PADANIA: PROGETTI PER L’EUROPA DELLE MACROREGIONI

FONTE ORIGINALE: archiviostorico.corriere.it   Lettera pubblicata il 21 aprile

Mi riferisco all’ intervista di Aldo Cazzullo a Roberto Maroni (Corriere, 15 aprile) e in particolare al passo riguardante la (futuribile) Europa delle Regioni. Per contrastare le richieste della Lega di «indipendenza della Padania», in genere si usano principalmente due concetti: le differenze presenti fra le regioni della «Padania» che ne confermerebbero l’ artificiosità e il fatto che l’ Italia ha una sua «unità naturale» (per esempio di tipo geografico, culturale e linguistico) che è presente da ben prima dell’ unità politica del 1861. Chi usa questi argomenti è però spesso anche favorevole, in maniera talvolta anche «acritica», a uno sviluppo dell’ Unione Europea verso una visione federalistica dove dovrebbero ridursi le competenze dei governi nazionali a fronte di scelte e decisioni prese a un livello sovranazionale. In effetti, non potrebbe forse essere una soluzione di «sintesi» quella di riallocare gradualmente le competenze degli Stati nazionali in parte a delle istituzioni europee federali (per esempio politica estera e monetaria) e in parte a delle macroregioni culturalmente e/o economicamente omogenee (per esempio giustizia, salute, sicurezza interna)? Qualunque sia la modalità di creazione di queste nuove macroregioni (aggregazione di Stati nazionali, riconferma di uno Stato attuale, aggregazione di regioni limitrofe appartenenti allo stesso Stato o anche appartenenti a Stati diversi), il loro senso di identità sarebbe molto forte. carli.marcello@fastwebnet.it

Caro Carli, H o dovuto abbreviare la sua lettera, ma spero di avere salvato il senso della sua proposta. Nell’ intervista di Cazzullo, Maroni dice che gli Stati-nazione non contano più nulla e aggiunge: «Noi non siamo antieuropeisti, ma neoeuropeisti: dall’ Europa a 27 Stati si deve passare all’ Europa delle macroregioni. Una sarà la Padania». Suppongo quindi che sarebbe d’ accordo con la sua lettera. Ma non dice, se non molto genericamente, quale sia la strada da percorrere per raggiungere questo risultato. Una secessione decisa unilateralmente? Non credo che la desideri. Un accordo, come nel caso della scissione fra la Repubblica Ceca e la Slovacchia? Forse, ma non è chiaro in questo caso chi dovrebbe essere il dirimpettaio della Lega nelle procedure per il divorzio. Il resto dell’ Italia? La penisola da Roma in giù? Il Sud e le isole? Anche a me piace immaginare una Unione europea in cui i vecchi Stati nazionali si spengano gradualmente spogliandosi delle loro funzioni verso l’ alto e verso il basso. Ma so che questo potrebbe accadere soltanto se tutti i grandi Stati fossero d’ accordo e se il nuovo assetto non favorisse alcune delle regioni a danno delle altre. Occorre in altre parole un percorso coordinato e concordato che può essere realizzato soltanto dagli Stati esistenti. Se uno di essi, spinto da una macroregione impaziente, cercasse di correre più degli altri, le sue regioni meno fortunate rischierebbero di essere abbandonate sul ciglio della strada, con effetti che metterebbero in pericolo la pace civile del Paese. Qualcosa del genere, negli scorsi mesi, sembrava possibile in Belgio dove valloni e fiamminghi, ormai ai ferri corti, hanno provocato la più lunga crisi parlamentare della storia europea. Cerchiamo di non imitarli.

Sergio Romano

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4 Comments

  1. cavallini says:

    Qui biosgna fare spazio alla unica e vera intenditora! Stefy Piazzo! E poi basta chiacchiere! Magari con l’aiuto del Carcano….

  2. alberto says:

    ma perché sergio romano non va in pensione, invece di fare il grande vecchio? le sue idee putrescenti puzzano all’inverosimile. come si può attendere il cambiamento, la brezza della primavera, se pontificano ancora questi morti viventi?

    • fabio ghidotti says:

      non insultare, non è un argomento e non serve alla causa.
      Se ho capito bene, la lettera riportata è stata estratta dal Corriere. Magari Sergio Romano intervenisse anche su queste colonne: c’è un po’ di gente che ha letteralmente perso le coordinate dell’universo e lui è bravissimo a ricordarle, al di là delle differenze ideologiche…

  3. LS4giovanni says:

    L’idea di Maroni è talmente contrastante con quella di Bossi sullo stesso argomento da far dimenticare quanti nella Lega sono stati epurati o persi per strada proprio perchè la pensavano come Maroni. Lo dico con molta cognizione di causa. Una inversione ad U molto poco percorribile. Proprio adesso che soffia un vento di insofferenza verso l’Europa come destino. Per fare revisioni di questa portata, dentro alla stessa forza e cultura politica, ci vuole molta convinzione e la capacità di perdere subito consenso anche dal proprio zoccolo duro. Non vedo nella Lega entrambe queste caratteristiche. Mi pare + una ricerca, ormai spuntata, di un argomento diverso dalla secessione, dal federalismo, dalle macroregioni etc etc . Comunque stiamo a vedere. Per mè, non lo dico da ora, sarebbe la strada giusta da sempre. L’autonomia si conquista a Bruxelles e non a Roma. Purtroppo un movimento che a Roma si è suicidato penso sarà difficile che resusciti a Bruxelles del dove non ha nemmeno l’odore della situazione reale. Di resuscitati al mondo ce ne è stato solo uno al quale va tutto i, dovuto rispetto. Gli altri. Mi sia permesso di dubitare.

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