Protesta fiscale. Ma il Nord pavido è la forza dei nemici del Nord

fisco_tassedi RICCARDO POZZI –  Spesso dalle colonne di questo giornale online si alzano commenti  rabbiosi e sferzanti, in certi casi arrivando al livore e al disprezzo, diretti a chi si mostra comunque  aperto alla discussione e al confronto con quella Lega che molti considerano indegna di attenzione.

Intendiamoci,  siamo tutti delusi e amareggiati per come, in trent’anni,  sia andata a finire la questione settentrionale.  Abbiamo tutti la coscienza lacerata dai mille tradimenti, da legislature trascorse nella più completa inutilità, più di un quarto di secolo sprecato a credere che  il sistema  si potesse riformare dal di dentro.

Occorrerebbe tuttavia un piccolo atto di onestà intellettuale per ricordare una verità amara quanto inequivocabile: la condizione politica del nord è diretta  conseguenza del comportamento politico dei suoi abitanti.

Inutile svenarsi e farsi venire le canne alla gola, i lombardi sanno che vengono depredati di 50MLD l’anno, i veneti e gli emiliani di altri 40 , ma il vecchio referendum sul federalismo fu perso miseramente e le associazioni di impresa  di tutto il nord soffrono di orticaria al solo  sentir parlare di autonomia.

Allora, forse, dopo tanti tentativi abortiti, vale la pena di buttare sul tavolo una vecchia, vecchissima idea liberale, quella della disubbidienza civile, magari non istituzionalmente cervellotica come quella di Borghi Aquilini, ma probabilmente più percorribile sia pure in via del tutto ipotetica.

I lavoratori dipendenti sono in gabbia, per il sistema del sostituto d’imposta,  ma cosa succederebbe se il milione e duecentomila partite iva, attive in  Lombardia e Veneto, (saltando l’Emilia per non sforare nella fantascienza) decidessero contemporaneamente di saltare a piè pari gli acconti IRPEF, IRES, IRAP e  INPS  di maggio e novembre?

Il meccanismo dell’autotassazione lo consente, prevedendo non una sanzione ma  una sovrattassa  dovuta al ravvedimento  posticipato (ogni sciopero ha un costo).

Riuscirebbe lo stato a far fronte al mancato introito senza contraccolpi?

A quanto potrebbe ammontare il temporaneo ammanco e cosa metterebbe in campo il fisco se la legittima opzione di mancato pagamento degli acconti, l’anno successivo, si allargasse ad altri contribuenti e  altre regioni con altre dilazioni in massa delle imposte? Sappiamo tutti che, per esempio,  nessuna azienda petrolifera resisterebbe se i suoi clienti abituali disertassero le pompe per due mesi, come nessuna banca potrebbe evitare il fallimento se la metà dei correntisti pretendesse i propri risparmi nel giro di poche settimane.

Conosco le obiezioni. Lo Stato qui è forte e decreterebbe alla velocità della luce per drenare dal risparmio (Poste) ciò che manca alla fiscalità, perseguendo nello stesso tempo  i ”colpevoli” della protesta impropria e organizzata.

Possibile.  Ma se non fosse così? Se il coccodrillo fosse più debole di quanto vuol far credere? Se bastasse l’azione di un milione di illuminati che chiude  l’ossigeno per pochi minuti a  mandarlo in coma?

Ecco, forse ancora più dei referendum consultivi, più delle rabbiose quanto isolate uscite autonomiste di poche minoranze, più della fiducia  politica che oggi, chi ha a cuore le istanze di giustizia territoriale, onestamente non  saprebbe a chi rivolgere, sopra a tutto non dobbiamo scordare che il cibo primario, il carburante indispensabile di cui questo stato oppressivo e vessatore  si nutre è il denaro delle nostre tasse.

Niente preoccupa Roma più del denaro.

Ma per mettere in piedi una coordinata, organizzata, razionale e decisa protesta fiscale occorrono  doti poco coltivate  in Padania: il coraggio e la coscienza di popolo. Servono attributi  molto rari e soprattutto la volontà, di chi ci rappresenta,  di assumersi la responsabilità politica e mediatica di una simile iniziativa.

Nella mia trascurabile opinione resiste, però, ostinata  una domanda: quanti padani seguirebbero una così civile azione di protesta  e  quanti si metterebbero in coda  per pagare,  mandando avanti gli altri? La risposta a questa domanda è quella che continua a rassicurare i nemici del nord.

 

 

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5 Comments

  1. Gianluca P. says:

    ‘Ma fra l’apparenza e la realtà esiste un divario che sopravvive soltanto grazie a una dose massiccia di ipocrisia collettiva. E l’ipocrisia è un vizio che finisce per corrodere la vita morale di un Paese’.
    Tradotto— C’è un sacco di gente che dovrebbe iniziare a scendere dal piedistallo avvicinandosi a chi mantiene i loro privilegi. Qui a nord, anche. E’ necessario.
    La classe dirigente di professionisti ha a cuore il paese unito. Magna di gusto su quel milione e passa di imprenditori. Roma abbraccia questi professionisti e gli toglie i ramoscelli dalla via, implementando il pacchetto a carico dei lavoratori con norme e gabelle assurde. Succede, alle volte, che il giochino perverso si rompa. Paesi civili avrebbero già smantellato un sistema come questo, capendo agilmente che la fine farà male a tutti.
    Ai giorni nostri: il trend in questi anni nemmeno tra i professionisti è dei migliori.
    Per cambiare, professionisti – imprenditori – politici (qui a nord) devono capire che se sbagliano la direzione finiranno lentamente in una situazione stagnante e di non ritorno per tutti. Molti si sono già persi per strada (tra i professionisti – ridimensionati) e ora la strada è in salita.

