Provenzano, ovvero la mafia dell’attentato ai Georgofili. Neanche Hitler osò così tanto a Firenze

georgofili

di EMILIANO BAGGIANO – E’  morto, a Milano, Bernardo Provenzano, boss di Cosa Nostra. Pare
si sia sudato la morte, beffarda punizione toccata a chi aveva sul suo groppone innumerevoli vite umane.

Penso, come tutti, che non si debba gioire della morte altrui, anche se si tratta di assassini, ma stavolta faccio davvero fatica a rispettare questa norma civile di buon senso.

Provenzano fu, infatti, uno dei mandanti dell’attentato ai Georgofili, a Firenze. I siciliani, venuti apposta da Alcamo fino a Prato dove avevano il loro quartier generale, con la locale connivenza della loro comunità, misero una bomba dal potenziale terrificante (quasi 300 kg di tritolo) in una delle viuzze del meraviglioso centro storico di Firenze, a due passi dagli Uffizi, uno dei maggiori musei del pianeta. Una pugnalata data alle spalle da dei vigliacchi.

Un museo dove, con la sua tela più “scarsa”, per dirla alla Sgarbi, forse si potrebbe comprare per intero quell’isola, patria di tanti delinquenti organizzati, che ha dato i natali a questo sordido personaggio. Non mi interessa nessuna riconciliazione,  nessun discorso ipocrita della serie “loro non sono tutti così”: voglio semplicemente ricordare a tutti quello che è stato e cosa ha significato quella notte di maggio per Firenze e per la Toscana. In un certo senso, per noi toscani, quando cade l’anniversario, è la nostra
“giornata della memoria”.

Neppure i soldati tedeschi e le SS naziste si erano permessi di oltraggiare il centro di Firenze: lo stesso Adolf Hitler, amante dell’arte, aveva dato ordini precisi per la sua salvaguardia. Sì, proprio lui, che aveva chiesto a uno stupefatto Mussolini, che non capiva nulla di arte, durante la visita ufficiale a Firenze, di fare una deviazione per visitare il Corridoio Vasariano. Invece si sono permessi di oltraggiare Firenze questi mafiosi cialtroni e megalomani, nel loro delirio di onnipotenza: mi chiedo come si faccia a crescere così male a forza di cannoli e calamari fritti . Ma dopotutto cosa ci aspettiamo? Sono gli stessi che poco prima avevano violentato, strangolato e poi sciolto nell’acido muriatico un bambino figlio di un “pentito”, il piccolo Di Matteo.

La mia livore è forte, come traspare da queste righe, e non faccio neanche nulla per nasconderla : proprio non potrei. Ma quando ripenso allo sfregio, allo schiaffo, che è stato portato nel cuore di Firenze, la capitale della Toscana, è difficile contenersi. Fu un vero e proprio atto di guerra verso di noi, sferrato da questi “stranieri”, ma che hanno lo stesso nostro passaporto, e con  molte connivenze dello Stato italiano: altro elemento “straniero” che, a noi toscani, ci ha portato innumerevoli disgrazie e lutti, e solo e soltanto quelle.

Ai Georgofili morirono 5 persone, due bambini di cui una neonata di appena 50 giorni, Caterina, che oggi avrebbe 23 anni e sarebbe una ragazza nel pieno della sua vita, andrebbe all’università, o lavorerebbe, e sarebbe forse madre a sua volta.

Il danno, ovviamente, non si limitò alle vite umane. L’attentatoinfatti danneggiò gravemente anche alcuni ambienti della Galleria degli Uffizi e del Corridoio Vasariano, che si trovano nei pressi di via dei Georgofili: il 25% delle opere d’arte presenti fu danneggiato e alcuni dipinti andarono invece perduti per sempre, fra cui il capolavoro “L’adorazione dei Pastori” di Gerrit van Honthorst. Un danno enorme per tutta l’umanità, che nessuno potrà mai riparare.

Non posso che unirmi alle parole dell’Associazione vittime dei Georgofili che invoca la punizione divina ora che Provenzano si presenterà davanti al Giudizio, pregando Dio che abbia in serbo per lui il giusto castigo. Parole di pietà per questo assassino siciliano certo non ne spreco.

Emiliano Baggiani
Segretario Toscana Stato

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