Marco Travaglio è il vero difensore della cultura del “privilegio”

di GIOVANNI BIRINDELLI

Dopo la sua elezione a sindaco di Roma, Ignazio Marino ha enfaticamente affermato: «A partire da questo palazzo dobbiamo cancellare la cultura del privilegio e degli amici degli amici. Già da questa sera sceglieremo le persone più competenti, motivate, capaci». Chi pensa che la cultura del privilegio possa essere cambiata scegliendo “le persone [arbitrariamente ritenute essere quelle] più competenti, motivate, capaci” semplicemente non ha capito cosa è la cultura del privilegio e dove affonda le sue radici.

Privilegio significa “Legge speciale fatta per uno o per pochi; indi vantaggio concesso a uno solo o a più, e di cui si gode a esclusione degli altri contro il diritto comune” ( vedi www.etimo.it). Il privilegio quindi è la legge speciale: il vantaggio per persone o gruppi particolari è la conseguenza. Ciò che rende possibile il privilegio, e cioè le leggi speciali, è una particolare idea filosofica di legge, chiamata positivismo giuridico. Secondo questa idea, la “legge” è il provvedimento particolare deciso dall’autorità legalmente costituita secondo le procedure burocratiche previste. Questo significa che se il potere politico vuole concedere un privilegio non deve fare altro che approvare una “legge” che lo istituisca. Nel caso (raro) in cui l’approvazione di questo privilegio trovasse un ostacolo nella costituzione, allora si tratterebbe di modificare la costituzione. Quando la Corte costituzionale bocciò il “Lodo Alfano” (sospensione del processo penale per le “quattro più alte cariche dello Stato”) perché violava l’articolo 3 della costituzione (uguaglianza davanti alla legge) non affermò che il “Lodo Alfano” non poteva essere approvato, ma che poteva esserlo, solo che lo doveva essere come “legge costituzionale”. Tradotto: violare l’uguaglianza davanti alla legge va bene, basta che a violarla sia la stessa costituzione che dovrebbe difenderla, come nel caso della progressività fiscale. In altre parole, la discriminazione va bene, basta che sia il più forte (la maggioranza qualificata) a discriminare: questa è l’essenza della “democrazia” per come essa è comunemente intesa oggi.

Il positivismo giuridico è oggi in vigore in ogni paese dell’Europa continentale e, come Bruno Leoni osservava già negli anni ’60, si sta affermando sempre di più anche nei paesi anglosassoni dove “la common law e le corti di giustizia ordinarie stanno costantemente perdendo terreno a favore della legge scritta e delle autorità amministrative”. Se chiamiamo legalità il rispetto della “legge” come intesa dal positivismo giuridico, la cultura del privilegio non è altro, quindi, che la cultura della legalità.

Il segno distintivo più evidente di coloro che non hanno capito cosa è la cultura del privilegio è lo scandalizzarsi solo per alcuni privilegi, generalmente quelli che riguardano la cosiddetta “casta” politica e “gli amici degli amici”. Queste sono briciole. I pesci grossi, quelli che consentono la continua espansione dello Stato, sono ben altri: la stampa di moneta a corso forzoso da parte delle banche centrali (contraffazione), la riserva frazionaria (appropriazione indebita), la progressività fiscale (furto) e così via.

Il tipico intellettuale che non ha capito cosa è la cultura del privilegio è Marco Travaglio il quale nel suo (peraltro bel) libro Ad personam elenca una serie di “leggi” ad personam o ad personas, ma fra queste non menziona minimamente quelle sopra elencate o altre e anzi esalta la costituzione italiana che, adottando il positivismo giuridico, ha fondato la repubblica sulla cultura del privilegio. Come avviene comunemente egli si scandalizza del fatto che determinati privilegi (peraltro di impatto economico trascurabile rispetto ad altri di cui invece non si occupa) siano stati istituiti; ma non si scandalizza minimamente per il fatto che sia stato possibile istituirli legalmente.

