PUJOL JR.: LA CATALUNYA NON VUOL PIU’ ESSERE SPAGNA

FONTE ORIGINALE: espresso.repubblica.it  di Federica Bianchi

«Abbiamo trattato con Madrid per 35 anni. Adesso qui a Barcellona la gente ha capito che se non ci stacchiamo, diventeremo una provincia isolata e dimenticata». Parla il leader del partito ‘Convergenza democratica’
Non lo dice apertamente, ma il messaggio è quello. Adesso che Madrid è politicamente ed economicamente in difficoltà è più facile reclamare l’indipendenza o almeno maggiori diritti. Un po’ come accade nel caso delle vecchie colonie dell’impero: quando il centro soffre la periferia ne approfitta. E così il partito di Oriol Pujol, dall’anno scorso segretario generale di Convergenza democratica, uno dei sette figli del mitico Jordi Pujol (nella foto), fondatore del partito autonomista della Catalogna, illegale fino alla morte di Franco, si prepara ad affrontare di petto la battaglia lanciata dal presidente della regione Artur Mas. «La storia della Catalogna post-Franco si divide in due fasi», spiega Pujol in questa intervista: «Prima e dopo il 2000, quando ci siamo resi conto che le altre regioni spagnole non ci seguivano nelle nostre richieste al governo di Madrid».

Che stava succedendo?
«Che la divisione della Spagna democratica in 17 comunità autonome all’indomani della caduta della dittatura è stata una scelta forzata. Non tutte le regioni vogliono avere poteri propri. Al di fuori dei Paesi Baschi, Navarra e Catalogna non esiste una maggiore domanda di autonomia. Negli incontri interregionali gli altri rappresentanti si lamentavano che la Catalogna chiedeva e loro ottenevano. Controvoglia. Quindi nel 2004 abbiamo capito che saremmo dovuti andare avanti per conto nostro, e abbiamo cominciato a lavorare sullo statuto autonomo. Fu presentato nel 2006, accettato con modifiche dal governo di Zapatero, e poi votato tramite referendum dalla popolazione della Catalogna. Purtroppo è stato respinto nel 2010 dalla Corte costituzionale di Madrid».

Ma cosa diceva questo statuto?
«Assomigliava molto a quello di Navarra e Paesi Baschi, il “concierto economico”, a cui aggiungeva una dose di solidarietà nazionale. Fondamentalmente affermava l’indipendenza fiscale della regione. Purtroppo abbiamo fatto anche degli errori. Abbiamo nascosto la richiesta economica in mille richiestine inutili, così che il tribunale ha avuto gioco facile a bocciare l’intero statuto».

Ma ormai siete andati oltre la richiesta di gestirvi da soli le entrate fiscali…
«Vogliamo uno Stato proprio, che non vuol dire necessariamente indipendenza tout court ma che potrebbe esserlo».

Non mi sembra che i vostri imprenditori, la spina dorsale della regione, vi seguano…
«Sono molto cauti. Guardano ai loro interessi personali, ovviamente. Ma devo dire che c’è anche una buona componente sentimentale nella loro opposizione, che non ha nulla a che fare con il business».

Anche nel caso di Lara, il boss della casa editrice Planeta, che ha annunciato che lascerà la Catalogna se questa dovesse diventare indipendente?
«Lui è un buon esempio. Il padre entrò a Barcellona solcando la strada Diagonale nel 1939 con i carri armati. Poi c’è rimasto. Oppure prendiamo Puig, il colosso dei profumi: sa che percentuale del fatturato vende il Spagna? Il dodici per cento. Solo il dodici per cento. Dunque è un problema di mentalità. Le grandi imprese fanno tutte riferimento a Madrid, ma la Catalogna è soprattutto la patria della piccola e media imprenditoria».

Come vede suo padre Jordi, per 23 anni presidente della Catalogna, la situazione attuale? Lui non aveva mai spinto per l’indipendenza…
«Adesso dice che tutto si è rotto. Che Madrid ha fermato la locomotiva della Spagna. Dopo avere provato per 35 anni di trovare un accordo con Madrid sul mantenimento dell’identità e autonomia catalana, e dopo avere collaborato a lungo con il governo centrale, ha gettato la spugna. Non è stato possibile. Non si cambia Madrid. E Madrid non ascolta. Adesso la pensa esattamente come Artur Mas (ndr: il leader della Catalogna e suo delfino)».

Ma sarebbe possibile un accordo che non implichi l’indipendenza dura e pura?
«Ormai l’abbiamo capito. Se non ci poniamo un obiettivo ambizioso, la Spagna non risponderà. E se la Spagna non farà nulla allora Barcellona rischierà di fare la fine di Santander, una bellissima città isolata e dimenticata. La situazione attuale non va bene, e non può continuare: questo è ciò che qui pensa tutta la popolazione. Perfino ‘Vanguardia’, il giornale della borghesia catalana, ormai appoggia apertamente la causa dell’indipendenza: la situazione è cambiata dai tempi di mio padre».

Qual sarà il vostro ruolo come partito in questa lotta?
«Artur Mas ci mette la faccia. Noi ci mettiamo la gente».

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

6 Comments

  1. Alberto Pento says:

    Ogni dì
    co te te łevi ła matina, de bonora,
    daspò verte stirà,

    càvate de dóso,
    péło par péło
    çéłuła par çéłuła
    àtomo par àtomo,

    ke ła spùsa de pìso de can
    ke ła te màrkia tàjan!

    Łisiate daspò ‘ncora,
    ein te l’àba
    de łe nostre mojne
    ein te coéła
    dei to rìi e póse
    ‘ntel nostro mar de Adria!

    Sùgate al sol
    co st’aria bona
    e rivestate co ła to tera;

    e cusì parfumà
    spàłanca ła bóca e canta,
    canta veneto, de gusto,
    ‘nando a łaorar, par ti
    e sól pal nostro ben!

  2. Diego Tagliabue says:

    Sono le identità soffocate.

    Fallitaglia non ha ancora realizzato, che esistono diversi substrati e superstrati culturali e che questi hanno creato identità diametralmente opposte.

    Fallitaglia ha l’arroganza di contrapporre 151 anni di unità a ca. 2.000 anni di divisione, con substrati e superstrati culturali diversi.

    • Francesco says:

      da brianzolo emigrato come te immagino, sei sicuro che le differenze culturali in italia siano così evidenti? forse fino a 25/30 anni fa… ma adesso…

  3. liugi II says:

    Zaia e Formigoni, dove siete?

  4. Dan says:

    Gli imprenditori catalani andrebbero presi da una parte e messi in riga: se collaborano all’indipendenza hanno tutto guadagnarci, se si rifiutano la palla passa alla popolazione e dal momento che la maggioranza fa la fame, l’esito è evidente prima ancora di cominciare

  5. lory says:

    Catalogna indipendente !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Leave a Comment