CONTRO LE CORPORAZIONI LA LOGICA DELLA COMUNITA’

di DAVIDE LOVAT*

Il nuovo millennio ha segnato la fine delle utopie, la morte delle ideologie che volevano formare con la politica un “Nuovo Ordine Mondiale” e un “Uomo Nuovo”. L’uomo occidentale, anche in politica come nella religione, vive oggi nel “Disincanto del mondo” che lo porta verso forme di rifiuto della partecipazione oppure di riformulazione delle aspettative verso i partiti politici, non più riconosciuti come soggetti capaci di fornire soluzioni di tipo esistenziale, poiché è ormai chiaro che la politica non sarà mai capace di realizzare il paradiso in Terra promesso in passato. Per ovviare alla crisi di rappresentatività, l’elettore si trova davanti a un bivio con due alternative.

La prima alternativa consiste nel votare la propria lobby, parola frutto dell’ipocrisia di matrice puritana tipica degli americani, che l’hanno sostituita a “corporazione” perché dicendo “lobbysm” hanno l’impressione di non dire “corporativism”. Con questo approccio, gli elettori si dividono in gruppi di interesse, sicché i cacciatori voteranno compatti, e così i medici, gli avvocati, i commercialisti, i tassisti, i dipendenti pubblici, e ogni singola categoria; ciascuna voterà per quello tra i partiti maggiori, così ridotti a semplici cartelli elettorali, che li garantirà nella spartizione della torta della spesa pubblica, all’interno di un rapporto tra cittadino e Stato caratterizzato da una sudditanza accettata e una conseguente dipendenza, nell’ambito del quale ciascuno mira solo a massimizzare il proprio profitto a discapito degli altri.

Lo Stato smette cioè di essere Res Publica, cioè Cosa di Tutti, per diventare una mucca da mungere o, peggio, una scrofa con tanti capezzoli ai quali attaccare il maggior numero di amici, in una logica da Cosa Nostra. In un sistema siffatto l’approdo a un Governo elitario dirigista è ovvio e naturale, come il passato e il presente insegnano: tutti sanno che il corporativismo è l’anticamera del fascismo. Ed è per questo che gli americani gli hanno dato un altro nome, più trendy….

La seconda alternativa consiste nel votare una rappresentanza della propria comunità, intesa in senso territoriale e valoriale, per vederla rappresentata nei luoghi deputati all’esercizio del potere; ma una comunità non può estendersi al di fuori del concetto di prossimità, di vicinanza. Perciò l’ambito territoriale non può travalicare la dimensione regionale, e già questa rispetto alla provincia è ampia; mentre la dimensione dei valori riscopre necessariamente i concetti di identità personale e tradizione storica e culturale alla ricerca di un patrimonio condiviso formato dalle categorie manzoniane per definire la Patria: una d’arme, di lingua, d’altare, di memoria, di sangue e di cor…. Questa forma d’espressione va in direzione della democrazia di tipo svizzero, ma non potrà mai compiersi o sussistere senza le adeguate riforme costituzionali che ne permettano l’espressione, possibile solo in uno Stato federale e giammai in uno Stato strutturato in modo centralista come quello italiano.

Se Destra e Sinistra non hanno più senso, come categorie ideologiche della rappresentatività politica, oggi si può trovare una nuova ripartizione tra la logica della corporazione contro la logica della comunità.

*Progetto Veneto

 

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One Comment

  1. Francesco W says:

    Le cavolate che dice quest’uomo sono impareggiabili. Ma ci ha messo mai piede in America o parla per sentito dire?

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