Quando i milanesi avevano il coraggio di ribellarsi alle tasse. Quelle 5 Giornate alla rovescia

 

cinque_giornate

di ROMANO BRACALINI – Nel maggio di centovent’anni fa, scoppiava l’insurrezione popolare di Milano, le Cinque giornate alla rovescia, come le chiamò Giosuè Carducci.

Nel marzo 1848 i milanesi si opposero a Radetzky,che al culmine della battaglia disse di voler bombardare Milano e non lo fece; Bava Beccaris non lo disse ma lo fece.Radetzky e Bava Beccaris:i due volti dell’onore militare e della viltà italica.

La guerra ispano-americana del 1898 aveva bloccato le esportazioni americane di grano.In Italia il prezzo della farina era vertiginosamente aumentato.A un operaio non bastavano due ore di lavoro per comprare un chilo di pane.I primi tumulti erano scoppiati nello stabilimento Pirelli.Erano giunte notizie di gravi scontri in altre città e gli operai,spontaneamente,cessarono il lavoro e si riversarono fuori della fabbrica.

Venerdi 6,nel centro storico si formò un corteo di 10.000-12.000 operai che intendevano protestare pacificamente contro il caro-pane e le miserevoli condizioni di vita del proletariato lombardo.Il generale Fiorenzo Bava Beccaris, un duro piemontese, che non s’era distinto nelle guerre del Risorgimento, comandante del III Corpo d’Armata di Milano con sede nel palazzo Cusani, a Brera, schierò in vari punti della città 38 battaglioni di linea;1 3 squadroni di cavalleria; 9 batterie da campagna,e proclamò lo stato d’assedio. Era la quarta volta,in meno di quarant’anni,che in Italia veniva proclamato lo stato d’assedio che dava facoltà all’esercito di sparare e incendiare.All’epoca l’esercito aveva funzioni di ordine pubblico.Il presidente del Consiglio Di Rudinì, un siciliano di pelo rosso, volendo dare una lezione all’odiata Milano,eccitò ancor più gli animi dicendo che non si trattava di una protesta sociale ma di una rivoluzione secessionista e diede mano libera a Bava Beccaris ansioso di passare alla storia con un gesto clamoroso e “altamente patriottico”.

Gli operai,come nel ’48,alzarono barricate a Porta Volta,ai Giardini pubblici di Porta Venezia,in corso Garibaldi e in Largo la Foppa.

Filippo Turati, capo dei socialisti lombardi, tentò di dissuadere i manifestanti dal compiere gesti inconsulti che avrebbero portato allo spargimento di sangue.”Qualunque possa essere la risposta,ve lo dico in coscienza,non dovete insistere. Questo non è il giorno”. Una voce lo interruppe: ”E quand l’è ch’el vegnarà donca el dì?”.

Sabato 7 maggio venne proclamato lo sciopero generale.Le sigaraie della manifattura tabacchi di via Moscova uscirono dallo stabilimento e si unirono ai manifestanti.

Contro la truppa in assetto di guerra i dimostranti tiravano i sassi.I ragazzi dai tetti lanciavano le tegole contro i birri e la soldataglia.

Domenica 8 maggio, quando l’insurrezione pareva rientrare,Bava Beccaris ordina di sparare sulla folla con i cannoni senza distinguere tra scioperanti e ignari passanti.I morti furono oltre un centinaio ma il governo ne ammise solo ottanta, centinaia i feriti.

S’era diffusa voce che dal convento dei cappuccini al Monforte

(oggi in viale Piave) erano stati sparati alcuni colpi di fucile.Una falsità.Al convento,come oggi,facevano la fila i poveri per avere un piatto di minestra. Un capitano con una compagnia di soldati aprì una breccia nel muro di cinta con una cannonata.Entrato nel convento gridò:”Arrendetevi”.Il luogo era pieno di mendicanti con la scodella in mano. Uno di loro, tale Cerina, disse:” Signor capitano,cosa vuole che rendiamo.Semm tutt poveritt”.

Il 9 la “rivoluzione” poteva dirsi soffocata.Milano offriva lo spettacolo di una città conquistata da un esercito straniero.