  2. luigi bandiera says:

    Andare in galera per gli altri ci vuole tanto coraggio e tanta incoscienza.
    Beh, i coraggiosi sono solitamente incoscienti. Guardiamo i bambini, fanno presto a farsi del male e proprio perche’ non sono coscienti.
    Andare avanti oltre un certo confine voleva dire finire dentro.
    Abbiamo visto con i SERENISSIMI primo e secondo atto…
    Lo stato non accetta che nessuno osi dire e fare… certi atti sono fumo negli occhi.
    Pensate a tutti i funzionari con origini di la’, da quella parte li’…
    Tse se si fanno portar via il pane non piu’ quotidiano perche’ e’ d’oro.
    Stanno seminando da secoli che siamo cosi’ e cosa’. Che i nemici sono altri e non loro, quelli che ti mettono in galera. Ci hanno resi tutti STOCKOLMONE.
    Commemoriamo (a parte il pagare facendo la fila per farlo) e gia’ le commemorazioni sarebbero da ignorare. Invece, NO..!
    Guai e non pensare e se pensi devi vedere tutto trikolorito.
    Quando assisto all’adunate alpine mi domando: ma come fanno a non ribellarsi a quelli che li strumentalizzano e li usano per i loro sporchi scopi..?
    E’ una situazione strana quella dello stato italiano perche’ NESSUNO LO VOLEVA.
    Fu imposto da pochi, a proposito di pochi che impongono a tanti.
    E’ sempre andata cosi’: pochi con o senza le palle hanno imposto le loro idee.
    Eppoi il parroco, il prefetto e tanti ma tanti altri si pongono in situazioni tali che appunto pochi sui tantissimi.
    Poi se usano la psicologia, arma letale ma non assassina, ti trovi cosi’ come siamo oggi: tutti senza palle o senza coraggio.
    Piu’ o meno il cosiddetto popolo sovrano non e’ altro che un GREGGE.
    Starnazzavo nelle assemblee (mi ritornano in mente certi urli miei ed inutili purtroppo) non vedete che non gli basta piu’ la lana che ci tosano puntualmente, oggi perche’ mai sazi vogliono anche la PELLE. Dovremmo lavorare solo in carne ed ossa ma senza pelle, voglio vedere chi resistera’.
    Ecco, si. Lo stato, nostro BADRONE, sa che la pelle no, ma tutto il resto si. E noi siamo a lui riconoscente perche’ (DILAZIONA) ha pieta’ per noi. Non e’ invece, che senza di noi MUORE..?
    E ma vedete mo l’astuzia, ne fa arrivare molti dal di fuori… merce fresca e molto robusta per fare i lavoretti che a noi non piacciono piu’, dicono quelli che NON pagano.
    Dicono che bisogna salvarli. Non e’ il contrario per caso: li traghettano… il merditerraneo e’ solo un guado.
    Come le mandrie nella savana qualcuno annega… sono abituati a certi spettacoli.
    Poi arrivano i nostri per loro ma per noi: arrangiarsi..!
    Noi siamo SFINITI e INDEBOLITI cosi’ non abbiamo piu’ le forze per reagire.
    Siamo tutti da Stockolma e li’ abbiamo preso la malattia di quella citta’.
    Appunto, stockolmone siamo, senza se e senza ma.
    Auguri…
    Ah, era meglio la peste, si quella che faceva morti davvero, piuttosto di questa provocata dall’ARMA DELLA PSICOLOGIA.
    Non uccide ma rende schiava la MASSA.
    Brutto mostro lo stato. Almeno cosi’, com’e’ organizzato oggi.
    Mi chiedo e chiudo: ma quelli del NORD ITALIA, sanno di essere al NORD D’ITALIA..?
    Ho i miei dubbi…
    Preghiamo…

  3. caterina says:

    Chi non ha il coraggio di non pagare puo’ a termini di legge intanto rinviare il pagamento e dilazionare …. se tutti lo facessero manderebbero in crisi il sistema…

  4. RENZO says:

    In Padania ci sono troppi mardani!!!
    I mardani padani votano Pd ed altri chiamiamoli partiti romanocentrici
    I mardani padani non hanno avuto neppure la capacità di far passare la devolution
    I mardani padani sono morti che camminano….. quale disobbedienza fiscale potrebbero fare???
    Piuttosto da Venezia il 15.9.1996 ….mentro ero sul Po’ con altri milioni di sorelle e fratelli il nostro conducator doveva provocare Gandhianamente il proprio arresto e chiedere ai padani dipendenti e no di non andare a lavorare per tutti i giorni necessari per ottenere la nostra libertà.
    roma era kaputt in tre giorni
    niente lavoro niente guadagni niente tasse il tutto legalmente e Gandhianamente..
    Ma sappiamo tutti come è andata a finire!!!!
    La Padania è stata tradita in primo luogo da chi ce l’aveva fatta sognare
    WSM

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