Casta provinciale sulle barricate: ricorsi ovunque contro i tagli

di REDAZIONE

Dal nord al sud, otto Regioni – Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Campania, Molise e Sardegna – hanno fatto ricorso alla Corte Costituzionale contro il decreto “Salva Italia” del 4 dicembre scorso che, all’articolo 23, ha introdotto una serie di norme che hanno ‘svuotato’ di fatto le competenze delle Province, e ha modificato il sistema elettorale delle Province stesse. Il nuovo sistema elettorale stabilisce infatti che il Consiglio provinciale sia composto da non più di dieci componenti eletti dagli organi elettivi dei Comuni ricadenti nel territorio della Provincia e che il presidente della Provincia sia eletto dai consiglieri comunali tra i sindaci e i consiglieri Comunali stessi.

Contro l’articolo 23 del decreto Salva Italia hanno dunque fatto ricorso, per vizio di incostituzionalità, 8 Regioni per varie motivazioni. Per martedi’ 6 novembre e’ attesa la prima udienza presso la Corte Costituzionale. I ricorsi presentati alla Corte sottolineano innanzitutto che la norma è incostituzionale perché‚ il testo degli artt. 5, 114 e 118 della Costituzione non consente al legislatore ordinario di modificare la natura degli enti costitutivi della Repubblica, quali enti del governo territoriale rappresentativi delle rispettive comunità e tra essi equiparati quanto a natura e struttura.

Secondo i ricorrenti, insomma, il Governo Monti ha scelto di intervenire sulla Costituzione con norme ordinamentali che non possono essere inserite in un decreto legge che ha l’obiettivo di salvaguardare le finanze pubbliche. Tanto più – sostengono – che non producono risparmi di spesa. In effetti con le norme decise dal Governo, la Provincia esce completamente trasformata e diventa un ente di secondo grado adibito a funzioni di coordinamento delle attività proprie dei Comuni. Non esercita più l’attività di gestione amministrativa, propriamente funzioni amministrative ai sensi dell’art. 118, comma 1 e 2, della Costituzione. La Provincia non è più ente, dunque, ‘esponenziale’ della popolazione provinciale: sia il Consiglio che il presidente sono emanazione degli organi elettivi dei Comuni.

In particolare, secondo le Regioni che hanno fatto ricorso, il comma 14 viola l’art. 117, comma 2, lett. p) e l’art. 118, comma 2, della Costituzione, in quanto esclude che le Province abbiano funzioni fondamentali e funzioni proprie. Inoltre, affida alle Province funzioni di indirizzo e di coordinamento che possono essere giustificate solo da una sovra-ordinazione delle Province rispetto ai Comuni, non prevista dall’art. 114 della Costituzione e, a maggiori ragione, nel caso in cui le Province siano trasformate in enti di secondo grado. Il comma 16 viola l’art. 1, l’art. 5 e l’art. 114 della Costituzione poich‚ lede l’autonomia delle Province che, nel diritto costituzionale italiano, sono qualificate come enti rappresentativi di una comunità territoriale che si organizza democraticamente, secondo l’art. 1, con organi elettivi di diretta emanazione del corpo elettorale. In base al principio dell’art. 5 della Costituzione “la Repubblica, una e indivisibile riconosce e promuove le autonomie locali”, il legislatore – sostengono le Regioni ricorrenti – non può quindi abolirle, limitarle, diminuirne l’autonomia politica o incidere sul carattere democratico dell’ente, che rappresenta uno dei requisiti essenziali dell’ordinamento repubblicano.

Il comma 17 viola lo stesso principio del punto precedente per illegittimità costituzionale derivata; i commi 16 e 17 configurano la Provincia come un ente di secondo grado. Prevedono che il Consiglio sia limitato, 10 componenti per tutte le Province, grandi e piccole, che sia eletto dagli “organi elettivi dei Comuni” e che in seno a questo venga eletto il presidente. Ma, fa notare chi ha presentato ricorso, nessuna di queste disposizioni Š compatibile con il carattere originario di ente territoriale rivestito dalla Provincia nell’ordinamento italiano. Il comma 20, poi, prevedendo il commissariamento delle Province che dovrebbero andare al voto nel 2012, incide – sempre secondo chi ha promosso il ricorso – non solo sull’autonomia delle Province garantita dalla Costituzione ma anche sui diritti dei cittadini ad eleggere democraticamente gli organi di governo delle Province. Questo comma viola gli articoli 1, 5 e 114 della Costituzione e allo stesso tempo i principi della Carta europea delle autonomie locali ratificata dal Parlamento italiano.

Infine, fanno notare le 8 Regioni ricorrenti, dalla relazione tecnica allegata al decreto, emerge che queste disposizioni portano a risparmi che non si concretizzeranno prima del 2014.

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3 Comments

  1. niicola says:

    Io credo che dovrebbero creare delle macro province e chiudere le parassitarie regioni.. che hanno prodotto solo danni all’economia italiana. dovrebbero chiudere tanti enti inutili, dove servono solo per pagare lauti stipendi a dirigenti, manager ecc. andate a guardare bene in questi enti cosa si produce!!! quali incarichi vengono dati.. e tante altri sprechi.. per non parlare di altro..

    • Culitto Salvatore says:

      si dovrebbero chiudere regioni e comuni e mantenere solo le provincie…in pratica l’opposto di quel che ci dicono costantemente i mass media, alla fine si creeranno nuovi enti con nuovi acronimi NSCFSMAFATM (Non Sapevamo Come Fottervi Soldi Ma Alla Fine Abbiamo Trovato il Modo) che tanto piacciono allo stato e agli italiani e il problema sarà risolto

  2. Fabrizio Dalla Villa says:

    Insomma, girala di qua, girala di là, alla fine chi si è incollato alla poltrona è sempre esente dal pagare alcunché, mentre chi non mastica politica quotidianamente, deve solamente sborsare soldi, e mantenere. In altre parole: pagare e tacere!

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