Quando Grillo parlava di macroregioni. “Italia, arlecchinata di popoli, non ha più ragione di stare insieme”

grillo 2014

di STEFANIA PIAZZO – Così parlò Beppe Grillo di macroregioni. Lo aveva già fatto in passato, nel 2006. E c’è chi faceva notare, come il Fatto quotidiano, che “Il governatore della regione Lombardia Roberto Maroni ritiene invece che le “dichiarazioni leghiste” di Grillo stimolino “opinioni contrastanti” e retwitta alcune frasi del leader M5s sul suo profilo Twitter”.

Ma ecco altri precedenti.

 

Scrive Grillo il 9 marzo 2014:

“E se oggi… i post del blog fossero commentati per i loro contenuti e non con fantasiose e interessate valutazioni. E se oggi… gli Stati federali esistono ovunque e funzionano, come gli Stati Uniti e la Svizzera. E se oggi… accorpare le Regioni in cinque macroregioni omogenee può migliorane il loro funzionamento e diminuire i costi e gli sprechi. E se oggi… distribuire più poteri gestionali alle macroregioni non significa secessione. E se oggi… un’Italia federale può mantenere comunque poteri centrali come gli Esteri e la Difesa. E se oggi… decentrare può servire a disinnescare spinte di disgregazione dello Stato che sono già in atto”.

Il 22 giugno 2006, ancora, affermava: ” Né la devoluzione della sinistra né quella della destra si sono posti il problema di riorganizzare questo carrozzone parassitario.
Si potrebbe fare con alcune misure su cui tutti gli italiani non mantenuti dallo Stato e non facenti parte della classe politica (quindi pochissimi) sarebbero d’accordo:
– drastica ed immediata riduzione del numero dei parlamentari.
– Soppressione delle province e delle comunità montane.
– Istituzione di tre macroregioni di circa 19 milioni di abitanti ciascuna (poco più di Tokyo o di San Paolo).
– Governi con un numero di ministri non superiore a 12 considerando le competenze statali già trasferite alle regioni.
– Accorpamento degli ottomila comuni riducendoli a un centinaio.
– Soppressione dei privilegi, degli stipendi e delle pensioni d’oro e delle consulenze.

Siamo un Paese mummificato dalla macchina dello Stato e senza la certezza del diritto. La costituzione è in parte causa di questo osceno risultato. Va cambiata, ma in meglio”.

Rivediamo lo scritto dell’8 marzo 2014.

 

di BEPPE GRILLO – E se domani, alla fine di questa storia, iniziata nel 1861, funestata dalla partecipazione a due guerre mondiali e a guerre coloniali di ogni tipo, dalla Libia all’Etiopia. Una storia brutale, la cui memoria non ci porta a gonfiare il petto, ma ad abbassare la testa. Percorsa da atti terroristici inauditi per una democrazia assistiti premurosamente dai servizi deviati(?) dello Stato. Quale Stato? La parola “Stato” di fronte alla quale ci si alzava in piedi e si salutava la bandiera è diventata un ignobile raccoglitore di interessi privati gestito dalle maitresse dei partiti. E se domani, quello che ci ostiniamo a chiamare Italia e che neppure più alle partite della Nazionale ci unisce in un sogno, in una speranza, in una qualunque maledetta cosa che ci spinga a condividere questo territorio che si allunga nel Mediterraneo, ci apparisse per quello che è diventata, un’arlecchinata di popoli, di lingue, di tradizioni che non ha più alcuna ragione di stare insieme?

