PROF. MONTI, CI SPIEGHI UNA COSA SUL MES. ALTRO CHE LA RAI…

di ALBERTO LEMBO

Sappiamo che il 2 febbraio scorso gli ambasciatori di 17 Stati della cosiddetta “Zona Euro” (sui 27 Stati dell’Unione Europea) hanno firmato a Bruxelles il trattato che istituisce un “Meccanismo europeo di stabilità” (MES). Si sa un po’ meno che questa firma è l’atto costitutivo di una istituzione finanziaria internazionale, ovvero una organizzazione intergovernativa “nel quadro del diritto pubblico internazionale”. Cosa significano queste espressioni? Significa che i governi degli Stati fondatori hanno istituito un soggetto sovranazionale (o extranazionale) retto da un “Consiglio dei governatori”, sempre di nomina intergovernativa, cui viene affidato il potere di gestire “a maggioranza qualificata” una lunga serie di operazioni tecniche e relative agli organi interni e successivamente gli interventi sui bilanci degli Stati e gli interventi di aiuto e programmazione.

L’obiettivo dichiarato è quello di “fornire un sostegno alla stabilità… a beneficio dei membri del MES… se indispensabile per salvaguardare la stabilità finanziaria della zona euro nel suo complesso..”. Quindi si esplicita che esiste un interesse generale cui possono essere sacrificati interessi particolari: affermazione chiara della “Sovranità limitata” delle parti contraenti e della svendita degli interessi dei popoli rappresentati (e non consultati!) .

Per le decisioni è necessaria la presenza di “un quorum di due terzi dei membri aventi diritto di voto che rappresentino almeno i due terzi dei diritti di voto”. Se pensiamo che dei 15 fanno parte Malta e Cipro, che valgono come il “Due di coppe” ma qui sono due voti, e Lussemburgo, Slovenia e Slovacchia, che potrebbero essere il “Quattro di coppe”, ma valgono per altrettanti voti, abbiamo già un blocco di cinque Stati che non fanno il peso di uno dei maggiori (hanno meno del 2% complessivo) ma che, alleati ad altri sette (di cui tre potrebbero essere Irlanda, Estonia e Finlandia, con un altro 3,5%) più Francia, Germania, Spagna e Paesi Bassi fanno già una maggioranza dei due terzi….

Per le decisioni a maggioranza qualificata si fa riferimento alle quote di partecipazione degli Stati (all’Italia è attribuita una quota del 17,9137%, pari ad una sottoscrizione di capitale di 125.395.900.000 euro, diconsi centoventicinque miliardi e trecentonovantacinque milioni di euro su settecento miliardi di capitale da sottoscrivere…). Ma non potevamo tenerceli, se li abbiamo veramente, e usarli per le nostre necessità dirette, in primis l’abbattimento del debito pubblico, se questo è veramente la nostra palla al piede?

Io non ne capisco molto… ma questo è scritto nel trattato. Ma queste risorse esistono o no?… Dobbiamo chiedercelo, e chiederlo al prof. Monti, perché  sta scritto che “in caso di mancato pagamento… di una qualsiasi parte dell’importo da esso dovuto… detto membro del MES non potrà esercitare i propri diritti di voto”. Così potrebbe capitare che l’Italia prima ceda diritti e anche capitali senza poi avere la possibilità di fare sentire la sua voce e di tutelare i suoi interessi…

Ricordo ancora che, in base all’art. 8, qualsiasi parte contraente che consideri un’altra parte inadempiente rispetto agli obblighi stabiliti dall’art. 3 può adirela Cortedi giustizia dell’UE o invitarela Commissionea elaborare un rapporto sul caso. Proprio in relazione alla nuova formulazione è stato inserito nel preambolo un nuovo paragrafo che, richiamando esplicitamente l’art. 260 del Trattato istitutivo dell’Unione europea, esplicita l’attribuzione alla Corte di giustizia il potere di imporre il pagamento di una somma forfettaria o di una penalità nel caso in cui uno Stato non si sia conformato ad una sua sentenza (per l’Italia l’importo forfettario è quantificato in 9,92 milioni di Euro). Quanti sono al corrente di questi meccanismi e di questi vincoli?

