Quando con Borghi la Lega era contro Tsipras, “come un governatore assistito del Sud”

di BENEDETTA BAIOCCHI

Mmm… Qualcosa non ci torna. Di certo è colpa nostra che non comprendiamo bene la politica e le sue strategie. Sta di fatto che era il 24 febbraio 2015 e mentre le incomprensioni tra Atene e Bruxelles erano in un progressivo crescendo, ecco che sulla vicenda viene interpellato l’esperto di casa Lega, anzi, il responsabile economico nonché uomo tutto d’un pezzo no-euro di Salvini, il prof. Claudio Borghi. Pietro Vernizzi, sul Sussidiario, lo interpella e ne esce una bella chiacchierata economica.

Tsipras, oggi come allora, voleva rinegoziare il debito, senza uscire dall’euro, cosa peraltro mai nascosta. In  questi giorni il segretario del Carroccio, Matteo Salvini, ha fatto dichiarazioni molto chiare sul referendum greco. Beati loro, giusto far decidere al popolo se accettare o meno le condizioni dei creditori. La sintesi è questa. Eh già, ma a febbraio come la pensava la Lega?

Le conclusioni prendetele da soli. Noi ci limitiamo a riportare un pezzo dell’intervista. Giudicate voi.borghi2

Che cosa ne pensa invece dei risultati della trattativa greca?

“Sono l’ennesima dimostrazione del fatto che l’Ue si basa solo su trasferimenti e risoluzioni. I trasferimenti sono concessi solo a condizioni del tutto a favore del creditore. Chi come Tsipras si illude che basti andare a Bruxelles e pretendere più soldi, si sbaglia di grosso. L’unico argomento di trattativa possibile può riguardare il fatto che si esca dall’euro”.

 

Come valuta la posizione del governo greco?

“Una posizione ambigua come quella di Syriza, in base a cui si sceglie di rimanere nell’euro ma di chiedere più soldi, è inevitabilmente destinato all’insuccesso. Il fatto che l’Italia spalleggi questa posizione della Grecia è una contraddizione incredibile. Atene rimane nell’euro e quindi diventa un Paese strutturalmente sussidiato, un po’ come le Regioni del Sud della Penisola. L’Italia dovrebbe essere la prima a dire che questa posizione è inaccettabile”.

Non si è trattato poi di un insuccesso. Il referendum ha travolto con i no le pretese dei creditori. Di più, la Grecia è paragonata al Mezzogiorno d’Italia che non vuole pagare per le proprie responsabilità. Che ne pensava Salvini qualche giorno fa?  Insomma, o si dà ragione alle ragioni di Tsipras, che sono le stesse da febbraio ad oggi, oppure qualcosa in casa Lega è cambiato. Le contraddizioni non sono renziane bensì salviniane. Ma andiamo avanti con la successiva domanda all’economista Borghi. salvini1salvini2

Perché Tsipras non ha il coraggio di uscire dall’euro?

“Tsipras non ha mai detto che voleva uscire dall’euro. Si è presentato con una candidatura e delle motivazioni uguali a quelle di qualsiasi governatore di una Regione del Sud Italia con l’obiettivo di avere più soldi per il suo territorio. L’unica cosa che può fare pesare in una trattativa è però la minaccia di uscire dall’euro, per il resto non ha alternative. Se ricorresse alla minaccia di non pagare il debito, a quel punto sarebbe Bruxelles a cacciare la Grecia”.

Tsipras è come un governatore del Sud, dichiara l’economista della Lega.Dunque, che meriti ha e perché corrergli dietro? E poi davvero Bruxelles pensa sia conveniente lasciare andare la Grecia per la sua strada?

Fosse per Borghi, meglio perdere Atene, capitale assistita come il Sud. Va da sè che la popolazione, con il referendum, non poteva accettare condizioni da lacrime e sangue. Ma allora, Bruxelles è buona o cattiva? A febbraio il cattivo era il premier greco. Da non prendere come esempio. Miracoli della politica, quando di mezzo c’è il consenso. Leggasi anche populismo. E bravo Salvini.

