MACCHINA STATALE, L’ELEFANTE CHE CI SOFFOCA

di GIANLUCA MARCHI

Povera Italia sempre sull’orlo del default, anche se in molti preferiscono non sentirselo dire. Si preferisce restare con la testa nelle nuvole, cullandoci nella convinzione di essere un grande Paese, facendo finta di dimenticare che ciò è avvenuto accumulando un debito pubblico spaventoso, che ormai è vicino ai 2 mila di miliardi. Insomma, come Paese abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità, con pochi che pagavano e tanti che spendevano, e adesso ci viene inesorabilmente presentato il conto. Ma in molti, a cominciare da gran parte della classe politica, non vogliono tornare coi piedi sulla terra. E sperano di continuare a fare i “prenditori”, cioè la maggioranza del Paese, perché ormai gli “imprenditori” sono sempre meno, vista la moria delle aziende.

Facciamo finta di non vedere cosa accade in Grecia, dove i dipendenti pubblici perdono il posto o si trovano con gli stipendi decurtati, gli ospedali non hanno soldi per funzionare e le scuole chiudono i battenti, per allontanare il fantasma che presto rischia di perseguitarci. E in questi i media ci mettono del loro e preferiscono non raccontarci ciò che accade a poche centinaia di chilometri. Tutti stanno appresso ai costi, per altro scandalosi, della casta politica, che merita un drastico dimagrimento perché 1,8 miliardi di costo all’anno degli organi costituzionali nazionali è una follia, ma pochi mettono il dito nella piaga vera: se l’Italia ha ancora qualche speranza di salvarsi – a meno di non considerare un salvataggio accettabile il probabile commissariamento da parte del Fondo monetario internazionale quando saremo costretti a implorare il suo intervento – deve tagliare con l’accetta il suo elefantiaco apparato statale, un mostro che è diventato enorme e sempre più esoso, con stipendi che, almeno nella parte dirigenziale della piramide, non hanno pari in altre parti del mondo. Incidere in questo corpaccione vorrebbe dire liberare risorse per le imprese e le famiglie attraverso una cospicua diminuzione della pressione fiscale. Ma vorrebbe dire, è inutile che ce lo nascondiamo, anche decine e decine di migliaia di dipendenti pubblici mandati a casa e che dovrebbero riconvertirsi e probabilmente trovare lavoro in una economia produttiva, e non parassitaria, messa finalmente nelle condizioni di tornare a camminare se non correre. E soprattutto vorrebbe dire abbattere drasticamente gli stipendi delle fasce alte della pubblica amministrazione.

Questa operazione traumatica dovrebbe però essere accompagnata da un sostanziale disboscamento di tutte le leggi, le norme e i cavilli burocratici che hanno fatto dell’Italia una sorta di stato poliziesco, dove si sono ribaltate tutte le regole e chi intende fare profitto e creare lavoro ormai è visto non come un potenziale ma un quasi certo malfattore. Insomma, siamo via via diventati uno dei pochi Stati socialisti rimasti sulla terra, alla faccia della rivoluzione liberale promessa da Berlusconi e dai suoi fedeli alleati. Ancora molti si ricordano quando Umberto Bossi tuonava contro lo Stato che pretendeva di ficcare il naso persino nella camera da letto dei cittadini. Ebbene, a quindici anni di distanza, lo Stato praticamente entra mani e piedi nella nostra camera da letto e non è che la lunga presenza della Lega nella stanza dei bottoni abbia cambiato la deriva, anzi. Al riguardo vale la pena ricordare quanto raccontato di recente da Piero Ostellino sul Corriere della Sera parlando di una signora che, chiamata a giustificare il prelevamento di una certa somma in contati, ha scritto: “Questi soldi servono per pagare le puttane di mio marito, e anche il mio amante”. Grandiosa.

Ma quanto pesa la pubblica amministrazione sulle nostre spalle? Ebbene, in base a un’analisi effettuata dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre, possiamo quantificare quest’inefficienza in almeno 50 miliardi di euro all’anno. Il risultato è frutto di una comparazione tra i livelli di efficienza degli uffici pubblici di diversi stati europei, quali Italia, Spagna, Austria e Germania. In particolare se la pubblica amministrazione fosse efficiente al pari dei colleghi tedeschi, che sono i più virtuosi nel contesto europeo, potremmo avere un risparmio intorno ai 75 miliardi. Capite di cosa parliamo: di una somma che più o meno equivale agli interessi che ogni anno dobbiamo pagare sul nostro debito pubblico.

