ANCHE SE FEDERALE, UN’ITALIA CHE RIMANE UNITA

di ANTONELLO LEONE

Oggi, vorrei avanzare su questo giornale la mia proposta per un ordinamento federale dello Stato italiano.

Premessa

Lo Stato si prefigge il conseguimento di obiettivi comuni, che si possono riassumere in tre tipi:

  1. la Difesa dall’esterno;
  2. la tutela dell’Ordine interno;
  3. il progresso civile, intellettuale ed economico.

Per fare questo, lo Stato imposta un’organizzazione interna di soggetti per poter raggiungere i suoi fini collettivi. Per far questo lo Stato può optare per un’organizzazione centralizzata, tipica degli Stati Unitari o per un’organizzazione decentrata, tipica degli Stati Federali. In Italia, sin dal 1861, anno dell’unificazione delle regioni italiane, si è sempre optato per uno Stato centralizzato, nonostante sin dai tempi risorgimentali, la corrente confederale e federale non è mai mancata nel tessuto politico e intellettuale della penisola italiana. In questo modesto lavoro, si vuole presentare un’idea federalista per l’Italia futura, senza per questo snaturalizzare le varie tradizioni culturali e sociali oramai già acquisite come virtù civili nazionali, ma nello stesso tempo valorizzare le immutate differenze tra le varie parti della nazione, che permetteranno col tempo di uscire da una situazione negativa sia in termini politici ed economici e sia in termini sociali, con evidenti traumi diffusi che non risparmiano nessuna parte d’Italia.

Organizzazione amministrativa

In uno Stato unitario, così come in uno federale, l’organizzazione amministrativa viene esercitata da soggetti giuridici basati su due principi fondamentali:

  • Principio di competenza
  • Principio di gerarchia

Il principio di competenza determina quali soggetti dello Stato vengono assegnati per svolgere un determinato compito. Tale assegnazione viene impartita per legge costituzionale, definendo tali soggetti organi esclusivi per tale indirizzo di competenza.

Il principio di gerarchia determina invece, contrariamente a quello di competenza, le funzioni dei soggetti amministrativi non costituzionali. Per gerarchia nell’organizzazione amministrativa, che ogni soggetto presenta più livelli di intervento, e che quindi all’interno di un organo amministrativo, vi sono soggetti di livello inferiore e quindi subordinati ad altri soggetti di livello superiore. Materia di questo scritto, sarà di occuparsi degli organi di uno Stato in senso federale, secondo il principio di competenza.

La Repubblica d’Italia

L’Italia federale continuerà ad essere sotto la forma istituzionale repubblicana. Continuerà ad essere una repubblica parlamentare, ma con alcune differenze rispetto all’assetto istituzionale ancora vigente. Gli organi dello Stato saranno suddivisi in organi federali e organi regionali. Gli organi federali saranno discussi in un altro scritto, mentre in questo verranno descritti gli organi regionali.

Organi regionali

Gli organi regionali saranno suddivisi in tre soggetti principali:

  1. Dipartimenti governativi (che sostituiscono le attuali regioni italiane)
  2. Distretti amministrativi (che sostituiscono le attuali provincie italiane)
  3. Organi civici (che riordineranno l’amministrazione territoriale dei Comuni d’Italia)

Dipartimenti Governativi

L’Italia è suddivisa in 20 entità regionali, nella nuova repubblica federale sarà suddivisa in 11 entità dipartimentali: 10 Regioni (o dipartimenti governativi) più il Distretto Autonomo della Città di Roma (Roma Capitale). Delle 10 nuove regioni, 6 saranno immutate come lo sono adesso, e per questo ho volute battezzarle come Regioni Autentiche, le altre 4 saranno frutto di unione di due o più regioni. Avremmo la Regione del Gran Piemonte, che nasce dall’unione delle regioni Valle d’Aosta, Piemonte e Liguria; la Regione del Triveneto, che nasce dall’unione delle regioni Friuli-Venezia Giulia, Trentino Alto-Adige e Veneto; la Regione Adriatica, che nasce dall’unione delle regioni Umbria, Marche e Abruzzo; la Regione Sannita, che nasce dall’unione delle regioni Campania, Molise, Puglia, Basilicata e Calabria. Le regioni autentiche saranno quindi: la Lombardia, la Toscana, l’Emilia-Romagna, il Lazio, la Sicilia e la Sardegna. Il nuovo territorio italiano determinerebbe i seguenti riassetti:

REGIONI

SUPERFICE (KM2)

ABITANTI

(Un.)

