QUALE EUROPA? LA NOSTRA EUROPA O LA LORO?

di LUCA  PODESTA’

Mai come in questi tempi  è d’attualità la questione identitaria in tutta Europa. Essa si divide in 2 parti: la presa di coscienza identitaria di popoli che anelano alla propria autodeterminazione, rompendo gli anacronistici legami (spesso imposti e subiti) con i grandi stati Ottocenteschi e l’auspicabile, per noi anime indipendentiste, creazione di una nuova confederazione delle nazionalità europee. Basata su valori culturali, sociali e religiosi storicamente riconducibili alle tradizioni europee. Stiamo parlando cioè di punti di riferimento completamente diversi da quelli su cui è dolorosamente (e precariamente) appoggiata l’ attuale insensata entità che si chiama Unione Europea. Tale unione infatti si basa unicamente su criteri solamente economici e regolamentari pronunciati da un consiglio di burocrati che rispondono totalmente alle eminenze grigie della Banca Centrale Europea piuttosto che ai cittadini europei che dovrebbero rappresentare.

Questa sorta di “Consiglio d’Amministrazione allargato” della BCE che solo per pudore si fa chiamare ancora “Parlamento Europeo” è il principale braccio armato di tutte le disgrazie che i soloni della BCE fanno piovere sui popoli europei imponendo dall’alto i loro diktat regolamentari. Questa, in estrema sintesi è la “loro” Europa. Un Europa senz’anima, senza tradizioni, senza sapori, senza differenze, dove le carote devono rispettare un range di dimensioni e di colore, oppure dove la giornata di un portoghese deve essere il più possibile cadenzata come quella di un polacco. Questo è quello che sognano e per cui lavorano i banchieri ed i politicanti di Bruxelles. Una sovra-casta verso la quale la nostra imbelle e vergognosa casta politica ed economica italiana si prostituisce ad ogni occasione. Vassalli e complici, ecco cosa sono.

Questa è l’ Europa contro cui qualunque europeo, da Lisbona a Kiev, da Stoccolma ad Atene, che abbia a cuore la propria terra e le proprie tradizioni deve combattere. Per uscirne, se c’è dentro, per non entrarne se ne è ancora fuori. Per noi, anime indipendentiste, questa è una lotta che definire doverosa e fondamentale è poco.

La nostra Europa è una confederazione di nazioni sovrane, che rispecchiano l’identità dei popoli che le compongono e le loro particolarità storiche, culturali, religiose. Nella nostra Europa dei Popoli vige la democrazia diretta, dove veramente la sovranità appartiene ai cittadini. Nella nostra Europa i truffaldini “Trattati di Lisbona” vengono definiti come meritano: un illegale imposizione di una Costituzione Europea non votata dai cittadini. La nostra Europa è unita in una confederazione perchè è chiaro che le piccole patrie devono fare fronte comune per affrontare le sfide che sono di pertinenza continentale, ma, come in un grande villaggio, ognuno, pur partecipando al benessere ed alla difesa del villaggio resta padrone a casa propria. La nostra Europa è autarchica e localista, perchè è una sciocchezza far viaggiare una zucchina per 2000 km quando la si può coltivare a 20. La nostra Europa è armata difensivamente perchè nessuno deve andare a rompere le scatole in casa d’altri, ma chi lo fa deve trovare pane per i propri denti. La nostra Europa ha cento o mille bandiere, ma tutte sono sentite come una parte del vestito che si indossa e non sono un anonimo drappo blu stellato che fa emozionare meno di un lenzuolo ad asciugare. Chiedete a chi si sente Basco,  Catalano,  Scozzese,  Veneto,  Còrso,  Sardo, tanto per fare qualche esempio di nazionalità “non ufficiali” qual è la loro bandiera. Ti risponderà: “quella che ho sul balcone di casa”… Sono le loro bandiere nazionali, io di bandiere blu stellate sulle case non ne ho mai viste.

Dovremo in futuro trovarne una comune da affiancare alla nostra? Che almeno non ci venga imposta da chi non capisce nulla di cosa rappresenta una bandiera.

 

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7 Comments

  1. Salve Luca Podestà
    ho letto il tuo articolo e mi ha veramente impressionato, perchè le tue idee sono anche le mie. Inoltre e lo specifico chiaramente e ne sono convinto prima il mio stato regione poi l’Europa. Ogni regione deve essere indipendente dallo stato nel nostro caso italiano, non mi interessa quale movimento politico sarà alla guida del mio stato regione, importante che sia indipendente, che ci sia una democrazia diretta e partecipativa, non dobbiamo fare come negli ultimi 70 anni una democrazia rappresentativa, è fallita. Ora dobbiamo unire tutte le nostre forze indipendentiste dalla Val D’Aosta al Montefeltro e Lunigiana ed in ogni territorio per far conoscere a tutti con fatti e non solo con parole i nostri ideali del popolo Padano, Eridanio. Dobbiamo insistere nella totale diminuzione degli sprechi itaglioti, regionali, provinciali e comunali, unire più comuni e questo è già un buon segno di eliminazione di sprechi, eliminare le province, avendo già unito i piccoli comuni esempio Modena è un comune terre d’argine un’altro comune, panaria basa un altro comune, terre di Castelli un’altro comune e così via, eliminazione dei prefetti, ogni regione deve avere la sua polizia che sarà unica Carabinieri, polizia di stato, finanza in un unico corpo di polizia regionale, come in tutti i stati del mondo, sapete quanti generali che non fanno niente andranno a casa, ne basta uno per tutti..

    Un saluto indipendentista

    Rinaldo Cometti
    Cittadino Sraro Emilia

  2. luigi bandiera says:

    LA LORO.

    Come fu con l’itaglia, LORO.

    LB

  3. roberto monti says:

    benemerito amico, lei sa bene che per formare una nazione fino ad oggi nella storia non si è potuto fare altro che una guerra. meglio se difensiva, con un nemico alle porte. ma anche offensiva, con un vessillo da sfoggiare.
    non è questa una prospettiva anche più agghiacciante?
    r.c.monti

  4. Francesco says:

    Ottimo articolo. Approvo in pieno.

  5. Gigi says:

    Podestà non si scrive con l’apostrofo.

  6. Giacomo says:

    Grazie Luca! Confederazione di popoli indipendenti dell’area padano alpina. Che ogni comunità si autodetermini. Attenzione alla retorica nazionalista: è stata il prinicpale freno all’autodeterminazione dei nostri popoli. Studiamo il modello Elvetico: unione spontanea e consensuale nella diversità. Grütli, 1291.

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  1. La nuova europa

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