Il 10 Bava Beccaris venne nominato consigliere straordinario con pieni poteri. Fin dall’inizio dei moti il cardinale Ferrari aveva lasciato l’arcivescovado ed era andato ad Asso dove rimase fino alla fine. Il sindaco Vigoni non fece nulla per trattenere la mano omicida di Bava Beccaris. Esattamente un mese dopo l’inizio dell’insurrezione popolare,il 6 giugno,il generale Bava Beccaris venne decorato con la gran Croce dell’ordine militare di Savoia dal re Umberto I con questa motivazione: ”per rimeritare il servizio che Ella rese alle istituzioni e alla civiltà”.Il cardinale Ferrari rientrato a Milano si congratulò con lui.

Con questo gesto il re firmava la propria condanna a morte.In America un emigrato italiano,Gaetano Bresci, aveva letto la motivazione reale e s’era offerto di vendicare “le pallide vittime di Milano”. Si imbarcò a New York,giunse a Genova,e proseguì per Milano e Monza. Prese alloggio in un piccolo albergo vicino alla Villa reale di Monza e attese che re Umberto e la regina Margherita arrivassero a Monza come facevano ogni estate. Il 29 luglio 1900 re Umberto si recò in carrozza alla palestra “Liberi e forti” per la premiazioni dei vincitori. Nell’atto che fece di alzarsi per la premiazioni,Bresci si avvicinò e gli sparò tre colpi di pistola. Umbertò si accasciò mormorando:”Credo di avere niente” e spirò.

 

Entra a Monza il tram che ronza

A Monza con palle tre hanno ucciso il re.

Così scrisse Leo Longanesi rievocando anni dopo il regicidio.

Bava Beccaris venne nominato senatore del regno,morì in solitudine nel 1924 maledetto del popolo.

I socialisti diffusero una canzone popolare che cominciava così:

Alle grida strazianti e dolenti

di una folla che pan domandava

Il feroce monarchico Bava

gli affamati col piombò sfamò….

 

Per i fatti di Milano vennero arrestate non meno di 800 persone. Filippo Turati venne condannato a 12 anni di carcere. Gaetano Bresci morì pochi anni dopo in un carcere dell’arcipelago toscano.

Parecchi anni dopo il Comune di Milano, con l’allora sindaco Carlo Tognoli, mise mano a un progetto per erigere un monumento alle vittime milanesi del ’98. Non se ne fece niente.

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

2 Comments

  1. luigi bandiera says:

    Bisogna essere un po’ piu’ realisti.
    Quando Milano era impegnata con le 5 giornate aveva una percentuale di milanesi.
    Oggi la percentuale di foresti e’ molto elevata.
    Come nel mio paese che da 8.000 abitanti e’ passato a 21.000.
    Io autoctono non conosco piu’ quasi nessuno. Mi sento foresto in casa mia.
    Troppi foresti, appunto, e in demoniokrazia vale il 50+1.
    Se i milanesi fossero rimasti, in percentuale, fermi al tempo delle 5 giornate, oggi farebbero la stessa ed identica cosa di quel tempo.
    I PELLIROSSE HANNO SUBITO LA STESSA ED IDENTICA COSA CHE NOI STIAMO PROVANDO DA ANNI e poi sara’ peggio se continuano ad INVADERCI..!
    Fare i buoni ed accogliere chiunque fa perdere il grado di PADRONI IN CASA PROPRIA.
    Qua il colpevole e’ l’intellighenzia settentrionale che NON HA VISTO, SENTITO e PARLATO POI, MEN CHE MENO. ANZI: STORIA FALSA A JOSA PER FARCI TUTTI TALIBANI e cioe’ i tali della repubblika delle BANANE.
    I GIORNALISTI, che oggi dopo le grandi schifezze che fecero e che continuano a fare, pretendono la liberta’ di stampa, furono collaborazionisti..! Vogliono continuare a fotterci..?

    SEMINARE MERDA NON FA ALTRO CHE FARCI RACCOGLIERE MERDA. Detta in forma papabile… e con licenza poetica…

    Come l’altra casta detta dell’INGIUSTIZIA… che appena le tocchi la togha grida alla sua indipendenza. Ma politica o giudiziaria..?

    TUTTO DA RIFARE E AL PIU’ PRESTO..!!!!!!!!!!!!!

    Salam

  2. Rodolfo Piva says:

    Intitolare una via a Gaetano Bresci è ciò che si dovrebbe fare.

Leave a Comment