PUJOL: LA CATALOGNA COME LE REPUBBLICHE BALTICHE O PORTO RICO

di REDAZIONE

Se Madrid e Barcellona riusciranno a mettersi d’accordo sul futuro della Catalogna, l’Ue, che al momento non vuole pronunciarsi, accetterà qualsiasi soluzione prospettata: dall’indipendenza della regione autonoma, sul modello dei paesi baltici; a uno statuto simile a quello di Porto Rico, associato agli Stati Uniti. E’ questa in sintesi la posizione dello storico presidente nazionalista catalano, Jordi Pujol, alla testa della Generalitat tra il 1980 e il 2003. L’indipendenza della Catalogna, o almeno il diritto di decidere il proprio futuro in un referendum, e’ ”una questione di dignità”.
In un’intervista concessa all’agenzia Ansa presso il suo studio di Paseo de Gracia, nel cuore di Barcellona, Pujol, 82 anni, presidente della Catalogna tra 1980 e 2003, spiega che la Spagna delle autonomie, nata nel 1978, ”è ormai superata. Qualsiasi eventuale miglioramento approvato per la Catalogna dovrebbe automaticamente essere esteso alle altri regioni e quindi non sarebbe sostenibile per lo Stato” centrale.
Pujol sostiene che  la situazione sta peggiorando perché, secondo i dati del governo catalano, la Catalogna versa  sempre più soldi al resto della Spagna di quanti ne riceve.  E per questo Pujol ha intitolato un suo libro uscito qualche settimana fa ”Passeggiata sull’orlo del burrone. Quando tutto e’ difficile ma necessario” (El caminant davant del congost. Quan tot ès difècil i necessari, in catalano).
”Dobbiamo andare avanti perché se rimaniamo in mezzo al burrone moriremo di freddo”, spiega Pujol, ammettendo che il cammino che inizierà il 25 novembre, data delle elezioni regionali, ”non sarà facile, ma e’ praticabile”.
”A lunga scadenza la Catalogna ci guadagnerebbe anche se, nel momento della transizione, ci potrebbero essere difficoltà sia per la Generalitat che per la Spagna”, ammette Pujol, riconoscendo le preoccupazioni di alcuni imprenditori catalani.
Pujol sottolinea volentieri che ”la Catalogna non può arrivare all’indipendenza attraverso la violenza, ma solo per la via democratica”. Ma giungere all’autodeterminazione per Pujol è ormai ”una questione di dignità” dopo la bocciatura nel 2010, da parte della Corte Costituzionale, di 14 articoli dello
statuto catalano, approvato dal parlamento regionale, e nel quale si definiva Nazione la Catalogna, con il catalano come unica lingua ufficiale.
In caso di separazione da Madrid, ”bisognerebbe aprire una trattativa” con il governo spagnolo, anche perché l’Ue vuole che ”spagnoli e catalani si mettano d’accordo, come e’ successo con Estonia e Lettonia con la Russia”. Fino a quel momento, anche se ci sono e ci saranno dichiarazioni singoli di commissari europei, ”l’Ue non si pronuncerà in maniera ufficiale”.
Artur Mas, il suo delfino e attuale presidente della Generalitat, ha incluso nel suo programma elettorale la convocazione di un referendum entro quattro anni sulla Catalogna in quanto ”Stato all’interno dell’Ue”.  Pujol non ha dubbi che la Catalogna (8 milioni di abitanti), motore economico della Spagna, alla quale garantisce il 18% del Pil, sia ”un Paese perfettamente autosufficiente dal punto di vista economico”. E l’ex presidente fa l’esempio di Estonia, Slovenia e Slovacchia, paesi ”più piccoli dalla Catalogna” e meno forti, ”sia dal punto di vista del Pil sia per le esportazioni”.
Senza fare commenti Pujol ricorda anche il caso di Porto Rico, associato agli Stati Uniti senza essere il 51.mo Stato.  Il dirigente nazionalista conclude affermando di ”’non aver paura dell’indipendenza”, e soprattuto di non credere allo scenario catastrofista del PP (Partito popolare) del presidente Mariano Rajoy, che continua a rifiutare la convocazione di un referendum, giudicandolo contrario alla Costituzione spagnola.

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3 Comments

  1. Marc says:

    “Caminant” è il viandante, non la passeggiata. Ma soprattutto il Passeig de Gràcia non si chiama più “Paseo de Gracia” dai tempi di Franco! Un po’ di rispetto per i catalani, grazie.

  2. Dan says:

    Uhm non ci siamo. Si è partiti in quarta con indipendenza o morte e adesso che ci si avvicina al dunque si blatera di regione autonoma e mezzo stato satellite federato a metà, perfino di “mettersi d’accordo”.
    Ci manca solo più che le parti si accordino che la Catalogna debba pagare il riscatto della propria libertà a Madrid.

  3. Bacchus says:

    Peccato che dallo scorso 6 novembre il Puerto Rico, a seguito di un referendum popolare con il 61% di preferenze favorevoli, potrebbe trasformarsi nel 51° stato federato degli USA. Quindi non è più un esempio da portare.

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