PSICOLOGIA DEL CAMBIAMENTO DELLO STATO POLITICO

di VITTORIO SELMO*

[Il Movimento Politico Stato Veneto – www.statoveneto.comwww.statoveneto.eustatoveneto@hotmail.it (da non confondersi con il Partito Veneto Stato fondato nel 2010) è stato registrato a Verona, Atti Privati, in data 8.6.2007 al n°8066. Il simbolo ed il passaporto, in uso dall’8.6.2007, sono stati registrati a Verona, Atti Privati, in data 27.1.2009 al n°1033. Il Comitato Stato Veneto – Referendum per l’Indipendenza (www.statovenetoreferendumindipendenza.com) insieme con il simbolo del Referendum è stato registrato a Verona in data 10.10.2011 al n° 11952 ed il Referendum per l’autodeter-minazione ed indipendenza del Popolo Veneto è stato fissato al 12 maggio 2017.]

1. Stato politico / Stato mentale. Vivere in uno Stato politico corrisponde a vivere uno stato mentale, perché, in definitiva, altro non vuol dire – per noi veneti – che riscontrare che siamo costretti ad accettare continuità di gestione della vita pubblica predisposta da altre mentalità, cioè da  giudizi di valore che non ci appartengono, non ci sono affini e perciò si scontrano con la nostra cultura politica, cioè con l’insieme coordinato delle nostre conclusioni definitive sui contenuti e sui significati dell’esistenza umana, individuale e sociale, elaborate dal popolo veneto e documentate per oltre un millennio della nostra storia.

Quando le condizioni relative a questo vivere non soddisfano, nasce il bisogno di cambiamento, cioè di instaurare il nuovo modo di pensare; la nuova mentalità che per noi consiste nella non-dipendenza, perché la non-dipendenza è prima di tutto anch’essa uno “stato” mentale che deve trovare la sua riproduzione nei principi che reggono lo “stato” politico. Non dipendenza dalle cose; dal modo di pensare altrui; da mentalità che sono distanti e che confliggono per disaffinità e per latitudine; dai condizionamenti di ogni genere; non-dipendenza che è “libertà” non in senso astratto.

Le crisi economiche/etiche sono solo evidenza di più profonde crisi istituzionali.

Nessuna crisi economica/etica è mai stata risolta se non rivoluzionando le istituzioni, la cui inadeguatezza, disadattamento ed obsolescenza individuano l’origine, se non la causa della stessa crisi.

2. Stato / Non-Stato. Il cambiamento dello Stato politico, analogamente che per la persona, corrisponde anzitutto alla consapevolezza di uno stato di disagio che conduce a trasformare la realtà.

L’attuale stato di grave disagio politico ed istituzionale, per non dire di autentica soffe-renza, ha effetti irreparabili su ogni forma di espansione della vita, che ne resta compressa per interi cicli, addirittura per generazioni.

Per quanto riguarda il destino del Popolo Veneto, questo disagio è originato da un fattore storico le cui conseguenze sulla gestione della cosa pubblica, tuttora operano ed incorporano uno scontro essenziale e permanente tra due forme mentali e definitive: quella dello “Stato” e quella del “non-Stato”; tra la mentalità di chi, da un lato, storicamente si è formato nel concetto dalla propria identità; di governo autoctono; di indipendenza politica, di sovranità e di libertà istituzionale; e la mentalità di chi, d’altro lato, si è invece formato nell’ asservimento dovuto a secolare dominazione ininterrotta di stranieri e che, quindi, ha sempre considerato l’Autorità vigente ed in quanto tale, come a sé estranea, vessatoria, nemica ed oppressiva. Cioè nella condizione di feudalità permanente, nella quale gli uomini si assoggettano ad altri uomini che li comandano, in cambio di protezione.

Questa seconda mentalità, una volta preso il posto della precedente Autorità già straniera, inevitabilmente ne riproduce il modello di spadroneggiamento e di privatizzazione delle funzioni pubbliche (privatizzazione dei pubblici uffici) comunque ed ovunque esercitate.

Questa seconda mentalità è in totale antagonismo ed è mancante del principio di “servizio”. Mentalità che è consapevole di svolgere in modo solo apparente una funzione di interesse pubblico, ma, in realtà, è funzionale al solo scopo della percezione di utilità e vantaggi individuali, a cominciare dallo stipendio e dagli altri privilegi ed effetti derivanti dall’istitu-zione della carica (protagonismi, indennità, agevolazioni, ecc.).

La cultura del “non-Stato”, esautorando lo Stato dalle sue funzioni e dai suoi poteri co-stitutivi ed istituzionali, consente la cultura della “dipendenza” e cioè che altri centri di potere e di interesse si impadroniscano dei poteri pubblici e li facciano diventare in modo permanente un fatto privato e personale, rendendoli strutturalmente funzionali ad interessi particolari.

