Qual è il prezzo dell’autoproclamazione a leader di Salvini? Giorgetti intanto …

salvini segretario oggidi ANGELO GIORGIO -Dal palco di Bologna ha chiuso la manifestazione della Lega Nord chiamando al suo fianco Berlusconi e Giorgia Meloni. Tra gli applausi (pochi) e i fischi (tanti), come Napoleone si è autoincoronato leader del centrodestra. Ma l’autoproclamazione rischia di avere un costo troppo elevato per Salvini.
Mentre sul palco lui si godeva qualche minuto da guida del centrodestra, infatti, la Lega Nord faceva un altro passo verso il baratro. E non solo perché Silvio Berlusconi è un vecchio animale della politica pronto a festeggiare Salvini ma ancor di più a gettarlo dalla torre quando sarà il momento, ma perché proprio il segretario federale del movimento ha messo in moto una macchina che nemmeno lui è più in grado di fermare.

Così, mentre i vecchi colonnelli sono stati allontanati e gli ultimi sopravvissuti sono comunque in posizioni relegate, i nuovi vertici del movimento non sono in grado di prenderlo sulle spalle e di guidarlo verso il futuro. Anche perché al momento nessuno sa esattamente quale sia il futuro delle Lega soprattutto dopo le dichiarazioni shock dello stesso segretario che si è detto pronto a mettere mano all’articolo 1 dello Statuto, quello che sancisce, come fine ultimo della Lega Nord, l’indipendenza della Padania.

Quell’indipendenza che Salvini e il suo nuovo gruppo (dirigente?) sembrano sempre più pronti a mettere in un cassetto per raccogliere qualche voto anche al Sud o comunque sotto il Rubicone. Come se al Centro e al Sud gli elettori non ricordassero le posizioni della Lega Nord o non vedessero su Facebook qual è ancora oggi il pensiero della pancia dei militanti.

La base del Carroccio chiede l’indipendenza ma non dall’Euro, non dalle banche o da chissà quale altra diavoleria. L’unica e vera indipendenza è quella da Roma e da uno Stato incapace di ascoltare il territorio. E questo Salvini lo sa bene, o almeno dovrebbe saperlo. Eppure fa finta di nulla e prosegue su una strada che non si capisce dove lo porterà. Di certo si sa chi porterà. Già, perché oggi Salvini ha più che mai bisogno di Berlusconi. E non tanto per il consenso che Fi potrebbe trovare sulla sua figura, quanto per una sorta di riconoscimento da usare all’interno del movimento dove Salvini si trova sempre più solo nella stanza dei bottoni.

Non a caso sempre a Bologna gli interventi dal palco sono stati pressoché tutti demandati a persone che con i vertici del movimento nulla hanno a che vedere e il segretario federale ha preferito circondarsi di sindaci piuttosto che di colonnelli. Capita l’antifona i vecchi vertici cercano di mantenere un posto dedicandosi anima e corpo ai sociali dove non fanno altro che copiare e incollare i post del leader. Giusto per non sbagliare scegliendo una strada per primi.

Solo Zaia e Maroni sembrano ancora godere di una certa autonomia comunque relegata alle questioni regionali e a giorni alterni. Per gli altri vige una sola regola: seguire il Matteo. Tanto che lo stesso Roberto Calderoli ha tirato il freno a mano ed è sempre meno presente non solo sui media (è comunque lo staff di Salvini a decidere chi partecipa a questa o a quella trasmissione), ma anche in pubblico.

Messo da parte Bossi, espulso Tosi, parcheggiato Castelli, rimosso Cota, relegato in un angolino Bricolo, dimenticato Stefani, l’unico che ancora sembra godere di un certo appeal è Giancarlo Giorgetti.

Eppure anche lui, l’ex segretario della Lega Lombarda, uomo di collegamento tra il Carroccio e Tremonti, presidente della Commissione Bilancio alla Camera, nominato tra i saggi del Presidente della Repubblica, ricopre un ruolo sempre più marginale. Sì, perché stando a quanto racconta Radio Bellerio, Giorgetti sarebbe stanco di non essere ascoltato e di non riuscire a tenere a freno la voglia di fare del segretario che alla fine fa sempre di testa sua.

Quello che Salvini e il suo cerchio magico sembrano non avere tenuto in debito conto è che alle elezioni non serve solo un candidato leader. Serve anche un partito. Quello che lui e i suoi giovani collaboratori stanno metodicamente smantellando. Tanto alla fine si confluirà tutti in un’unica lista, avrà pensato qualcuno, allora meglio garantirsi da subito la poltrona di leader visto che delle altre, al momento, non c’è traccia…

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3 Comments

  1. Ric says:

    E fa bene ; non è tempo questo delle raffinatezze , dell’elucubrazioni politologiche gossipare . Quanto a mettere in disparte è una esemplificazione speculativa che servirebbe ad avvalorare il malcontento dentro ed intorno ad un movimento che , a quanto parrebbe si aggira intorno al 17% e che inserendosi ad incastro tra LE PEN e PUTIN sará una rinnovata speranza nell’offrire all’identitá smarrita una declinazione comprensibile e ragionevole . Comprensibile perchè i riferimenti condivisibili ed i marchi di fabbrica sono chiari ; ragionevole perchè sveglia dall’illusorio sonno sinistro che ha depredato e depauperato valori sociali in favore e sempre di ciò che concorre al nichilismo ed alla morte . Ė tutto in aria , il lavoro sicuro ai parassiti di stato , persone ed imprese svenduti o fatti emigrare , cagnolini a rotolarsi nel cachemire ed anziani a rovistare nei cassonetti , porte sante che si aprono ovunque , equitalie con più flussi di cassa della Banca che fanno più danni dei terroristi . È un egoismo in finzione di buonismo trasversale e maleodorante che colpisce tante anime belle ; volete che non incida anche seppur inconsciamente nelle intenzioni di bravi opinionisti “indipendentisti” da sindrome di mal riposta concezione ?
    Concludo: Bossi non lo han fatto fuori le congiure dei rampanti ma l’invalidante malattia, Cota il suo silenzio , Tosi ha sperimentato la differenza tra il dire ed il fare ed il senso compiuto della leadership , gli accasati Maroni e Zaia stanno bene lì , senza infamia e suppongo non abbiate la pretesa che da lì parta la rivoluzione ! , casomai qualche degressione tra Expo e Prosecco, Calderoli nei meandri tra serio e faceto s’è perso in solitudine e Castelli si è stancato . Come ben si evince c’è ben poco da mettere in disparte fatta eccezione delle conclamate debolezze che si certificano quando a cambiarti gli scenari non è il valore della politica ma la forza degli interessi e delle pulsioni antropologiche .

  2. GPaolo says:

    Questi signori entrano come federalisti e poi una volta giunti all’apice della notorietà prendono la strada più comoda. é molto più semplice sbraitare ai 100 venti contro gli immigrati, contro l’euro e altro che parlare di federalismo e autonomia. Sembra che alla fine sia solamente tutta una presa in giro, la continuazione di 20 anni di nulla!

  3. guglielmo says:

    Salvini come Fini…..specchietto per allodole e CADREGHINI….

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