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5 Comments

  1. Roberto Porcù says:

    Una volta c’erano una infinità di politici europeisti e pochi euroscettici, come Martino, per come ad uno stato che non c’era veniva imposta un’unica moneta.
    I primi (che per come riusciva facile a loro di gabellare i Cittadini) si credevano molto astuti ed erano convinti di spalmare il debito attuale e quelli a venire sui contribuenti degli altri stati. Hanno scoperto che non è così facile e che anzi, dopo la Grecia, toccherà a loro ridurre il numero e gli appetiti.
    Allora meglio andarsene, far i conti solo con i fessi dei contribuenti italiani (Napolitano docet per chi vide l’intervista di un giornalista tedesco), spendere, dare contentini e svalutare a go-go.
    Da notare che i debiti contratti in euro devono essere rimborsati in euro e non con valute svalutate.

  2. gl lombardi-cerri says:

    Per quanto riguarda la Grecia ( e non solo, ma anche l’Italia) i debiti vanno pagati.
    E’ inutile invocare filosofie, tipicamente terroniche per scantonarla in nome del “tengo moglie e figli”
    Lo stare o l’uscire dall’area euro è un altro discorso.
    Intanto, per pagare i debiti e per non crearne altri occorre SRADICARE Leggi e Regolamenti burocratici , la cui applicazione costa paccate di soldi e sostituirli con Leggi chiare e snelle.
    Il discorso è tutto lì, cosi come avviene nelle famiglie e nelle aziende.
    Diversamente diventa una gara tra furbi per fregare l’avversario, ma, alla fine è Pantalone che paga.

