Quando fu scritto a Maroni quel “Manifesto di Milano per l’autodeterminazione in Europa”

CatalognaLombardiaVerticaleAbbiamo ritrovato nell’archivio del quotidiano un documento interessante da rileggere e che riguarda il tema dell’autodeterminazione, dell’indipendenza e delle autonomie.  Porta la firma dell’allora COLLETTIVO AVANTI e fu da noi pubblicato nel settembre del 2014. Sembrano secoli, eppure ci sono questioni che non scadono mai. Personaggi, circostanze, fatti, sono rerlativi chiaramente a quegli anni. Che non è cambiata, è la guida nordista (si può ancora dire?) di Veneto e Lombardia. Buona lettura!

di COLLETTIVO AVANTI –Sono trascorsi cento anni dall’inizio della Prima Guerra Mondiale. E’ stata un’immane tragedia, causata principalmente dall’incapacità di risolvere le controversie territoriali e di confine per via diplomatica e attraverso il coinvolgimento delle popolazioni interessate.

Il Novecento è finito e chi ha responsabilità di governo deve lasciarsi alle spalle le vecchie logiche che hanno causato tanti lutti e tante guerre. Non siamo nel 1914: siamo nel 2014. Il tempo passa, le cose cambiano: guardiamo avanti.

Oggi, l’Europa deve scegliere la via della democrazia sostanziale, la via del diritto di votare, la via della pace. Una pacifica e concordata autodeterminazione è la sola strada per evitare l’esplosione di nuovi conflitti nel Vecchio Continente. Quanto sta succedendo a Donetsk e Lugansk sia di monito.

L’Unione Europea non può permettersi di considerare “fatti interni”, o addirittura apertamente contrastare, i processi secessionisti  che riguardino Regioni al momento soggette alla giurisdizione degli Stati membri; L’UE deve, al contrario, porre grande attenzione alla partecipazione popolare sempre maggiore che questi processi comportano, come dimostrano ad esempio le deliberazioni a favore dell’indipendenza o del diritto di decidere, adottate da centinaia e centinaia di comuni e province, sia in Catalogna che in Veneto.

L’Unione Europea deve prendere atto, serenamente e con maturità, dell’esistenza di tali processi e deve impegnarsi a garantirne il pacifico svolgimento, difendendo l’esercizio del diritto di decidere, da parte delle comunità politiche istituzionalmente organizzate che si attivino in tal senso e quindi, in definitiva, da parte dei cittadini che in esse risiedono. Costoro sono persone, non sudditi dei rispettivi stati. E sono cittadini europei, non ospiti. Non ha alcun senso predicare l’accoglienza verso chi proviene dal resto del mondo e, al contempo, minacciare di una sorta di virtuale “espulsione di massa”, giuridica e politica, intere popolazioni, che perderebbero la cittadinanza europea per il semplice fatto di essersi separate, insieme al  proprio territorio, dai rispettivi stati membri.

La comunità continentale può contribuire a definire una procedura certa, un percorso di garanzie reciproche, improntato allo spirito democratico e fondato sulla rinuncia all’uso della forza, per consentire ad ogni comunità politica regionale, che ne faccia richiesta tramite i propri rappresentanti eletti, di celebrare liberamente un referendum sulla secessione dallo Stato di appartenenza. Già oggi esiste un modello da prendere come esempio e da replicare: l’accordo del 2012 tra Scozia e Regno Unito. La scelta di definire una via concordata alle secessioni può contribuire in modo determinante a tutelare la stabilità dei rapporti diplomatici, economici e patrimoniali tra Stati e Regioni e può risolvere una volta per tutte la questione dell’allargamento interno all’Unione, nella consapevolezza che essa si porrà in futuro con sempre maggiore frequenza.

Riteniamo che la comunità continentale debba censurare in modo chiaro e netto gli atteggiamenti antidemocratici e totalitari, assunti da parte di alcuni Stati membri, in relazione alle richieste di separazione e perfino di semplice maggiore autonomia: è il caso delle minacce del governo di Madrid nei confronti della Catalogna e dell’opposizione costituzionale del governo di Roma nei confronti del Veneto. E’ in casi come questi che l’Unione Europea dovrebbe ventilare l’espulsione di Stati dal consesso continentale.

E’ giunto il momento per l’Unione Europea di diventare un garante per le popolazioni che anelano a maggiori responsabilità e autogoverno, una guida per gli Stati membri, affinché le loro scelte siano sempre improntate al rispetto del diritto di autodeterminazione, e affinché la comunità continentale rappresenti un modello per il resto del mondo, di fronte alla vera sfida del nostro tempo: la globalizzazione e la fine delle autarchie.

Alla luce di quanto sin qui espresso, nella nostra qualità di cittadini della Regione Lombardia e dell’Unione Europea, indirizziamo il presente manifesto al Presidente Roberto MARONI, rivolgendogli al contempo un appello:

Signor Presidente,

La invitiamo a convocare, presso la Delegazione della Regione Lombardia a Bruxelles, con la massima sollecitudine possibile, anche in considerazione delle indebite pressioni esercitate dal governo di Madrid nei confronti della Generalitat de Catalunya, un summit delle Regioni d’Europa coinvolte nei processi di secessione; nello specifico Le chiediamo di aprire tale summit ad Alex SALMOND, Primo Ministro di Scozia, ad Artur MAS, Presidente della Catalogna e a Luca ZAIA, Presidente del Veneto.

Il summit dovrà avere all’ordine del giorno la redazione di una Carta Europea per il Diritto all’Autodeterminazione, sottoscritta dai quattro massimi rappresentanti di Lombardia, Scozia, Catalogna e Veneto ed aperta alla firma di altri pari rappresentanti di Regioni d’Europa.

La Carta dovrà concernere le garanzie comunitarie per l’esercizio del diritto di voto e decisione, da parte delle comunità politiche istituzionalmente organizzate che, mediante i propri rappresentanti democraticamente eletti, chiedano di secedere o comunque di autodeterminarsi in relazione al proprio status giuridico.

Del presente manifesto e dell’appello a Lei rivolto verranno stese versioni in lingua inglese e catalana. Il manifesto e l’appello verranno diffusi, con ogni mezzo disponibile, in Lombardia, Scozia, Catalogna e Veneto.

Avanti – Collettivo Indipendentista Lombardo

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One Comment

  1. caterina says:

    solo il Veneto, grazie all’intelligente iniziativa di Plebiscito.eu ha dato seguito all’enunciato organizzando un referendum autogestito per l’indipendenza nella primavera dello stesso anno 2014, che ha portato ad esprimersi il 65 per cento della popolazione di cui l’89 per cento ha votato SI all’indipendenza… tant’è che ad oggi la Repubblica Veneta, indipendente e sovrana, si sta organizzando intanto nel cripto-stato in attesa che il riconoscimento di pochi stati diventi internazionale…
    La Scozia rifarà il suo referendum… la Catalogna si sta dibattendo per il riconoscimento del suo vinto due volte, le due regioni italiane a leader leghiste si sono arenate per l’insufficienza dei rispettivi governatori… però insomma, in ordine sparso i popoli si sveglieranno dal torpore e se vogliono salvarsi lo dovranno fare da sé… perchè è chiaro che gli addetti alla politica pensano solo a se stessi…

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