Il Popolo Veneto ha praticato per secoli il principio per il quale l’interesse pubblico non può mai diventare un fatto privato e lo svolgimento di una funzione pubblica non può mai diventare un’ investitura feudale. Per questa ragione la categoria della politica e dell’autorità come servizio non s’improvvisa.

La nostra tradizione legislativa veneta vanta, anzi, leggi di inquadramento e di controllo delle feudalità incontrate nella storia della Repubblica, avendo istituito fin dal 1586 la Magistratura sui Feudi per l’applicazione della legislazione statale veneta sui feudi; del loro utilizzo da parte della Repubblica, e non il contrario; di disposizione dei feudi in caso di mancanza del feudatario, allo scopo della progressiva estinzione dei feudi e dell’instaurazione e propagazione, al loro posto, degli interessi sovraordinati e delle leggi dello Stato.

Quindi una prospettiva di civiltà giuridica diametralmente opposta a quella della Repubblica Italiana nella quale le moderne feudalità del Sistema dei Partiti hanno spogliato lo Stato di tutti i suoi poteri ed hanno esposto il bene pubblico a terra di conquista e vantaggio dei centri di potere privati (banche, assicurazioni, strutture sanitarie, energia, ecc. ecc.).

3. Cambio di prospettiva. L’autentica trasformazione politica ed istituzionale non è mai un compromesso tra le componenti dell’insoddisfazione precedente e le componenti della nuova realtà.

La vera trasformazione corrisponde invece ad una rivoluzione, cioè, anzitutto, ad un nuovo assetto delle cose; ad un cambio integrale di prospettiva e quindi di mentalità.

Tutti proveniamo da condizionamenti che inevitabilmente traghettiamo anche nella più radicale delle trasformazioni. Ma è altrettanto vero che dipende solo da noi instaurare un sistema nel quale questi precedenti condizionamenti non possano incidere sui presupposti della nuova mentalità, e quindi evitare il ripetersi dello stato di cose che intendiamo lasciare.

In ogni caso per il cambiamento dello Stato politico attuale deve essere esclusa ogni forma di violenza, se non altro perché provoca reazioni di violenza eguale e contraria. Così come dev’essere altresì esclusa ogni forma di discriminazione, perché il cambio di prospettiva e di mentalità incorpora comunque una funzione didattica al di sopra delle individualità.

Dunque l’indipendenza del Popolo Veneto non è un punto di arrivo ma la condizione  per realizzare la trasformazione politica ed istituzionale in senso statuale veneto.

4. Autocreazione del cambiamento/ Profezia che si autorealizza. Il processo di rivoluzione dello Stato politico deve iniziare con la metodologia del simbolo idoneo a proiettare e sintetizzare l’autorealizzazione della sostituzione dello Stato politico di asservimento con il nuovo Stato politico di indipendenza.

Il simbolo rende ragione dell’esistenza di quanto rappresenta come fosse attuale, cioè già in essere, perché caratterizza ed esprime la nostra cultura e noi stessi.

Il simbolo è un valore implicito che fa da tramite tra la realtà inconoscibile e quella del mondo interiore di ciascuno. Si estende dal piano della consapevolezza a quello dell’incon-scio. Il simbolo è una mediazione tra il mondo del visibile, dell’attuale e quello dell’invisibile, in una proiezione della realtà anche politica futura possibile.

Quanto più il simbolo è espressivo in virtù della sua perfezione contenutistica, tanto maggiore diventa la considerazione del valore e dell’illuminazione portata dal nuovo concetto politico in esso incorporato, quasi rendendolo già vigente.

Per questo motivo è indispensabile l’assunzione e la diffusione dei simboli del nuovo Stato politico in ogni sua manifestazione possibile, perché il simbolo parla all’anima.

Il nostro simbolo è il leone alato di S. Marco.

Su questa premessa si fondano tutte le iniziative tendenti ad “attualizzare” la presenza dello Stato Veneto, mediante la diffusione delle organizzazioni, dei comportamenti, degli oggetti, delle immagini e dei simboli che, se lo Stato Veneto fosse già ripristinato, di fatto adotterebbe per ogni esternazione della sua effettività; primo fra tutti il passaporto dello Stato Veneto.

