Tra Province e Regioni, le seconde son più farlocche delle prime

di ENZO VARANI*

È ormai da troppo tempo, che tutti i giorni, si sente parlare dell’abolizione delle province, anzi no, del loro accorpamento, anzi no, rimangono fino alla fine dell’anno, ah no, le giunte no ma i consigli si… Non se ne può oggettivamente più! Tutti siamo stanchi di questo tira e molla istituzionale, anche perché ogni giorno che passa, aumentan le tasse, la burocrazia, diminuiscono i posti di lavoro, e per quelli che lavorano, aumentano le cose da fare e diminuisce il guadagno. Si fanno pochi figli, la qualità della vita peggiora quotidianamente. Tutti segnali concretamente tangibili di una società in declino, in via di estinzione. Pare che non importi a nessuno, tutti sono molto impegnati a zappare nel proprio orto, senza rendersi conto che se non aiutano il vicino a mantenere il fosso, una volta che questo si è ostruito, non ci sarà più acqua per nessuno.

Disquisire sulle cause sociali e storiche sarebbe troppo lungo e complicato, e arrivo subito all’idea che mi sono fatto. Se è vero che l’Italia e’ un falso storico, in molti casi lo è anche per le regioni, meno per le province. Prendo il caso della provincia dove sono nato e dove vivo: Piacenza. Piacenza, Castell’arquato, Rivalta, Vigoleno, sono località che nella storia hanno avuto ruoli determinanti che hanno portato l’Europa ad essere quella che è oggi. Storicamente cari lettori, Piacenza si è sempre disinteressata dell’Emilia, (ma cosa e’?) e anche della Lombardia (mai esistita) semmai, si parlava di contrasti o alleanze con lo stato della chiesa, o con Milano Lodi Bergamo Pavia Venezia… Adesso tramite la proposta di un referendum, vorrebbero farci scegliere se vogliamo morire in Emilia o in Lombardia, la primogenita che si associa ad una aggregazione di Nome Italia, viene cancellata d’imperio dalla stessa… Che ciave’da!

Premesso che il referendum per come previsto dalla costituzione non ha nessuna possibilità di funzionare, volevo dire a tutti gl italioti che parteggiano perché la provincia di Piacenza passi ad una regione piuttosto che rimanga in un’altra, che i nostri antenati si stanno girando nella tomba al pensiero che nel mondo noi Piacentini, in quanto appartenenti all stato italiano, veniamo associati ai siciliani, ai napoletani, ai torinesi o ai veneziani. Sono le regioni che non esistevano, non le province, e con la morte in ogni caso certa delle nostre province, si cancellano i valori per i quali si è lottato e combattuto per secoli e secoli. Piacenza unita alle altre città della gallia cisalpina sconfisse i mussulmani a Lepanto. Oggi assieme alle nostre identità e’ come se avessimo a distanza di secoli perso anche quella battaglia. Infatti i mussulmani ci stanno invadendo. Ci siamo lasciati imbrogliare dal tricolore. Come un cane che per un biscotto entra volontariamente in gabbia, e il giudice alle lamentele ci risponde: “Siete entrati volontariamente”.

*Unione Padana

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9 Comments

  1. emiliano says:

    Al tempo dei Comuni e dei Ducati l’Italia era dominata dagli stranieri(francesci,spagnoli) solo l’Unità ha consentito la libertà dei popoli italiani

  2. ALDO says:

    Ma perchè usate la parola “italiota”in senso dispregiativo quando si sa che italioti erano gli antichi greci che si sono stabiliti nei nostri territori e che erano molto più civili dei galli..cisalpini

  3. Maciknight says:

    Anche se è molto riduttivo (per brevità del pezzo) e potrebbe sembrare blasfemo affermare che la LOMBARDIA non sia mai esistita, in realtà ha il suo fondamento storico e culturale, nel contesto argomentativo dell’articoletto. Infatti dapprima, cioé nell’alto medioevo era LONGOBARDIA, tutto il territorio a nord invaso dai Longobardi, poi ha successivamente assunta la denominazione di LOMBARDIA ma intendendo tutto il Nord Ovest e così fu per molti secoli a venire, finché ad inizio 400 il Piedmont ufficialmente venne riconosciuto tale, anche i confini non sono mai corrispondenti a quelli attuali e mutarono nel corso del tempo in seguito a conquiste e cessioni territoriali … quindi l’affermazione, seppur grossolana, ha un suo perché. Sull’Emilia direi che non ci siamo, l’affermazione negazione è gratuita, in quanto era già riconosciuta tale dai romani nel III secolo d.c. (Aemilia), in netta distinzione identitaria amministrativa, storica e culturale dalla Regio Flaminia (Romagna)

  4. Andrea Antifassio says:

    Teniamoci le regioni e aboliamo lo stato, unico e vero colpevole dei mali del mondo, il nazionalismo deve sparire dalla faccia della terra.

    Il debito pubblico italiano è figlio dello stato e solo di conseguenza delle regioni, tutto il resto sono seghe mentali di nazionalisti fuori del tempo e dal mondo.

  5. Luigi Ferraroni says:

    Si come il cane che entra per il biscotto nella gabbia, ma noi non abbiamo ricevuto neanche il biscotto…

  6. Cantone Nordovest says:

    Infatti si sarebbe dovuto mantenere le Provincie tutte – e ridurre le regioni dalle attuali 20 al numero di 8 – tanti quanti furono gli Stati Preunitari

  7. Albert Nextein says:

    Non c’è dubbio che le regioni siano del tutto inutili.
    Veri centri burocratici e di malaffare che appesantiscono l’esistenza di persone ed aziende.
    Fonti di spese e deficit continui, e di ulteriore raschiatura fiscale.
    Solo ed unicamente per peggiorare la qualità della vita del popolo.
    Prima che fossero istituite ,mi dicono, si stava bene, anzi meglio.
    Ma c’era qualche appetito da soddisfare,politico e economico.
    A spese della gente.
    Mio padre,che era un liberale malagodiano, vedeva con sfavore la nascita delle regioni.

  8. Secondo me il tira e molla sulle province è dato dalla consapevolezza che occorre risparmiare, ma non si possono eliminare poltrone, altrimenti si perderebbe il potere acquisito. Togliendo 20 poltrone regionali e 100 provinciali, avremmo 120 politici in meno e quindi meno possibilità di esercitare potere sulle masse. Poi, il discorso se sia meglio che Tizio stia con Caio i Sempronio… beh scusatemi ma proprio non lo capisco. Io sono brianzolo e vivo in Brianza. Sono nato da genitori veneti, ma per me ciò è solamente un fattore incidentale. Non considero un difetto o un privilegio, l’essere nato in un posto, invece che in un altro. Sul fatto che l’erba del vicino sia sempre più verde, andiamoci cauti.

  9. Salvo says:

    Attenti piacentini….che i musulmani vi useranno per fare i kebab!!!

    lol

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