CRISI: CRESCONO LE PROSTITUTE MILANESI IN SVIZZERA

di REDAZIONE

La crisi economica morde molti cittadini e allora, in caso di disperazione cosa resta? Riscoprire il mestiere più antico del mondo e non solo da parte delle ragazze, ma anche di donne non più giovanissime che non sanno come sbarcare il lunario. Ma in un paese in difficoltà come il nostro non sarebbe forse una trovata del tutto redditizia. E allora cosa di meglio che passare la frontiera e correre a cercar clienti nella vicina e ricca Svizzera.

Oltreconfine le chiamano «le frontaliere», perché in fondo quando di mezzo c’è l’Italia (o viceversa) un pizzico di ironia non manca mai. Fatto sta che i recenti controlli di polizia nei luoghi in cui viene praticata legalmente la prostituzione in Canton Ticino (la prima legge federale in materia risale al lontano 1942) hanno messo in evidenza un fenomeno – tutto sommato – nuovo per il Ticino: l’impennata delle pendolari del sesso a pagamento italiane: giovani, ma anche donne che – costrette appunto dalla crisi – hanno deciso di intraprendere la “professione” nel Cantone di lingua italiana.

L’esercizio della prostituzione, in Svizzera, è considerato un’attività economica con tanto di permesso di lavoro. Dunque un’occasione per arrotondare bilanci in Italia sempre più magri. Il fenomeno delle frontaliere avrebbe addirittura una mappatura ben precisa: la maggior parte di questo nutrito drappello di lavoratrici proverrebbe (il condizionale, vista la privacy, è d’obbligo) dal Milanese. Non mancherebbero, tuttavia, anche rappresentanti del Comasco e del Varesotto. Secondo quanto si è appreso, la maggior parte delle donne sottoposte a controllo sarebbe risultata in regola con il permesso di esercitare.

Sulle prestazioni – va specificato – vengono versate regolari imposte. Solo donne provenienti da 29 nazioni (incluse persino l’Islanda e Malta oltre all’Italia) possono «inoltrare l’annuncio per l’esercizio della prostituzione in Svizzera». Non vi sono statistiche recenti sulle donne dedite alla prostituzione nella Confederazione elvetica, anche se l’ultimo dato certo parlava di una presenza stimata in 7mila unità, con i Paesi dell’Est a farla da padrone. Sarebbe il Cantone di Basilea a guidare la frizzante graduatoria, il Ticino occuperebbe una posizione comunque vicina al podio.

L’ultima legge su questa sempre dibattuta materia in Ticino risale al 2001. Ora se ne sta studiando una nuova che andrebbe a recepire le novità di un settore, forse l’unico, che non ha accusato crisi di sorta. I controlli di polizia, negli ultimi anni, si sono fatti ancor più serrati: le statistiche hanno evidenziato infatti una brusca diminuzione dell’esercizio della prostituzione in quella che viene definita «l’area della legalità». In molti casi, il confine tra legalità e illegalità è infatti alquanto sottile.

 

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3 Comments

  1. mr1981 says:

    Il problema è che nel 90% dei casi rischiano di trovarsi il vicino di condominio come cliente in terra straniera…

  2. beto says:

    Scusino ma mica vanno solo in Svizzera, anche in enti pubblici, in Rai e in diversi consigli di amministrazione ce ne sono diverse di frontaliere Padane:

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