P.I.L.

(MLD €)

PIL PROCAPITE

(Euro)

Gran Piemonte

34.085 6.207.211 162,44 29.221
Lombardia 23.861 9.967.485 248,12 33.500
Triveneto 39.851 7.179.361 174,52 30.272
EmiliaRomagna 22.451 4.442.501 106,79 31.900
Toscana 22.994 3.734.355 82,31 28.400
Adriatica 28.545 3.812.067 76,66 23.527
Lazio 15.951 2.983.477 135,62 30.327
Roma Capitale 1.285 2.776.362 94,38 N.R.
Sannita 62.457 12.842.589 168,65 17.505
Sicilia 25.711 5.048.741 68,74 17.488
Sardegna 24.090 1.675.411 26,58 19.552

Questo nuovo assetto, mi è stato consigliato da come l’Italia era ordinata prima dell’unificazione. Infatti, le macro-regioni che ho ipotizzato non sono altro che le aree della penisola, così com’erano prima del 1861. Il Gran Piemonte riordina così il Ducato di Piemonte, cioé il Regno di Sardegna escluso l’isola omonima; in questa regione la capitale politica sarà Torino, mentre quella economica sarà Genova. Il Trivento, è l’ex provincia austro-ungarica delle Venezie, nonché l’ex Repubblica di Venezia ad esclusione dei possedimenti balcanici e adriatici; la sua capitale politica sarà Trento, mentre quella economica sarà Trieste. L’Adriatica è formata dalle ex provincie dello Stato Pontificio, ad esclusione dell’Abruzzo, che faceva parte del Regno di Napoli. La capitale politica sarà L’Aquila, mentre quella economica sarà Ancona. Infine la regione Sannita, non è altro che il Regno delle Due Sicilie, escludendo l’Abruzzo e la Sicilia; la sua capitale politica sarà Napoli, mentre quella economica sarà Bari. Per le altre sei regioni (autentiche) non vi è l’obbligo di sdoppiare lo status di capitale, anche se è consigliabile. Avremmo quindi, in Lombardia: Milano capitale economica e Mantova capitale politica; in Emilia-Romagna: Bologna capitale politica e Ravenna quella economica; in Toscana: Firenze capitale politica e Livorno capitale economica; nel Lazio: Latina capitale politica e Civitavecchia capitale economica; in Sicilia: Palermo capitale economica e Siracusa capitale politica; in Sardegna: Sassari capitale politica e Cagliari capitale economica.

Le nuove regioni d’Italia prevederanno tre organi istituzionali:

  • Parlamento
  • Governo
  • Corte Suprema

Il Parlamento sarà formato da due Camere: la Camera Bassa avrà il maggior peso legislativo, la Camera Alta sarà una camera di vigilanza e sarà formata dalle principali autorità della Regione. Entrambe saranno elettive. La prima si rinnoverà ogni tre anni, mentre il Senato regionale si rinnoverà ogni sei anni. Il Parlamento avrà potere legislativo esclusivo in tutte le materie ad eccezione di quelle che spettano per costituzione al Parlamento Federale.

Il Governo Regionale sarà guidato dal Governatore, che viene eletto direttamente dal popolo ogni sei anni, e potrà essere riconfermato una seconda volta. Al Governatore spetta l’indirizzo di politica economica e finanziaria della regione, e di ricoprire il ruolo di Prefetto Regionale, e quindi di essere il comandante della Polizia e della Protezione Civile di quella regione. In tale compito non ha alcun potere o responsabilità verso le Forze Armate e verso il Corpo dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, in quanto sono corpi sotto il comando del Governo Federale. Il Governatore firma e promulga le leggi, nomina i membri della Corte Suprema e può emanare per decreto la Grazia ai detenuti nelle carceri regionali. Il Governatore guida il Gabinetto di Governo costituito dai Segretari (che sostituiscono gli attuali Assessori Regionali). Il Governatore è anche membro aggiunto del Gabinetto Federale del Primo Ministro della Repubblica.