Ovviamente i paesi a struttura federale sono più efficienti di un Paese centralista come quello italiano, in quanto presentano livelli di efficienza migliori con un carico tributario molto inferiore rispetto al nostro, ed anche questa non è una novità visto che più volte si è discusso sulla necessità di uno snellimento delle imposte a carico dei contribuenti. Ciò dovrebbe indurci ad accelerare sulla strada della riforma federale, ma in base ad autorevoli proiezioni si calcola che, così come è stato pensato, il federalismo fiscale nel medio periodo porterà ad un inevitabile aumento della pressione fiscale; i benefici dovrebbero vedersi nel lungo periodo, cioè quando il malato sarà definitivamente trapassato.

In particolare ciò che grava molto non è tanto il numero dei dipendenti (oggi un po’ al di sotto dei 3,5 milioni), visto che non è poi così tanto maggiore (in proporzione) rispetto agli altri paesi, bensì i relativi stipendi, soprattutto delle fasce alte dei funzionari. La spesa media per il personale e per i servizi del funzionamento dell’attività amministrativa italiana, nel quinquennio 2005/2009, è stata pari a 248 miliardi, ovvero il 16,4 % del Pil. In Spagna, con un valore assoluto pari a 162 mld, si è attestata al 15,9% del Pil, mentre in Austria al 13,8% del Pil con un valore assoluto di 37 mld; in Germania la medesima spesa si è mantenuta all’11,5% del Pil, per un totale di 273 mld. Escludiamo pure il caso tedesco, ma se solo l’Italia si collocasse fra la Spagna e l’Austria potrebbe ricavare risorse per circa 30 miliardi di euro l’anno. Questo consentirebbe di dare del bel fiato all’economia vera che ormai è strangolata: come ricorda sempre il prof. Luca Ricolfi la pressione fiscale sull’economia regolare è la più alta del mondo sviluppato (intorno al 60%), e così il livello di tassazione sulle imprese, il cosiddetto Total Tax Rate (68.6%). Se non si invertono questi valori, non si va da nessuna parte.

Nel frattempo attendiamo ancora di vedere i risultati dell’operato del ministro Brunetta, che aveva promesso di ridurre i costi della Pa del 25%, di contrastare i fannulloni e garantire trasparenza e produttività nel settore, anche se il suo unico cruccio è sembrato essere solo quello di bloccare nuove assunzioni, senza però attuare una vera razionalizzazione del personale, che eviti di lasciare vuoti burocratici e si concentri maggiormente dove l’attività dello Stato dovrebbe veramente essere d’aiuto alle imprese ed ai lavoratori.

Insomma, l’attività sociale della pubblica amministrazione, che dovrebbe caratterizzarsi per istituire compiti di propulsione economica e benessere sociale alla collettività, sul territorio italiano continua a pesare come un macigno sulle tasche dei contribuenti.

Infine un dato da non trascurare: il nord, pur essendo più popoloso del Centro e del Sud Italia, con quasi la metà dei cittadini, in proporzione ha molti meno dipendenti pubblici: il 34,83%, contro il 31,89% del Centro e il 33,3 di Sud e Isole.

Concludendo: non abbiamo più tempo, o dimagriamo e smembriamo questo Stato mostruoso, dando vera autonomia alle sue comunità, oppure finiremo per essere un Paese a sovranità molto limitata.

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6 Comments

  1. giovanni bencresciuto says:

    Purtroppo sono ancora poche le persone che hanno compreso di trovarsi in una Italia sovietica. Quando l’informazione politica sarà abolita dalla televisione l’Italiano sarà costretto, se interessato, ad attivarsi per avere notizie evitando il lavaggio del cervello ad opera dei cattocomunisti di sinistra, di centro e di destra.

  2. liugi says:

    Propongo di andarcene il prima possibile da questo paese!!! Forse nel 2012 vivacchieremo, forse riusciremo a tirare come i greci stanno facendo ora fino alla fine del 2013, ma prima o poi il fallimento arriverà.

  3. guido says:

    Se non poniamo rimedio alla spesa pubblica non abbiamo futuro ma nessuno ne parla, la nostra classe dirigente è ormai un parassita.

  4. teresa says:

    Perchè non pagare una quota di stipendi pubblici con Bot e CCt???

    • Borderline Keroro says:

      Ottima idea per ottenere la sollevazione dei dipendenti pubblici, i quali sanno benissimo che è tutta carta da culo.

  5. giorgio says:

    Proponiamo l'impiego del voto elettronico alle prossime consultazioni elettorali.

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