interpretazioni che sono sempre adottate in favore dell’una o dell’altra tesi mettendo quasi sempre da parte la verità.

  7. luigi bandiera says:

    E’ cosi’.

    Se non la pensi come loro allora giu’ frustate e la frusta o le fruste usate sono le parole all’uopo adoperate.

    Quindi razzista, ignorante, non solidale, egoista e via discorrendo o elencando.
    Non parli come vogliono loro..??
    Giu’ frustate…
    Non la pensi alla loro maniera..?
    Giu’ frustate…
    Vedi male l’INVASIONE..??
    Giu’ frustate…

    Se uno mi insulta dicendomi razzista o altro (gia’ fatto del resto) gli rispondo insultandolo senza mezzi termini. Non porgo l’altra guancia dato che lo ho gia’ fatto una volta e per cui essendo un essere normale ne avrei due di guance e non dieci, cento o mille come loro.

    Poi ce ne sarebbe un’altra:

    loro, i komunisti, hanno la verita’ e tutti gli altri no..!

    Loro lavorano da sempre e per sempre per il bene degli uomini e anche degli animali. Tutti gli altri no..!

    Dovrei dire, usando le loro parole, che sono razzisti davvero considerandosi appunto superiori a tutto il resto del mondo..!!

    Pero’ in questo kaso li ho offesi. Loro, nei loro casi, non offendono mai.

    Insomma LORO sono il POLO POSITIVO e gli altri il POLO NEGATIVO.

    Il CC e’ inevitabile quando questi due poli si toccano.

    …e, alla via cosi’ per molti millenni…

  8. lucanos says:

    Uno che parla di pensiero “meridional marxista “non è certo un razzista ma solo u cre…..

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