Quando Bossi e Tosi litigavano sul traditore… Manzoni

di REDAZIONEmanzoni

Bossi ha sempre avuto il pallino di fare un dizionario della lingua padana. Impresa pressoché impossibile, non esistendo una koiné omogenea per tutto il Nord, a meno che di milanesizzare, lombardizzare una lingua per inventarne a tavolino una nuova… E così, in quegli anni, era l’agosto del 2012, ci fu un battibecco tra il senatur e l’allora segrerario della Liga Veneta. “Siccome per fare una nazione serviva una lingua, il re trovò un grande traditore, una canaglia, cioe’ Alessandro Manzoni’. L’attacco di Umberto Bossi era contro uno dei padri della lingua italiana – reo di aver dotato la penisola di un’unica lingua ‘unificante’. Tutto bene? Neanche per idea. Si scatenò una piccola ‘tenzone’ all’interno della Lega. A rispondere per le rime al senatur – infatti – non furono esponenti degli altri partiti, bensì il sindaco di Verona, Flavio Tosi. Che replicò così: “Manzoni ha scritto dei romanzi meravigliosi, veramente avvincenti: è un grande della letteratura italiana. Quindi definirlo uno strumento e offenderlo è offensivo nei confronti del popolo italiano e della grande capacità di Manzoni. Francamente – insisteva allora Tosi – non saprei come interpretare queste dichiarazioni di Bossi se non con il fatto che sono giornate molto calde e potrebbe essere anche quello”.

 

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