Processo Maroni per induzione indebita, botta e risposta in aula tra pm e avvocato Aiello. La difesa: intercettazioni inutilizzabili

Conferenza stampa "Dillo a Maroni" a Milano

E’ proseguito ieri come già nelle precedenti udienze, il botta e risposta tra accusa e difesa nell’aula della quarta sezione penale di Milano nel processo che vede tra gli imputati il Governatore lombardo Roberto Maroni, accusato di induzione indebita e turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente in relazione a presunte pressioni per far ottenere un lavoro e un viaggio a Tokyo a due sue ex collaboratrici al Viminale. L’avvocato Domenico Aiello, infatti, ha sollevato in sede di questioni preliminari altre due eccezioni, una sull’inutilizzabilità delle intercettazioni agli atti dell’inchiesta e l’altra relativa al mancato invio degli atti al Tribunale dei ministri.

Eccezioni che il pm Eugenio Fusco ha chiesto che vengano respinte dai giudici che sono entrati in camera di consiglio per decidere. Come ha spiegato la difesa di Maroni (non è presente in aula perché impegnato “in commissione alla Camera a Roma”, come ha chiarito il suo legale), in sostanza, le intercettazioni alla base di questo processo vennero disposte dalla Procura di Busto Arsizio che indagava sulle ipotesi di reato di corruzione internazionale e finanziamento illecito ai partiti con accertamenti anche su presunti fondi neri verso esponenti della Lega Nord per favorire la nomina di Giuseppe Orsi al vertice di Finmeccanica. Gli inquirenti, però, già all’epoca, come ha chiarito Aiello, “sapevano che quella notizia di reato era infondata”.

Le intercettazioni, dunque, secondo la difesa, sono da dichiarare “inutilizzabili” perche’ disposte nell’ambito di un altro procedimento. E in un’indagine che, tra l’altro, è stata portata avanti, come spiegato ancora dalla difesa, quando Maroni era ministro dell’Interno e, dunque, il pm Fusco (all’epoca in Procura a Busto) avrebbe dovuto “trasmettere gli atti al Tribunale dei ministri”. La difesa, tra l’altro, ha proposto al pm anche un una sorta di “gentlement agreement” chiedendo che “rinunci almeno alle intercettazioni effettuate dal 2014 in poi”, quando nel processo sul caso Finmeccanica lo stesso pm in aula disse che la notizia di reato sui presunti fondi neri a esponenti della Lega nasceva da “fonte anonima”. Il pm, invece, evidenziando che il processo in corso è un “normale stralcio” di un’altra indagine e che le intercettazioni sono “uno strumento di ricerca della prova”, ha chiesto di respingere entrambe le eccezioni.

 

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