Quando c’erano i “Forconi”. Non si fa la rivoluzione col Tricolore, infatti…

di GILBERTO ONETO

Quello che sta succedendo con i cosiddetti “forconi” non può che lasciare disorientati. Le motivazioni di fondo della protesta sono tutte assolutamente condivisibili: lotta alla rapina fiscale, allo Stato ladro e mafioso, agli sprechi, burocrazia, inefficienza e tutto il resto dell’italico stellone. È del tutto condivisibile (e rincuorante) che la lotta assuma aspetti decisi, visibili e simbolici, come i rallentamenti stradali, gli assembramenti, i volantinaggi e i presidi “incazzati” davanti a quei fortini degli occupanti che sono le sedi dell’Agenzia delle entrate. Va benissimo che al Coordinamento partecipino organizzazioni diverse, con sensibilità, obiettivi ed ideali che non devono necessariamente essere del tutto identici. Sarebbe preoccupante se non fosse così. Va benissimo che ci sia gente che è autonomista, liberale,  riformista o anche solo qualunquista nell’eccezione più bella del termine.

Ci sono solo due cose che non vanno bene: una purtroppo inevitabile in un paese putrido come questo e una evitabilissima ma estremamente pericolosa se non viene evitata.

La prima sono i facinorosi, i provocatori, i violenti o anche solo i microcefali che cavalcano l’onda, che si insinuano fra la gente per bene, che ne sfruttano la legittima esasperazione. Cosa ci fanno in una rivoluzione liberale e civile i fracassatori di vetrine, quelli che minacciano i negozianti o spintonano la gente? Se un bottegaio vuole tenere aperto ha il diritto di farlo: un sano movimento di liberazione si deve impegnare a educarlo con ragionamenti e informazioni. La gente va convinta, c’è chi fa fatica o ha paura ad uscire dalla prigione, a ribellarsi a secondini e carnefici. Cosa c’entrano con un movimento di liberazione escrementi comunisti o fascisti, o picciotti di mafia? È inevitabile che nella confusione ci guazzino i professionisti del casino: nei primi momenti si può tollerare ma poi si deve fare pulizia e incanalare il movimento nei giusti comportamenti ed evitare che l’azione – come spesso succede nei momenti rivoluzionari  deteriori – prevalga sulle idee e sulle buone intenzioni.

La seconda non secondaria pecca viene dal perverso impiego dei simboli. Cosa ci fa nei crocchi, nelle assemblee e nelle manifestazioni il tricolore? Com’è possibile che la gente per bene che finalmente trova il coraggio di ribellarsi scandisca “i-ta-lia” o canti la prima strofetta di Mameli-Cannata. Mica è allo stadio. Quella bandiera che sventolano è il simbolo stesso dell’oppressione, è l’icona dietro il quale si commettono da 150 anni le peggiori nequizie. Quel cromatismo ha troneggiato sulla morte di centinaia di migliaia di ragazzi, su dittatura e guerra civile, sulla distruzione di alcune delle comunità più prospere e civili del mondo, sulla corruzione e sulla sistematica rapina di chi lavora e vive onestamente. Dietro quella bandiera si nascondono oggi i ladroni di Stato, una casta ribollita, untuosi burocrati e gabellieri esosi: tutti quelli che i “forconi” di oggi dicono di voler combattere. In Sicilia prevalgono le bandiere della Trinacria, in Sardegna i Quattro Mori  e nella Padania orientale il gloriosissimo Leòn: questo è lo spirito giusto, questi sono simboli di civiltà e di libertà. Chi, anni fa, si era ribellato all’assolutismo sovietico non lo aveva fatto sbandierando falci e martelli.

Qui c’è un evidente deficit di cultura identitaria e la responsabilità tocca a chi avrebbe dovuto fare identità e non l’ha fatto.  Manca totalmente la consapevolezza della necessità di sovrapporre le aspirazioni liberali con quelle autonomiste: non ci può essere libertà economica senza indipendenza politica. Tutta questa brava gente ancora oggi non si rende conto che il problema non è l’Euro, l’Europa o la Merkel ma l’Italia! Che il debito pubblico, la dittatura fiscale, la corruzione, l’inefficienza, la collusione con le strutture criminali, lo schifo generale sono le inevitabili conseguenze dello Stato unitario italiano, che è così perché non può essere che così, perché stato fatto per essere così. E se non fosse così scomparirebbe.

Non ci si libera sventolando la bandiera di chi ci opprime.

 

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1 Commento

  1. Giancarlo says:

    Ho seguito come tutti le vicende dei forconi per TV.
    L’idea che me ne sono fatto è questa. I vari “leaders” di questo movimento sono solo persone che ceravano in qualche maniera di risolvere i propri problemi di sopravvivenza.
    Infatti oltre a sventolare la bandiera tricolore cercavano visibilità politica in tutti i modi. Tant’è che alla fine qualcuno si era presentato alle elezioni europee e regionali.
    La fine è stata che non sono stati eletti. I Veneti NON SONO STUPIDI. La credibilità di certe manifestazioni devono essere supportate da credibili gesti e simboli che in questo caso non sono stati esibiti con le dovute maniere…e poi il tricolore stonava !!
    Infatti non capirò mai coloro che fanno proteste con il tricolore in mano. Suvvia non siate ridicoli.
    La bandiera vi rappresenta e quindi non potete esibirla se è quella che rappresenta il vostro aguzzino fiscale.
    WSM

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