La Bosnia è appena al di là del mare Adriatico. Gli echi della sua guerra civile non si sono ancora spenti. E se domani i Veneti, i Friulani, i Triestini, i Siciliani, i Sardi, i Lombardi non sentissero più alcuna necessità di rimanere all’interno di un incubo dove la democrazia è scomparsa, un signore di novant’anni decide le sorti della Nazione e un imbarazzante venditore pentole si atteggia a presidente del Consiglio, massacrata di tasse, di burocrazia che ti spinge a fuggire all’estero o a suicidarti, senza sovranità monetaria, territoriale, fiscale, con le imprese che muoiono come mosche. E se domani, invece di emigrare all’estero come hanno fatto i giovani laureati e diplomati a centinaia di migliaia in questi anni o di “delocalizzare” le imprese a migliaia, qualcuno si stancasse e dicesse “Basta!” con questa Italia, al Sud come al Nord? Ci sarebbe un effetto domino. Il castello di carte costruito su infinite leggi e istituzioni chiamato Italia scomparirebbe. E’ ormai chiaro che l’Italia non può essere gestita da Roma da partiti autoreferenziali e inconcludenti. Le regioni attuali sono solo fumo negli occhi, poltronifici, uso e abuso di soldi pubblici che sfuggono al controllo del cittadino. Una pura rappresentazione senza significato. Per far funzionare l’Italia è necessario decentralizzare poteri e funzioni a livello di macroregioni, recuperando l’identità di Stati millenari, come la Repubblica di Venezia o il Regno delle due Sicilie. E se domani fosse troppo tardi? Se ci fosse un referendum per l’annessione della Lombardia alla Svizzera, dell’autonomia della Sardegna o del congiungimento della Valle d’Aosta e dell’Alto Adige alla Francia e all’Austria? Ci sarebbe un plebiscito per andarsene. E se domani…

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4 Comments

  1. Paolo says:

    Tutti parlano bene ma poi molti finiscono per razzolare male!

  2. giancarlo says:

    Da Veneto e da sempre indipendentista non posso che sottoscrivere il post di Beppe ” E se domani…….”. E’ sicuramente molto ma molto sintetico ma dice la verità.
    Adesso contrariamente al solito non vedo nulla di male circa un governo tra M5S e LEGA. Lasciati fuori il PD e F.I. e LEU. Non stiamo parlando di un matrimonio o di una fusione….stiamo parlando di fare politica per il bene del paese. Se Di Maio e Salvini anziché fare i politici italiani si aiutassero e facessero gli statisti allora ne vedremo delle belle anche con questa europa.
    Dobbiamo prima o poi cambiare la costituzione e fregarcene dell’europa che ci sta massacrando sia con l’euro che con una politica demenziale dell’austerità.
    Dobbiamo mettere mano non solo agli sprechi ed alla corruzione, ma anche a tutti quei rivoli e fiumiciattoli che annegano il bilancio pubblico in un disastro contabile che ci porta sempre più debito pubblico.
    Allora debito per debito meglio combattere la povertà. fare la flat tax al 15% sino a 30.000 euro e al 33% oltre. Eliminare la Fornero ed abbassare le pensioni d’oro e tutti gli altri privilegi dei politici. Etc..etc..etc..
    C’è l’occasione di farla finita con la vecchia politica che ci viene dettata dall’europa e tirare fuori dalle secche il paese iniziando con un cambiamento radicale della costituzione. Inutile avere la costituzione più bella del mondo per la maggior parte inattuata, ignorata o interpretata a seconda della convenienza di questo o quel partito. Insomma ora o mai più. Chi ci sta è un coraggioso, temerario e determinato. Chi non ci sta è un quaqquaraquà che si lamenta da decenni ma agisce da vigliacco quando serve armarsi di volontà e agire. Dunque questa è l’attuale realtà staremo a vedere se anche questa volta perdiamo l’occasione per farla finita una volta per tutte con l’italia dei partiti tradizionali ed farne un’altra di italia con tre o quattro macroregioni federate tra loro con governi autonomi regionali e poco, molto poco di federale inteso come centro federale.
    Speriamo bene……….

  3. Giorgio says:

    B. nel 1989/1995 ha fottuto il secessionismo della Lega, B2 sul Po, ha fottuto la secessione.
    Ora l’ultima occasione :

    Grillo + Salvini, legge elettorale e ballottaggio tra i primi 2. E gli 8 punti in cui sono d’accordo, compreso l’autonomia.

    L’unica qualità di Lazzaro-Salvini : ucciso B. & B.

  4. Riccardo Pozzi says:

    L’anno della traversata dello stretto, Beppe Grillo, durante un comizio gremito di gente, disse che non era vero che pagando tutti le tasse avremmo pagato meno. L’inizio era promettente ma poi proseguì affermando che se lo Stato avesse ricevuto più tasse avrebbe…. fatto più inceneritori.
    Non se la sentì di dire che avrebbe assunto più forestali. Doveva bastare questo episodio per smascherare il movimento e le sue velleità neoassistenziali. Invece qui al nord quello che doveva essere il partito antiassistenziale stava seguendo i 5S nella deriva qualunquista del nemico a Bruxelles e non a Roma.
    Adesso sono cavoli.

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