Il Passaporto istituito dal Movimento “Stato Veneto” (www.statoveneto.com; www. statoveneto.eu; statoveneto@hotmail.it) svolge la funzione primaria e contemporanea di:

manifestare la propria appartenenza alla Nazione Veneta;

riconoscimento nel minimo comune denominatore dell’indipendenza, libertà e sovranità del Veneto, di fatto aggregando i portatori del passaporto nel progetto della sua realizzazione;

ricostruzione dei rapporti sociali, tramite la valorizzazione della relazione con la propria ori-gine, con la storia, con le fatiche, l’impegno ed anche con le sofferenze costruttive di coloro che ci hanno preceduti, mediante l’inserimento, tra le generalità del passaporto, dei nomi dei genitori;

costituzione, nell’insieme di tutti i passaporti, di un virtuale “pre-referendum” sull’adesione al progetto politico dell’indipendenza dei Veneti;

incorporazione, nello stesso nome di “passaporto”, dell’idea creatrice, di per sé, dello stato mentale dell’appartenenza ad un nuovo ordine statuale, ad una nuova mentalità; e quindi della realizzabilità dell’autentico Stato Veneto, del quale i portatori del passaporto già tengono con sé una proiezione documentale;

diffusione della “non dipendenza” dalla cultura del “non Stato”, appartenente alla Repubbli-ca Italiana del Sistema dei Partiti e degli altri centri di interessi che si sono impadroniti dei poteri pubblici, rendendoli funzionali al loro tornaconto, virtualmente esautorando lo Stato dalle sue funzioni costitutive ed istituzionali;

censimento di tutti coloro che si dichiarino veneti, o vogliano diventarlo e che siano residenti entro gli attuali confini del Veneto o in territori già veneti fino al 1797.

E’ escluso che il possesso del passaporto dello Stato Veneto conferisca lo status di ap-partenente al Movimento Politico Stato Veneto. Esso non è un tesseramento, ma indica sola-mente l’adesione del suo possessore allo scopo della libertà, sovranità ed indipendenza del Popolo Veneto, da ottenere per le vie legali e pacifiche davanti agli Organismi Internazionali di tutela del Diritto dei Popoli all’Autodeterminazione.

*Stato Veneto

www.statoveneto.comwww.statoveneto.eustatoveneto@hotmail.it

 

 

 

 

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6 Comments

  1. mv1297 says:

    Leggo commenti soprattutto denigranti del lavoro svolto da una persona che ha a cuore la nostra terra veneta.
    Ma domando a tutti voi: se vi piace la situazione attuale, tenetevela e non lamentatevi, ma se altri vogliono cambiarla, un motivo ci sarà. Se invece pensate di voler cambiare qualcosa, fate delle proposte miranti a tale scopo.
    A me sembra invece che state dando aria ai polmoni. Siete esattamente il tipo medio italiano che sa solo lamentarsi ma quando si tratta di mettersi in gioco, allora vorrei vedere cosa siete capaci di fare.
    Invece con umiltà, apprezzate il fatto che ci sono persone, aldilà di interessi personali, si stanno sacrificando, anche per il Vostro stesso bene.
    Almeno, e lo dico con tutto il cuore, se non vi va bene quello che l’Avvocato Selmo sta pubblicando, state zitti.
    Fareste una figura sicuramente meno negativa ed inutile.
    Spero invece che avrete la forza di fare autocritica e cercare di contribuire a migliorare e cambiare lo stato delle cose, perchè anche Voi presumo avete figli o nipoti, lasciate al loro futuro un mondo migliore, e sarete ricordati come uomini e donne con una certa dignità ed essere esistiti lasciando qualcosa di buono.
    A voi la scelta. Io l’ho già fatta e sono sicuro che le mie figtlie, un giorno porteranno un bel ricordo del loro papà.
    W San Marco

  2. tiziano says:

    questo e’ un passaporto senza nessuna autorita’ costituita!!!!!ovvero un volantino pubblicitario….e’Selmo che dovrebbe cambiare il suo stato politico e non solo psicologico …!!!!!

  3. Daniele Roscia says:

    Le riflessioni dell’Avv. Vittorio Selmo sono, a mio avviso, particolarmente impegnative e di non facile comprensione, configurano profili antropologici e culturali, ma costituiscono una base dottrinale importante a supporto delle ragioni che supportano la volontà, per il momento non ancora prevalente in Veneto, di autodeterminazione dei Veneti. Qualche perplessità tuttavia mi resta, in particolar modo per quanto riguarda gli strumenti ed il percorso per avere anche formalmente la tanta agognata indipendenza. In nessuna parte del mondo si e’ pervenuti, secondo i percorsi tutelati dalla Carta dei Diritti dell’Uomo, alla realizzazione di stati indipendenti senza il supporto di movimenti politici ed ad iniziative conseguenti. * Promoter Lombardia Stato.

  4. migotto sandro marco says:

    e’ arrivato il Mago Otelma de noialtri. Ma va a ciapal.
    Azione, azione e dopo azione. delle chiacchere di VS 1, di VS 2 e adesso di SV, ne ho pieni i coglioni

  5. alberto says:

    scusate se non sono riuscito a leggerlo tutto

    • anna says:

      eh ci mancherebbe!! forse sei l’unico che ci ha tentato!

      avv. SelmOtelma ppprrrrrrrrrrrrr

      uno piu’ esilarante dell’altro, vs1 vs2 sv una comica!

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