Qualcuno l’aveva segnalato perché una risoluzione votata dal Parlamento europeo il 18 gennaio scorso esprimeva forte perplessità sulla necessità del ricorso ad un nuovo accordo intergovernativo, che di fatto esautora i Parlamenti nazionali e anche quello europeo e surrettiziamente integra con nuove norme i trattati in vigore. Ma anche il Parlamento Europeo, per i governi dei finanzieri, conta poco e può essere scavalcato spostando il terreno di confronto…

IL TEATRINO DELLA POLITICA FA L’ACCORDO SUL LAVORO, MA LA RAI…

DI REDAZIONE – Il premier Mario Monti riesce a mettere da parte tensioni e schermaglie politiche degli ultimi giorni e alla fine si dice «molto soddisfatto» per l’esito del vertice a palazzo Chigi anche se sui temi della crescita e, soprattutto, della Rai è ancora stallo. In una riunione-fiume nella sede del governo con Angelino Alfano, Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini, immortalato con una foto su Twitter postata dal leader Udc come auspicio per il futuro, il Professore riesce comunque a mediare tra i partiti della maggioranza e a portare a casa gli accordi cruciali sulla riforma del lavoro e art.18, sul ddl corruzione e sulla responsabilità civile dei magistrati, avviando l’istruttoria dei dossier ‘delicatì che saranno riaffrontati «in una prossima riunione».

Il futuro di viale Mazzini vede infatti invariate le distanze tra Pdl e Pd che, secondo quanto si apprende da fonti parlamentari, hanno tenuto il punto con il Pdl che vuole procedere alle nomine in base alla legge Gasparri e il Pd che è contrario. Lo stop non raffredda però la soddisfazione di Monti che può considerare il vertice un ottimo passo avanti per il governo. Che volesse fare sul serio sui dossier fondamentali si è capito quando, a vertice appena cominciato, hanno varcato il portone di Palazzo Chigi i ministri Corrado Passera, Elsa Fornero, Paola Severino e Giulio Terzi. Ministri che non finiscono nella ‘ foto di gruppò che Casini aveva già messo su Twitter per immortalare il Professor Mario Monti e i tre leader di Pdl, Pd e Udc nell’ auspicio che quest’ esperienza di governo vada oltre il 2013. Sul fronte giustizia, sono stati sciolti tutti i nodi che bloccavano il governo e, venendo incontro alle richieste del Pdl, si è in più deciso di fare una nuova legge sulle intercettazioni. Il ddl anti-corruzione sarà ampliato, in particolare nelle norme relative alla corruzione tra privati e alla revisione della pena sulla corruzione.

Il ministro Severino ha proposto di correggere con un emendamento il problema sulla responsabilità civile dei magistrati per arrivare ad « una soluzione più equilibrata» a maggior tutela dei magistrati. Ma il piatto forte della cena era, come richiesto da tutti, la riforma del mercato del lavoro, arrivata allo sprint finale con le parti sociali e che Monti vorrebbe chiudere nel vertice di martedì prossimo. Il premier ha sottolineato «la necessità di una riforma ad ampio raggio dei diversi aspetti del mercato del lavoro» per rendere più credibile l’ impegno del governo per le riforme. E per ottenere una riforma ad ampio raggio nessun tema può essere considerato tabù. E infatti il provvedimento, illustrato dal ministro Fornero, mette ordine nella giungla dei contratti, rivede gli ammortizzatori sociali « assicurando l’ universalità di un nuovo sistema di assicurazione sociale per l’ impiego».

Sul nodo dell’ art.18, il modello, che il governo propone alle parti sociali, si basa su quello tedesco con una revisione delle norme che regolano il licenziamento dei lavoratori, distinguendo tra il licenziamento per ragioni discriminatorie da quello per ragioni disciplinari e quello causato da ragioni esclusivamente economiche. L’ impegno di Monti e del ministro Severino è di accelerare i tempi delle cause di lavoro. Orientamenti che sembrano aver convinto i leader politici che, fa sapere Palazzo Chigi in una nota, si augurano che si possa trovare « l’ accordo delle parti sociali e ottenere un’ approvazione tempestiva da parte del Parlamento». In fondo, come dessert un pò indigesto, Monti ha lasciato il tema che già in partenza era considerato il più ostico per un’ intesa, la Rai, sulla quale Bersani sembrava convinto di tenere il punto di non partecipare al prossimo giro di nomine e Alfano, dal canto suo, non disposto a cambiare la legge Gasparri. Alla fine, forse complice la presenza del ministro Terzi, ha consigliato tutti ad un diplomatico rinvio della questione.

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