QUADERNI PADANI, IL REVISIONISMO INTELLIGENTE

di REDAZIONE*

É uscito il numero 98 dei Quaderni Padani interamente dedicato all’immigrazione, non solo nei suoi aspetti “ideologici” e sociali, ma soprattutto attraverso l’esame dei numeri e dei costi: esercizio che viene fatto molto raramente e che porta a informazioni agghiaccianti che dovrebbero fare davvero meditare sull’intero problema, che è invece troppo spesso trattato con superficialità e anche malafede. Il numero contiene interventi di Giuliano Zulin, caporedattore di Libero, e di Massimo Introvigne del CESNUR, e un corposo studio denso di numeri e informazioni, curato da Gilberto Oneto.

Pubblichiamo la parte introduttiva dello studio.

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«Quello dell’immigrazione è un problema gigantesco che viene spesso trattato in maniera superficiale o faziosa. Raramente viene affrontato serenamente e in tutti i suoi aspetti, sia quelli di ordine sociale, sia di segno economico.

Il dibattito è spesso liquidato a livello di tifoseria calcistica: si è pro o contro. Punto e basta. È “politicamente corretto” essere a favore, e chi è contro è magari bollato di razzismo, di chiusura, di insensibilità. Senza esaminare i fatti nella loro complessità, chi è a favore lo è quasi sempre per questioni di principio (solidarietà, buonismo, globalismo) e chi è contro cade troppo spesso nella trappola  degli avversari e finisce per limitare la sua visione solo a una parte del problema, spesso neppure la più importante (crocifissi, kebab, moschee, burqa), magari nascondendosi dietro l’incipit  «non sono razzista, ma..».

Non sono i fatti e i numeri a essere al centro del confronto, che si basa così quasi sempre su prese di posizioni di ordine prevalentemente emotivo o ideologico.

Per giustificare l’immigrazione vengono solitamente tirati fuori argomenti e temi  che possono essere riassunti in una serie di affermazioni che hanno nel tempo assunto la ossessiva ripetitività di altrettanti mantra: 1) «l’immigrazione pone rimedio alla nostra denatalità», 2) «gli immigrati fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare», 3) «abbiamo il dovere della solidarietà, anche perché la nostra è stata in passato una comunità di emigranti», 4) «la società multirazziale è l’ineluttabile futuro di tutti», 5) «gli immigrati sono una ricchezza sociale», 6) «il tasso di criminalità degli immigrati è uguale a quello degli italiani», 7) «i nuovi cittadini pagheranno le nostre pensioni», 8) «gli immigrati sono una risorsa economica».

L’incertezza dei numeri

Il tema è cruciale ma le informazioni per conoscerlo e governarlo sono molto approssimative. Non si hanno numeri accertati perché il fenomeno è in continuo movimento e cambia ogni giorno e perché la clandestinità (con la strutturale evanescenza dei suoi numeri) è un fatto predominante.

I soli dati ufficiali di cui si dispone sono quelli che riguardano i regolarizzati, definitivamente incasellati nella macchina burocratica, o relativi a chi è incappato nelle strutture giudiziarie. Restano vaghi i numeri di quelli appena arrivati o che vivono nel limbo dell’iter della regolarizzazione o nel mondo dell’illegalità. Ci si deve perciò affidare principalmente alle notizie di centri di informazione settoriali o di organismi come la Caritas-Migrantes che, pur ricevendo anche aiuti pubblici, è una struttura privata che svolge i compiti che toccherebbero allo Stato e al potere pubblico, ma è  anche e soprattutto una organizzazione di parte e questo non la aiuta a fornire le garanzie di imparzialità che la struttura pubblica, pur nelle sue lentezze e inefficienze, dovrebbe invece garantire. La Caritas è infatti condizionata dalle sue scelte ideologiche, dal suo evidente schieramento a favore dell’immigrazione e dell’accoglienza a qualsiasi costo e condizione, oltre che dal non trascurabile dettaglio che proprio anche dall’ambaradan dell’immigrazione trae finanziamenti.

Nel saluto introduttivo alla presentazione del Dossier Statistico Immigrazione. 21° Rapporto 2011 (di seguito, più semplicemente, Dossier 2011) il direttore della Caritas Italiana, Vittorio Nozza, proprio a proposito della “invasione di campo” dell’organismo che presiede in una materia che dovrebbe essere gestita dalla collettività, ha detto: «Siamo stati e resteremo disponibili ad aiutare la Pubblica Amministrazione in tutte le iniziative utili che promuoverà, ma riteniamo che alle voci istituzionali si debbano affiancare le voci dei centri di studio indipendenti, che all’occorrenza esercitino anche una funzione critica, sempre in difesa dei meno tutelati». Si tratta di una precisazione piuttosto significativa.

