Quando il Corriere scriveva di macroregioni possibili future…

FONTE ORIGINALE: archiviostorico.corriere.it   Lettera pubblicata il 21 aprile 2012

Mi riferisco all’ intervista di Aldo Cazzullo a Roberto Maroni (Corriere, 15 aprile 2012) e in particolare al passo riguardante la (futuribile) Europa delle Regioni. Per contrastare le richieste della Lega di «indipendenza della Padania», in genere si usano principalmente due concetti: le differenze presenti fra le regioni della «Padania» che ne confermerebbero l’ artificiosità e il fatto che l’ Italia ha una sua «unità naturale» (per esempio di tipo geografico, culturale e linguistico) che è presente da ben prima dell’ unità politica del 1861. Chi usa questi argomenti è però spesso anche favorevole, in maniera talvolta anche «acritica», a uno sviluppo dell’ Unione Europea verso una visione federalistica dove dovrebbero ridursi le competenze dei governi nazionali a fronte di scelte e decisioni prese a un livello sovranazionale. In effetti, non potrebbe forse essere una soluzione di «sintesi» quella di riallocare gradualmente le competenze degli Stati nazionali in parte a delle istituzioni europee federali (per esempio politica estera e monetaria) e in parte a delle macroregioni culturalmente e/o economicamente omogenee (per esempio giustizia, salute, sicurezza interna)? Qualunque sia la modalità di creazione di queste nuove macroregioni (aggregazione di Stati nazionali, riconferma di uno Stato attuale, aggregazione di regioni limitrofe appartenenti allo stesso Stato o anche appartenenti a Stati diversi), il loro senso di identità sarebbe molto forte. carli.marcello@fastwebnet.it

Caro Carli, Ho dovuto abbreviare la sua lettera, ma spero di avere salvato il senso della sua proposta. Nell’ intervista di Cazzullo, Maroni dice che gli Stati-nazione non contano più nulla e aggiunge: «Noi non siamo antieuropeisti, ma neoeuropeisti: dall’ Europa a 27 Stati si deve passare all’ Europa delle macroregioni. Una sarà la Padania». Suppongo quindi che sarebbe d’ accordo con la sua lettera. Ma non dice, se non molto genericamente, quale sia la strada da percorrere per raggiungere questo risultato. Una secessione decisa unilateralmente? Non credo che la desideri. Un accordo, come nel caso della scissione fra la Repubblica Ceca e la Slovacchia? Forse, ma non è chiaro in questo caso chi dovrebbe essere il dirimpettaio della Lega nelle procedure per il divorzio. Il resto dell’ Italia? La penisola da Roma in giù? Il Sud e le isole? Anche a me piace immaginare una Unione europea in cui i vecchi Stati nazionali si spengano gradualmente spogliandosi delle loro funzioni verso l’ alto e verso il basso. Ma so che questo potrebbe accadere soltanto se tutti i grandi Stati fossero d’ accordo e se il nuovo assetto non favorisse alcune delle regioni a danno delle altre. Occorre in altre parole un percorso coordinato e concordato che può essere realizzato soltanto dagli Stati esistenti. Se uno di essi, spinto da una macroregione impaziente, cercasse di correre più degli altri, le sue regioni meno fortunate rischierebbero di essere abbandonate sul ciglio della strada, con effetti che metterebbero in pericolo la pace civile del Paese. Qualcosa del genere, negli scorsi mesi, sembrava possibile in Belgio dove valloni e fiamminghi, ormai ai ferri corti, hanno provocato la più lunga crisi parlamentare della storia europea. Cerchiamo di non imitarli.

Sergio Romano

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One Comment

  1. giancarlo RODEGHER says:

    Sergio Romano lo storico italian-sostenitor-fazioso.
    Per quanto riguarda il Veneto noi non vogliamo aggregarci a nessuno. Facciamo stato indipendente e poi vediamo se federarci con qualche altra regione o in un’europa federale.
    Qundo afferma Sergio Romano è come dire che non si fa nulla e non si cambia nulla come al solito.
    L’italia del Sud non può, anzi i politici del Sud non possono pretendere che le regioni del Nord continuino in eterno a sostenere il Sud. E’ ora che si rimbocchino le maniche e facciano da soli.
    Se le autonomie non saranno concesse, si sarà persa l’unica possibilità di salvare capra e cavoli e l’italia sarà destinata ad un fallimento molto pesante.
    Ricordo che il debito pubblico continua ad aumentare e non credo possa aumentare in eterno……come in eterno è impensabile pensare che l’italia continui così come l’europa. ( tutto minuscolo per carità).
    Solo con regioni autonome in cui la responsabilità dei politici è controllata da vicino dal Popolo si potrà tentare un salvataggio in extremis dell’economia di molte regioni. Chi non ce la fa deve sottostare ad aiuti delle altre regioni controllati, verificati, pianificati e soprattutto realizzati nei tempi e modi stabiliti dalle regioni che portano il loro aiuto. Caso contrario niente di niente.
    Insomma lo stesso metodo che si dovrà usare per aiutare i paesi africani. Invece di soldi si mandano macchinari, pompe, sementi, atrezzi agricoli etc..etc..etc… altrimenti niente di niente.
    I satrapi, i dittatori o le finte democrazie devono capire che i giochi si stanno facendo duri andando avanti e i segnali, grazie a Dio, sono sotto gli occhi di tutti Ignorarli è come volersi dare la zappa sui piedi.
    WSM

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