Quale premier può rappresentare il Nord? La risposta dalla principessa Romilda

romilda

di STEFANIA PIAZZO – Romilda, la principessa di Cividale, venne un giorno attratta dal potente e suadente Cacano, re degli Avari, che aveva mietuto morti e depredato il Nord, e si fece sposare. Durò una notte, l’amplesso del potere. Perché il giorno dopo l’unno seppe pagare con la moneta con cui si pagano i traditori. Romilda venne impalata davanti alla sua gente. Questa era la lezione: così finiscono gli ingordi, chi per libidine del potere apre le porte della città al nemico. Perché, sia chiaro, è sempre da dentro che il tradimento agisce. In cambio di nomine, accordi elettorali, potere fine a se stesso.

«Talem te dignum est maritum habere!». «Questo è il marito degno di te!», riportò fedelmente Paolo Diacono nella sua Historia Langobardorum.

I tanti Paolo Diacono che oggi riportano la cronaca della politica  ci fanno intuire chi ha aperto le porte della nostra terra all’unno che passa. Non sono gli immigrati, né i profughi.

Print Friendly, PDF & Email

3 Comments

  1. Complimenti per questo parallelismo con quanto successo ultimamente.
    Dopo Mussolini…che mise in riga gli italiani e non era proprio del Nord-nord, vennero altre Romilde maschie come BERLUSCONI, BOSSI,SALVINI ma tutti ebbero dei traditori interni o peggio si dettero la zappa sui piedi da soli. E’ vero il Nord non ha mai dato un vero statista, salvo De Gasperi a suo tempo.
    Inutile negarlo, sono almeno 150 ANNI che siamo governati e gestiti da meridionali ed il risultato evidente è il mostro del debito pubblico. Salvini ha azzardato troppo e adesso vedremo se sarà un genio oppure ha rottamato sé stesso e la LEGA perché troppo sicuro di sé.
    Una cosa è certa che se malauguratamente il M5S si mete con il PD sicuramente avremo più tasse e la scusa sarà perché SALVINI non ha lasciato tempo per poter rimediare altrimenti.
    Un bel risultato davvero.
    WSM

  2. Nella nostra epoca abbiamo avuto più di una Romilda, purtroppo.
    La prima Romilda, che possiamo fantasiosamente chiamare la Madre, amava le scope e aprì le porte del castello, di notte, al nemico.
    Iniziò una persecuzione che si concluse con esilii, più o meno volontari.
    Poi arrivò la Romilda figlia, che amava i rosari: fece entrare nel castello come nuovi padroni i nemici peggiori.
    Ora, che dire di più ? Gli unni non erano i Romani, però i traditori anche nell’Antica Roma erano trattati molto duramente.
    I parricidi, poi, erano messi vivi in un sacco di cuoio con un gallo, un cane ed una scimmia e, dopo atroci sofferenze, gettati nel Tevere.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Articolo precedente

La cronaca dal Colle. Mattarella: martedì governo o voto

Articolo successivo

Il centrodestra che ha in testa il Cav non esiste più. Qualcuno glielo spieghi