Province, disastro di Stato: ancora vive e senza soldi

provincedi GIUSEPPE LONGHIN – Province? Solito pasticcio all’italiana. La prima cosa che mi sento rispondere quando dico di essere un consigliere provinciale è “ma perché la Provincia esiste ancora? Non dovevano abolirle?” Pochi hanno compreso infatti, a causa anche della mancanza di informazioni ufficiali, che la Provincia esiste a tutti gli effetti e ha le stesse identiche competenze di qualche anno fa. L’idea del Governo di risparmiare 150 milioni di euro; dati ministero dell’interno riferiti allo studio di quanto la cancellazione delle Province avrebbe fatto risparmiare con la riforma Delrio del 2014, è di fatto stata bocciata dal referendum del 4 dicembre scorso causando così una situazione di “sospensione” legislativa che va a discapito dei servizi. Le Province di fatto continuano ad esistere ma continuano ad esistere anche i tagli previsti prima della Delrio. Cosa significa? Che le Province devono asfaltare le strade, occuparsi delle scuole, dei Vigili del Fuoco, dei trasporti, di agricoltura, caccia e pesca e di commercio ma senza denari. Tant’è che l’UPI (Unione delle Province d’Italia) ha organizzato il 18 maggio scorso una vera e propria manifestazione di protesta, a Roma, di tutti i presidenti di Provincia e dei consiglieri provinciali dove si chiedeva al Governo lo storno del miliardo di euro tagliato nel 2016 per poter mantenere i servizi minimi. Alle voci di protesta dell’UPI si uniscono quelle dei cittadini e delle associazioni di categoria, stanchi dei disservizi scolastici, delle buche nelle strade, della mancanza di sicurezza e della pur minima programmazione. Una ulteriore nota conclusiva è fondamentale: il residuo fiscale (la differenza tra tutto quello che i varesini pagano di tasse e imposte e quello che torna sul territorio) per esempio della Provincia di Varese è di circa 6 miliardi e alla stessa Provincia di Varese basterebbero i 130 milioni del bilancio di 3 anni fa per dare ai cittadini i servizi che hanno sempre avuto. Una incongruenza non solo “contabile” ma anche priva di ogni rispetto territoriale. Forse, visto come detto il risultato del referendum, una revisione della riforma e un ritorno alla vecchia Provincia sarebbe opportuno, in attesa anche del parere, il 22 ottobre prossimo, del popolo Lombardo riguardo l’autonomia, perché se è vero il “non chiederti cosa può fare il tuo Paese per te ma chiediti cosa puoi fare tu per il tuo Paese” è anche vero che 6 miliardi di residuo fiscale sono un bel fare per il proprio Paese…..

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2 Comments

  1. caterina says:

    hanno più storia e sono ovviamente più radicate nei territori le province che non le regioni, semmai non era il caso che negli ultimi decenni ne aggiungessero una ventina … ma siccome le une e le altre sono oggi degli enormi carrozzoni che rispondono solo a logiche di spartizione di potere e di burocrazie, è normale che si facciano la guerra… a Roma ovviamente dove tutto ha origine e tiene come gli pare i cordoni della borsa…e non gliene frega se in tanti territori, montani soprattutto, le strade hanno bisogno di manutenzione, le scuole e gli ospedali pure… è per Roma è solo questione di passaggio di deleghe… delle difficolta, del degrado e delle inefficienze che ricadono sulla gente che ci vive non se ne rende neppure conto…. la “provincia! è infatti è diventato col tempo sinonimo di lontananza!

  2. lombardi-cerri says:

    Il grosso guaio è dato dal fatto che i politici decidono non in base a ragionamenti tecnico organizzativi ma solo per il fatto che una mattina, svegliandosi, gli è frullata per la testa un’idea che hanno considerato “bella”. D’altra parte guardate il curriculum di un politico preso a caso. Nella migliore delle ipotesi : tanti scritti e pochi fatti.

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