  3. Malgher says:

    Toc. . . Toc. . .
    Riflessione: «RAPPRESENTAZIONE o RACCONTO ?»
    Quando si vuole rappresentare una notizia bisogna essere chiari e precisi, poi ognuno può raccontarla come meglio crede.
    Da tempo seguo il Borghi così come il Bagnai e d altri economisti sulla questione euro.
    Estrapolare un’intervista e su questa costruire giudizi più o meno positivi è, a mio avviso, deleterio per un sito che si propone di essere costruttivo, e che seguo con interesse.
    Da sempre Borghi, e non sono il suo difensore d’ufficio, sostiene che la situazione greca va analizzata sotto due aspetti.
    Il primo è l’aspetto economico – industriale e il secondo, più ampio, è perché sono pervenuti a questa situazione.
    Partendo dal dato di fatto, incontrovertibile, che in Grecia ha vinto il NO, e su cui possiamo sbizzarrirci, come nostro solito, ad interpretarlo, utilizzando tutte le nostre fantasie, non possiamo che prendere atto che questa è una scelta democratica esercita dai cittadini.
    Affermare la contraddittorietà di Borghi significa separare l’aspetto economico da quello più prettamente “geo-politico”, ma non secondario.
    In Grecia, anche se tutti tendono a sminuirlo, si è giocato il tutto e per tutto: democrazia o finanza?
    Da un lato il “nuovo ordine mondiale” (finanziario) che ha vissuto l’esperimento ellenico come prova generale per poi, a fronte di un risultato diverso, estenderlo e dall’altro un popolo che ha deciso con libero arbitrio.
    E’ altrettanto chiaro che le forze in gioco, “l’élite”, non demorderanno.
    Nei prossimi giorni assisteremo ad un attacco alla diligenza, verranno chiamati in causa, a giustificazione, i trattati (Maastricht , MES, Lisbona), proprio quelli che hanno ridotto in queste condizioni non solo i greci.
    Prima di richiamare i soliti luoghi comuni sventolando il “dogma” dell’euro e il rispetto delle regole sarebbe utile analizzare, pur in sintesi, la situazione nel suo complesso. Perchè, cara mia, la situazione italiana non è molto dissimile da quella greca. Anche “l’Italia” ha situazioni simili e non ci possiamo dimenticare che non è solo un problema economico e/o di non “voglia” di partecipare alla finanza pubblica da parte di alcune regioni del “nostro” sud ma che la situazione va ricondotta, appunto, al modo con cui si è costruita “l’unità”.
    E allora cominciamo col dire che la creazione di questa situazione dovrebbe essere ricondotta al progetto di Europa che qualcuno favorisce ormai da decenni, in modo ingannevole, e che si richiama, nella sua genesi, ad un progetto degli anni trenta del secolo scorso (Kalergi, “Praktischer Idealismus”).
    _ Primo assunto: questa Europa NON è quella dei popoli.
    _ Secondo assunto: chi comanda sono i poteri forti della finanza privata (FMI, BCE).
    _ Terzo assunto: nel nome della “globalizzazione” stanno, i poteri di cui sopra, tentando di azzerare le diversità identitarie e culturali.
    _ Quarto assunto: attraverso la costruzione di trattati (privati e fatti ratificare dal CE) quali Maastricht , MES, Lisbona hanno creato le condizioni per una omologazione del continente livellato esclusivamente su logiche finanziarie che ci impongono financo la “morale”.
    Nello specifico va detto che:
    _ La Grecia è stata forzatamente fatta entrare nella zona euro proprio da quei paesi, Francia e Germania, che oggi si ergono a difensori dei loro diritti.
    _ I furbi del villaggio europeo (Hollande-Sarkozy e Merkel) hanno indotto (provocato ad arte) il debito greco facendo gli interessi economici dei loro poteri forti, banche tedesche e francesi, accaparrandosi alti profitti ed hanno utilizzato la comunità europea per “socializzare” il rischio, che ben sapevano, delle perdite (metodo FIAT di nostra memoria).
    Dopo il voto, non previsto, e un primo momento di sorpresa il bombardamento mediatico è immediatamente ricominciato ed assistiamo/assisteremo alle solite schifose paternali moraliste dove l’obiettivo è, in primis, quello di criminalizzare, in questo caso, il popolo greco, a loro avviso spendaccione e godereccio, e riproporre in modo assillante la necessità, e come unica soluzione, di nominarne un “tutore”.
    Negano e negheranno, mentendo, la realtà che è quella di avere stretto un cappio al collo della popolazione greca (salvando le banche) nel nome di un efficientismo pragmatico con cui speravano di assoggettarla, togliendole sovranità.
    Alla fine dobbiamo fare un esercizio di onestà intellettuale che ci permetta, quindi, di elaborare alcune azioni di fondo senza la soluzione delle quali non se ne esce.
    _ La prima: riportare le decisioni europee al consesso politico sottraendone il comando e gli indirizzi imposti ai poteri finanziari.
    _ La seconda: rimettere in discussione tutti i trattati europei riconducendo le decisioni in capo a ciascuno “stato” facendogli riprendere la propria sovranità.
    _ La terza: riscrivere la carta di affiliazione europea creando delle condizioni paritarie.
    In tutti questi anni ci siamo lasciati abbindolare dalla prosopopea dei cosiddetti “tecnici”, con la connivenza di politici dilettanti e venduti, che ci hanno propinato un’utopia pro domo loro.
    Eppure le avvisaglie, se fossimo stati più attenti, c’erano. Un “genio” della finanza, già primo ministro italiano, ce lo aveva predetto e descritto con spudoratezza a chiare lettere già a suo tempo: https://www.youtube.com/watch?v=Gk59wI_jFwY
    Così come qualche economista non allineato ce lo aveva anticipato: https://youtu.be/PlcUjGsMIDQ.

    Nemo ad impossibilia tenetur (nessuno può essere costretto a cose impossibili).

    • Stefania says:

      Gentile lettore, secondo noi Borghi aveva ragione. La Grecia ha sbolognato su tutti noi le perdite di una classe politica, quella dei loro padri, dissipatrice e statalista. Non è Tsipras il modello da seguire. E’ il Vendola italiano, è la sinistra che vuole socializzare le perdite. Non è questo il modello che libera dallo stato. L’intervista non è stata riproposta nella sua interezza perché il passaggio chiave, e così pure il titolo che aveva fatto il Sussidiario, era sul fatto di non rincorrere la Grecia sulla strada dell’assistenzialismo fine a se stesso. Le contraddizioni non sono in Borghi, quindi. O, se preferiamo, l’opportunismo politico fa dire mesi dopo che la Grecia respinge i piani dei famelici creditori. Certo, a pagare è il popolo e i poveri, e loro, come noi, purtroppo, ci si trova come tra Scilla e Cariddi, tra contrapposte oligarchie economiche e politiche. Cerchiamo una zattera, sperando non affondi.

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