La mancanza di dati certi e organici favorisce l’approccio emotivo o ideologico al problema, che è all’origine dei mantra citati, della superficialità con cui si affronta l’argomento e anche delle facili accuse di essere portatore di ogni nequizia rivolte a chi cerchi di sostenere tesi diverse o semplicemente chieda più completezza e trasparenza di informazione.

In generale l’incertezza dei numeri può essere attribuita alla difficoltà di reperirli, soprattutto in una situazione di diffusa fluidità del fenomeno e anche di illegalità, ma anche al problema di mettere assieme informazioni attinte da fonti diverse e relative a fenomeni disparati e anche difficilmente collegabili fra di loro. Ma c’è – e in alcuni ambienti è prevalente – una indubbia intenzionalità nel fornire dati incerti o addirittura nel cercare di occultarli. Chi ha interessi economici e ideologici nell’immigrazione preferisce non fare conoscere le esatte proporzioni del fenomeno per poter continuare a cavalcarlo in tutta tranquillità e opacità. Spesso anche i governi preferiscono non fare conoscere la realtà per evitare allarmismi e reazioni, e – in particolare – per non fornire argomenti a movimenti e partiti contrari all’immigrazione.

Quello della carenza o dell’occultamento dei dati non è solo un problema italiano: in Francia il malvezzo è stato denunciato dalla demografa Michèle Tribalat e, a livello più ampio, dal giornalista americano Christopher Caldwell».

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*Il volume è reperibile presso La Libera Compagnia Padana: info@laliberacompagnia.org.

L’iscrizione annuale all’Associazione – che da diritto a riceve sei numeri l’anno della rivista – costa 50 Euro.

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4 Comments

  1. Bergamasco says:

    Grande Francesco concordo nella tua analisi. e ben tornati ai quaderni padani vademecum di vera politica localista.

  2. luigi bandiera says:

    “Per giustificare l’immigrazione vengono solitamente tirati fuori argomenti e temi che possono essere riassunti in una serie di affermazioni che hanno nel tempo assunto la ossessiva ripetitività di altrettanti mantra: 1) «l’immigrazione pone rimedio alla nostra denatalità», 2) «gli immigrati fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare», 3) «abbiamo il dovere della solidarietà, anche perché la nostra è stata in passato una comunità di emigranti», 4) «la società multirazziale è l’ineluttabile futuro di tutti», 5) «gli immigrati sono una ricchezza sociale», 6) «il tasso di criminalità degli immigrati è uguale a quello degli italiani», 7) «i nuovi cittadini pagheranno le nostre pensioni», «gli immigrati sono una risorsa economica».”

    Quando sentivo e sento queste giustificazioni ripetute fino alla nausea, mi veniva e mi viene da metter in bocca a ciascuno di loro una bomba atomica.

    Oggi, senza dati precisi si evince che ci vogliono ignoranti per fregarci meglio..!

    Siano stramaledetti..!

    Perdonatemi se ho esagerato.

    LB

  3. Federico Cazzaniga says:

    Un dato pero’ e’ ormai chiaro: e cioe’ che l’identità settentrionale e’ ormai fatta anche dall’immigrazione. Una delle differenze tra Nord e Sud e’ che noi abbiamo i Baloteli e loro no. Noi siamo aperti, costantemente in grado di far diventare milanese chiunque venga e da qualunque parte, mentre il Sud e’ chiuso in se’ stesso a causa delle sue logiche parastatali. Noi siamo il Nord di Walter Chiari e Diego Abatantuono, dei cinesi che fanno i baristi e dei pakistani che pensano alle vacche. Veniamone fuori tutti assieme da questa Italia e secediamo senza badare al colore della nostra facciano all’origine dei nostri padri.

    • Francesco W says:

      Ben detto, Federico! Il Nord riuscirà a integrare gli immigrati come già sta facendo e questi nuovi padani saranno una forza incredibile. Già il sondaggio sull’indipendenza del Veneto indica che i veneti nati all’estero sono il gruppo più favorevole a dire ciao a Roma.

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