La Corte Suprema è l’organo di garanzia costituzionale e legislativa della Regione. E’ formata da un numero variabili di giudici togati, da un minimo di 6 ad un massimo di 12. Rimangono in carica per 6 anni e possono essere riconfermati per altri 6 anni. Vengono nominati dal Governatore su indicazione del Senato regionale. Possono terminare il mandato prima della normale scadenza per motivi di salute o per motivi personali. Il loro compito da una parte è quella di giudicare tutti gli atti legislativi regionali dal punto di vista costituzionale (Statuto Regionale), quindi tutte le leggi del Parlamento Regionale, nonché stabilire l’ammissibilità dei referendum regionali, e dare parere sui conflitti tra organi istituzionali, o tra un organo istituzionale e un soggetto esterno (cittadino o azienda privata). La Corte Suprema interviene anche per derimere dubbi di carattere dottrinale all’interno del sistema giudiziario, processuale e carcerario, oltre ad essere l’istituzione di autogoverno della magistratura regionale.

Distretti Amministrativi

Le Regioni d’Italia si suddividono in Distretti Amministrativi (Contee) che prendono il posto delle Provincie. I Distretti possono essere di tipo urbano o extraurbano. I Distretti Urbani rappresentano una singola città, quelli Extraurbani comprendono un territorio più o meno esteso al cui interno vi possono essere diverse realtà urbane. Le istituzioni dei distretti vengono rappresentate dalla Amministrazione Civica della città più importante e rappresentativa di quel distretto. Tali istituzioni sono rappresentante da tre organi distinti:

  • Assemblea distrettuale
  • Governo distrettuale
  • Gabinetto del Sindaco distrettuale

L’Assemblea distrettuale non è altro che il Consiglio Comunale della città capoluogo del distretto. L’assemblea è rappresentata da ⅔ dei rappresentanti dei cittadini del capoluogo e da ⅓ dei rappresentanti del resto del distretto. L’assemblea è l’organo che regola la normativa distrettuale e che controlla l’attività del Sindaco e del Governo distrettuale. L’assemblea è elettiva e si rinnova ogni tre anni.

Il Governo distrettuale è l’organo collegiale composto da un numero variabili di Assessori e presieduto dal Sindaco. Al Governo distrettuale è chiesto l’indirizzo di programma economico e amministrativo dell’intero distretto. I membri del governo sono nominati dal Sindaco su approvazione dell’Assemblea. Il Governo distrettuale si rinnova ogni sei anni con le elezioni distrettuali.

Il Sindaco distrettuale è il primo dirigente amministrativo del Distretto. Esercita il compito di amministrare l’intero distretto, promuovendo azioni economiche e fiscali, nonché tutta una serie di provvedimenti normativi atti al benessere collettivo, che spaziano dalla Sanità all’Educazione, dallo Sport alla Cultura. Il Sindaco è a capo della Polizia Locale distrettuale ed è membro aggiunto del Gabinetto Ristretto del Governatore. Il Sindaco è eletto direttamente dai cittadini residenti nel distretto, rimane in carica 6 anni e può essere riconfermato una seconda volta.

Organi Civici

Nell’ordinamento statale attuale tutti i centri abitati vengono considerati Comuni, e rappresentano la cellula principale del sistema amministrativo nazionale. I Comuni d’Italia che sono per l’esattezza 8.092, sono indistinguibili nel senso che al di là del numero di residenti presentano le stesse identiche funzioni e responsabilità. Non importa se un Comune ha 500 abitanti oppure ne ha 500.000 o anche di più, possiede ugualmente il Consiglio Comunale, la Giunta Comunale e il Sindaco, e all’interno di questi tre organi amministrativi, detiene dipartimenti come l’Ufficio Elettorale, l’Ufficio Tecnico, ma soprattutto può gestire autonomamente le finanze locali. I Comuni italiani possono poi essere elevati a Città, ovvero un titolo onorifico che serve per distinguere i comuni di tipo urbano da quelli di tipo rurale. Tale titolo viene assegnato per decreto dal Presidente della Repubblica. Nell’Italia federale questa natura giuridica viene soppressa per far spazio ad una suddivisione dei Centri Abitati di divero tipo. Vengono così a suddividersi in quattro classi i Centri Abitati della Repubblica Federale d’Italia:

  1. Città d’Italia
  2. Comuni d’Italia
  3. Borghi d’Italia
  4. Villaggi d’Italia

Le Città d’Italia saranno quei Centri Abitati che presenteranno almeno uno dei seguenti requisiti:

  • Avere una popolazione di almeno 100.000 abitanti
  • Avere una cattedrale cattolica sede di Diocesi
  • Avere conseguito la medaglia al valore della Resistenza o del Risorgimento
  • Avere dato i natali ad un cittadino illustre come per esempio un eroe medaglia d’oro al valore militare.

