Pubblica amministrazione: Cgia, il Sud scassato ci fa perdere 30 mld di Pil

nord_sudLa cattiva qualità della pubblica amministrazione nelle regioni del Mezzogiorno, secondo una stima della Cgia di Mestre, fa perdere all’Italia circa due punti di Pil l’anno, pari a quasi 30 miliardi di euro. Lo afferma l’ufficio studi dell’associazione artigiana, dopo aver esaminato i risultati di un’indagine Ue sulla qualità della Pubblica amministrazione a livello territoriale. Rispetto ai 206 territori interessati dallo studio, le regioni del Sud compaiono 7 volte nel rank dei peggiori 30, con la Campania al 202/O posto. Lo squilibrio tra regioni del Nord e del Sud – afferma la Cgia – determina il posizionamento negativo dell’Italia nella classifica: 17/O posto con un indice negativo (-0,930) lontano dalla media europea (posta a zero).

Ed ecco lo studio integrale della Cgia.

Al Sud abbiamo la pubblica amministrazione più scassata d’Europa e perdiamo 30 miliardi di Pil. Nell’indice di qualità del settore pubblico, il Mezzogiorno è in compagnia di Turchia, Bulgaria, Romania, e Serbia.

La CGIA  ha esaminato gli ultimi risultati derivanti dalla più grande indagine europea condotta dall’Ue sulla qualità della Pubblica Amministrazione (PA) a livello territoriale. Rispetto ai 206 territori interessati dallo studio, le regioni del Sud d’Italia compaiono per 7 volte nel rank dei peggiori 30, con la Campania che si classifica addirittura al 202° posto. L’ Indice della qualità della Pubblica Amministrazione è il risultato di un mix di quesiti posti ai cittadini che riguardano la qualità dei servizi pubblici, l’imparzialità con la quale questi vengono assegnati e la corruzione. I servizi pubblici direttamente monitorati a livello regionale sono quelli a valenza più “territoriale” (formazione, sanità e sicurezza) ma l’indice tiene conto, a livello paese, anche di servizi più generali come ad esempio la giustizia in modo da stilare altresì una classifica nazionale.

Il risultato finale è un indicatore che varia dal +2,781 della regione finlandese Åland (1° posto) al -2,658 della turca Bati Anadolu (206° e ultimo posto); la media europea è posta a zero. Come vanno le regioni italiane ? I servizi sono valutati come migliori nelle due province autonome del Trentino Alto Adige (indici superiori a 1) e nelle due regioni a statuto speciale del Nord (Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia) che presentano un indice maggiore di zero, ovvero superiore alla media delle 206 regioni europee. In terreno “negativo” tutte le altre regioni italiane ma con gap accettabili per Veneto ed Emilia Romagna che tendono alla media europea (indici pari a – 0,186 e -0,217). Scorrendo il rank della qualità della PA, a centro classifica, si trovano due terzetti: il Centro Italia con Umbria (-0,495), Toscana (-0,533), Marche (- 0,535) e il Nord Ovest con Lombardia (-0,542), Piemonte (-0,652), Liguria (- 0,848). Completamente negativa la situazione del Mezzogiorno a partire dal risultato meno disastroso dell’Abruzzo (-1,097), a quelli peggiori di Sicilia, Puglia, Molise, Calabria (indici che variano da -1,588 a -1,687), per finire con la “pecora nera” Campania (-2,242). Situazione preoccupante anche per il Lazio che, con un indice pari a -1,512, si posiziona al 184° posto tra le 206 regioni europee, lontano dai risultati delle altre tre regioni del Centro.

“Il quadro dipinto da questo indice europeo – segnala il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – evidenzia come l’Italia sia il Paese che presenta, al suo interno, la più ampia variabilità in termini di qualità della PA, tra le prime regioni del Nord e le ultime del Sud. Si pensi che, secondo quanto indicato dal Fondo Monetario Internazionale, se l’efficienza del settore pubblico si attestasse sui livelli ottenuti dai primi territori italiani, come le province di Trento e di Bolzano, la produttività di un’impresa media potrebbe crescere del 5-10 per cento e il Pil italiano di due punti percentuali, ovvero di 30 miliardi di euro”.

L’Italia in Europa Lo squilibrio tra le regioni del Nord e del Sud determina il posizionamento negativo dell’Italia nella classifica: 17° posto con un indice negativo (-0,930) lontano dalla media europea (posta a zero). La qualità dei servizi del settore pubblico è molto elevata nel Nord d’Europa con Danimarca (+1,659), Finlandia (+1,583) e Svezia (+1,496) ai primi tre posti. Ma anche il confronto con i big player europei è impietoso: Germania (6° posto con un indice pari a +0,852), Regno Unito (8° posto con +0,803), Francia (10° posto con +0,615) e Spagna (11° posto con +0,131) presentano indici di qualità della PA superiori alla media europea e nettamente migliori al dato Italia. “L’indice europeo sulla qualità dei servizi del settore pubblico – afferma il Segretario della CGIA Renato Mason – è l’ennesima prova di come il nostro paese sia spaccato in due. Siamo la nazione dove gli squilibri territoriali sono più evidenti e questo frena la crescita del Paese. La riforma della PA deve proseguire e diventare modus operandi di tutti i livelli amministrativi; solamente con una PA efficiente e pronta, le imprese italiane potranno proliferare in tutto il paese e competere in scenari economici ancora incerti.”

Tutte le tabelle nel pdf seguente:

PASCASSATA

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4 Comments

  1. Giancarlo says:

    Insomma non se ne esce.
    Nemmeno dividendo l’italia in due si riuscirebbe a salvarla.
    Allora a che servono queste informazioni ???
    E’ il solito denunciare le storture dell’italia, ma poi non si riesca a fare nulla per cambiarle.
    Ergo meglio che il Veneto lasci definitivamente l’italia al suo destino e prepari diversi paesi stranieri a riconoscerlo come stato storico d’Europa e nuovo stato d’Europa !!
    WSM

    • Padano says:

      Perché non se ne esce? La verità, probabilmente, è che al Nord si spende troppo poco per la pubblica amministrazione. Ricordiamo: in Francia ci sono 94 impiegati nella PA ogni mille abitanti, in Germania 54, in Svezia 135, UK 92. In Italia 58. Ma, come noto, sono concentrati principalmente al Sud. Il che significa che al Nord sono veramente pochini: se il Nord avesse la stessa “densità” di quelli della Germania, sicuramente anche “l’efficacia” della P.A. migliorerebbe.
      E anche a livello di costo, i livelli italiani sono nella media UE: 11,1% del PIL. Danimarca 19,2%, Svezia 14,4%, Finlandia 14,4%, Francia 13,4%, Belgio 12,6%, Spagna 11,9%, Regno Unito 11,5%, Austria 9,7%, Paesi Bassi 10%, Germania 7,9.

  2. Padano says:

    Detto in altre parole, la Lombardia, la regione più efficiente di tutte dal punto di vista della spesa pubblica, dovrebbe probabilmente investire risorse nella P.A., peggiorando la sua efficienza ma migliorandone la qualità, al fine di raggiungere la media europea.

  3. Padano says:

    Il migliore risultato delle regioni autonome del Nord rispetto a quelle ordinarie è sicuramente legato al disavanza fiscale delle prime a fronte dei residui delle seconde.

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