Prodi, Cancellieri, Letta, Fo, Severino: bagarre per il Colle da 250 milioni

di GIORGIO CALABRESI

Mancano pochissimi giorni al voto, sia pe ril Parlamento che per la Lombardia, ma sullo sfondo della scena italica si intravvede un’altra partita politica, quella pe ril Quirinale. In principio era Mario Monti, poi la sua repentina ‘salita in politica’ sembra avergli tolto quel necessario appeal per aspirare al Colle. E ora il nome del Prof entra nel toto-Quirinale quasi solo come riempitivo. Le sue chance, infatti (l’interessato ne e’ consapevole), si sono ridotte all’osso.

Di questo discute in queste ore la politica che nonostante l’abbuffata elettorale ha gia’ cominciato ad almanaccarsi sul toto-nomi per la presidenza della Repubblica. Tutto e’ partito in sordina una decina di giorni fa con qualche idea ‘originale’ che e’ andata ad affiancare i ‘soliti’ nomi(come Prodi e Amato): Pannella aveva lanciato Franco Marini, Ingroia Gustavo Zagrebelsky, Grillo Dario Fo, e un martellante Roberto Maroni era andato in fissa con Anna Finocchiaro. Ricorrente, come di consueto alla scadenza di ogni settennato, il nome della radicale Emma Bonino che piace trasversalmente. Anche l’ipotesi di un Napolitano-bis aveva preso piede grazie a Mario Monti.

Poi il blitz in piazza del duomo di domenica scorsa di Romano Prodi e’ stato letto come un’autopromozione per il Colle. E ha ridato fiato al gioco del toto-nomi che ha registrato in queste ore una netta virata verso il genere femminile. Endorsement a catena da tanti big che hanno evitato di fare nomi ma hanno puntato su un Quirinale ‘rosa’. Cosi’, tra gli altri, il premier uscente a cui ”piace molto” l’idea di avere un presidente donna. Niente nomi, per carita’, ma una sua fedelissima Ilaria Borletti Buitoni proprio ieri ha lanciato in pista l’ex ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri. Bersani  si e’ soprattutto preoccupato di fare scudo a Prodi. Ha escluso l’ auto-investitura spiegando che la mossa del duomo era solo una iniziativa di ”incoraggiamento” per il partito. E mentre Maroni e anche Fini vanno ripetendo che vedrebbero bene una donna al Colle, Silvio Berlusconi ha sparigliato le carte. ”Va bene una donna – ha concesso – ma il mio candidato in pectore e’ un uomo che piacerebbe anche alla sinistra. Niente nomi per non bruciarlo”, ha spiegato mentre l’identikit abbozzato aveva per molti gia’ le sembianze di un Gianni Letta. Quel Letta che con Berlusconi fa il paio ideale, secondo Maurizio Gasparri, per una candidatura quirinalizia. ”Basta pero’ – ha avvertito il Cav – con i presidenti di sinistra: attenti elettori, se votate sinistra potreste mandare al colle persone ‘amatissime’ come Prodi o D’Alema. ”Non partecipo al Toto-nomi perche’ sono fuori corsa”, si e’ invece schermito Pier Ferdinando Casini. E cosi’ pure Dario Fo che ha definito la sortita di Grillo ”solo una simpatica boutade”. Ma intanto anche Oscar Giannino si e’ inserito nel ‘gioco di societa’ lanciando in pista l’ex ministro Paola Severino.

In tutto questo dibattito, tuttavia, nessuno che ponga il problema del costo della presidenza della Repubblica: circa 250 milioni di euro all’anno, che sono un’enormità per un Paese alla canna del gas come il nostro. Per la verità uno che ponga la questione c’è, ed è Beppe Grillo: spara ad alzo zero contro il Colle, senza per altro spiegare come vorrebbe “appiattirlo”.

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2 Comments

  1. caterina says:

    se fanno il mortadella è la volta che emigro…
    no, non me ne importa! ora che ci penso senza lasciar casa sarò presto in un altro stato…nella futura sospirata nuova Repubblica Veneta!

  2. Rodolfo Piva says:

    Un Dario Fo sponsorizzato per il Quirinale da Grillo non deve lasciare stupiti. Il 19 febbraio in piazza Duomo al comizio di Grillo, ha partecipato il suo amico e premio nobel Fo lo stesso che si è schierato a sostegno del criminale, farabutto, terrorista e vigliacco Cesare Battisti.
    Queste sono cose da non dimenticare ma per i grillini, assordati dalle urla del comico, probabilmente non contano.

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