Tutti i Centri Abitati che dimostreranno uno di questi quattro requisiti, verranno confermati Città d’Italia e presenteranno come organi amministrativi, i seguenti:

  • Assemblea cittadina
  • Giunta cittadina
  • Sindaco della Città

Le funzioni di tali organi saranno identici a quelli del capoluogo di distretto, in funzione della sola città.

I Comuni d’Italia saranno tutti quei Centri Abitati che non possiedono i requisiti per diventare Città e quindi non arrivano a 100.000 abitanti ma raggiungono quota 10.000. Per questo vengono anche chiamati Città Minori.

I Borghi d’Italia sono tutti i Centri Abitati che non possiedono i requisiti per essere promossi a Comuni o Città, e per questo hanno una popolazione residente superiore a 1.000 ma inferiore a 10.000. Gli organi amministrativi dei Borghi sono due:

  • Assemblea del Borgo
  • Borgomastro

L’assemblea del Borgo è l’assemblea dei residenti, con un numero variabile in base al numero di abitanti è elettiva e viene rinnovata ogni tre anni. L’assemblea dopo la prima convocazione elegge il suo massimo rappresentante il Borgomastro, che svolge le funzioni di Primo Cittadino, il quale sarà coadiuvato dal Presidente dell’Assemblea che svolgerà la funzione di Segretario di Borgo. Ai Borghi non sarà concesso attribuzioni come quelle dei Comuni e delle Città, per esempio non potranno rilasciare concessioni edilizie, o istituire tasse locali. Tutti i Borgomastri di un distretto, costituiscono il Comitato distrettuale dei Borghi, che avrà l’opportunità ogni tre mesi di incontrare il Sindaco di Distretto per coordinare opere pubbliche o disporre quote finanziarie quando ci sarà necessità.

I Villaggi d’Italia sono tutti i Centri Abitati che non possiedono i requisiti per diventare Borghi, e per questo hanno una popolazione inferiore a 1.000 abitanti. Gli organi amministrativi dei Villaggi sono due:

  • Assemblea dei Villaggi
  • Capo Villaggio

L’assemblea del Villaggio viene rappresentata da tutti i residenti maggiorenni. L’assemblea non è elettiva e decide di nominare un proprio rappresentante che si chiama Capo Villaggio, il quale può esercitare senza mandato, così come può essere revocato in qualsiasi momento dall’assemblea del villaggio. Tutti i Capi Villaggio di un distretto, formano il Comitato distrettuale dei Villaggi, che avrà l’opportunità ogni tre mesi di incontrare il Sindaco distrettuale per sostenere le loro iniziative e richieste.

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8 Comments

  1. Francesco says:

    Per la Toscana l’unica capitale economica non può che essere Siena.
    Oltretutto per secoli era davvero la seconda capitale del granducato.

  2. Silvano says:

    Noi Veneti non siamo italiani e non ci faremo più fregare dal federalismo truffa all’italiana.
    Basta perdere tempo.
    Veneto Stato

  3. valter bay says:

    Un bell’articolo che dipinge un “libro dei sogni” adatto a tutti, meno che alla penisola italiota….
    Vedo con piacere che l’insulsa pigrizia dei burocrati savoiardi, che partorirono gli embrioni delle attuali Regioni Italiote, continua a far capolino dalla penna di questo alacre ricercatore che ricerca tutto meno che i popoli che abitano da millenni la penisola.
    usi, costumi, tradizioni, linguaggi, economie e risorse locali…tutto venne schiaccaito ed appiattito dalla apocalittica ignoranza ed impreparazione dei burocrati savojardi che disegnarono a tavolino le realtà regionali, senza aver nepure la cura di sapere quali, quanti e come fossero i territori dei quali tracciavano via via i confini…
    delle popolazioni e del rispetto per le genti nemmeno l’ombra…
    proprio la stessa mano che oggi scrive questo articolo fatiscente, contrabbandato come quintessenza di modernità….
    sembra di risentire i Savojardi in persona…..
    complimenti e grazie di esistere…lei mi fa sentire molto più intelligente di quanto non immaginassi di essere
    saluti
    vb

  4. Vittore Vantini says:

    La dizione “Stato federale o confederale” è un ossimoro, come “ghiaccio bollente”! Se si parla di Stato italiano, il federalismo, quello vero, come quello della Svizzera, è morto ancor prima di nascere. Abbiamo due esempi di come, sia pur partendo da una genuina idea federalista, si sia giunti al progressivo accentramento da parte del governo centrale: la Germania e gli Stati Uniti. Il federalismo o, meglio, il confederalismo è rappresentato dalla concordante convenienza di soggetti, già per loro natura ed essenza Stati. La proposta, per quanto apprezzabile, centra come il cavolo a merenda rispetto a ciò che vogliamo e che è giusto ottenere. Il che significa che l’Italia rimanga pure sulle carte, ma solo come espressione geografica.

  5. Rodolfo Piva says:

    Gent.mo sig. Leone

    Anche la sua proposta oggetto di lavoro e fatica da parte sua merita attenzione. Personalmente, come ammiratore del Prof. Miglio, faccio normalmente riferimento a quanto da lui proposto come assetto per uno stato italiano federale. In particolare, senza inventare nulla, è sufficiente studiare, con umiltà, la costituzione della Confederazione Elvetica, che funziona splendidamente da qualche secolo, e farla proppria con gli opportuni adattamenti.Ciò che non apprezzo del suo scritto è a proposito del riconoscimento di città d’Italia dove indica: l’aver conseguito la medaglia al valore della resistenza o del risorgimento. La resistenza la lascerei perdere viste le nefandezze che l’hanno accompagnata ed il risorgimento pure essendo un fulgido esempio di violenza e prevaricazione perpetrate da quella casa regnante cialtrona dei savoia in combutta con massoni, inglesi ecc.
    Comunque, credo che qualsiasi disquisizione circa modelli di stato federale sia aria fritta.
    La casta dei politicanti fancazzisti asserviti a logiche di governo romanocentriche non è interessata alla trasformazione dello stato perchè farebbe sparire i milioni di parassiti che costituiscono la loro fonte di voti clientelari e quindi la morte della casta.
    Ormai la strada è quella della applicazione dell’autodeterminazione dei popoli ovvero della secessione partendo dal concetto fondamentale ed inalienabile che la ricchezza è di chi la produce. Punto e basta.
    Cordiali saluti.

  6. Giacomo says:

    Jesus…

    “Lo Stato si prefigge il conseguimento di obiettivi comuni, che si possono riassumere in tre tipi:

    1) la Difesa dall’esterno;
    2) la tutela dell’Ordine interno;
    3) il progresso civile, intellettuale ed economico.”

    Il punto 3 me la dice lunga su quanto si possa essere in disaccordo pur appellandosi allo stesso obiettivo dichiarato, il Federalismo.

    Sostituirei il punto 3 con la seguente dicitura:

    Lo Stato si prefigge
    3) di dimagrire fino all’osso e porre fine una volta per tutte alle proprie intromissioni criminali nella vita dei cittadini e nelle dinamiche del libero scambio economico, ponendo fine al turpe ladrocinio di cui solo lo stato è capace. Lo stato, infatti è di gran lunga il più incompetente e il più furfante tra tutti gli imprenditori possibili. Così facendo e solo così facendo lo stato consentirà, suo malgrado, che si realizzi spontaneamente, dal basso, tra le file della società liberata dal giogo statalista, il progresso civile, intellettuale ed economico.”

    Secessione dagli intellettuali della Magna Grecia. Capiranno forse tra due secoli.

    Indipendenza!

    Giacomo Consalez

  7. Bazzo says:

    In ordine ai Comuni dello Stato Federale le delibere avvengono attraverso i referendum senza quorum ? (modello Svizzero)
    Distinti saluti.
    Pietro Bazzo
    0434 623468

    • Giacomo says:

      In un modello federale la democrazia diretta non sostituisce ma affianca la democrazia rappresentativa. Poiché in un ordinamento federale la sovranità risiede nelle mani dei cittadini e non in quelle dei governanti, i cittadini decideranno quando fare ricorso a referenda e iniziative popolari per abrograre, correggere o promulgare delibere o leggi, a tutti i livelli di governo. I governanti, dal canto loro, staranno ben attenti a non tralignare dai compiti e dagli obiettivi loro affidati dai cittadini, sapendo che questi ultimi hanno in mano la clava della democrazia diretta e quella ancora più nodosa della revoca del mandato.

      C’est plus facile … 🙂

      Scusi se le ho risposto io.

      Cordialmente,

      Giacomo Consalez

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