I politici, e più in generale i parassiti (intesi come coloro che vivono di Stato, cioè che per il loro lavoro ricevono un compenso che proviene da un prelievo coatto e non da uno scambio volontario) che dicono di voler scardinare la cultura del privilegio, sono poi una contraddizione in termini. Durante il suo intervento a una recente conferenza organizzata a Firenze dall’Istituto Bruno Leoni (che ormai sta al libero mercato come la notte sta al giorno), Piero Giarda (ex ministro del governo Monti) ha difeso la “moralità” della progressività fiscale. Quando, nello spazio riservato alle domande, gli ho chiesto quale è la differenza, sul piano dell’uguaglianza davanti alla legge, fra la progressività fiscale e il “Lodo Alfano”, semplicemente non ha risposto. La cultura del privilegio è troppo profonda per essere affrontata con coerenza da coloro che ne sono pregni, meglio trovare capri espiatori nelle briciole.

Se chiamiamo legittimità il rispetto della Legge intesa nel suo senso originario, quello di principio generale e astratto valido per tutti (Stato per primo) allo stesso modo (frutto, non della decisione dell’autorità, ma di un processo spontaneo di selezione culturale di regole di comportamento individuale), allora combattere la cultura del privilegio significa combattere la cultura della legalità in favore della cultura della legittimità. Quindi combattere la cultura del privilegio significa combattere la costituzione italiana la quale, adottando il positivismo giuridico, ha confuso lo strumento di potere (il provvedimento particolare) col limite al potere (la Legge) e cioè il potere politico (quello di decidere il primo) col potere legislativo (quello di difendere la seconda) e li ha messi entrambi nelle mani della stessa assemblea (il parlamento), rendendo in questo modo il potere politico illimitato e il sistema politico totalitario. Il totalitarismo infatti non è altro che l’assenza di limiti non arbitrari, e quindi di Legge, al potere politico.

La cultura del privilegio è responsabile della crisi economica, di quella dell’Euro e più in generale del progressivo impoverimento e decadimento della società. Chi, non sapendo cosa sia (oppure essendo intriso di essa), pensa di poterla “cancellare” nominando le “persone più competenti, motivate, capaci” per svolgere dei lavori in un’amministrazione pubblica, la sta semplicemente consolidando. Per riconoscere chi, essendo pregno della cultura del privilegio, è il suo miglior alleato, il modo è semplice: basta chiedergli cosa pensa della progressività fiscale, della stampa di moneta a corso forzoso da parte delle banche centrali e della riserva frazionaria.

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24 Comments

  1. lombardi-cerri says:

    Egregio Prof Birindelli,
    ho letto con attenzione e con molto interesse l’articolo da lei scritto e i riferimenti lei citati.
    Mi permetta alcune osservazioni da “vil meccanico” qual sono.
    1.-Le considerazioni da lei fatte e da quelli da lei citati sucitano in me la sensazione che si ha quando si vede un bravissimo giocatore di pallone che, con grande maestria, calcia la palla, senza discontinuito, coi piedi , con la testa e con quant’altro facendola rimbalzare ogni tanto sul terreno.
    L’angoscia che mi sorge suona : ma non si decide mai a passarla questa benedetta palla?
    2.-Ci sono cose indiscutibili : i fatti .
    Fatti, non probabilità di fatti o interpretazione dei medesimi.
    Fatti come un corpo che cade , la sensa zione di caldo o di freddo, la visione di un qualcosa, ecc.
    3.-Su questi fatti si deve partire con la metodologia della logica formale if.. then , rispettandone le regole.
    Occorre quindi partire da definizioni che sian concordate da tutti, proprio da tutti e su queste definizioni costruire le Leggi, chiedendosi sempre di verificarne la correttezza applicativa.
    Nel caso di eccezioni è indispensabile definire ( con estrema precisioni ) i limiti e gli iinterventi risolutivi di dette eccezioni.
    Diversamente troveremo sempre il meridionale o il parameridionale di turno che comincerà a palleggiare.
    Dia o meglio date quindi concretezza alle vostre idee e fate ipotesi applicative.
    Ricordando sempre Leonardo e generalizzando il suo consiglio : “Quando t’avvien di trattar delle acque, consulta prima l’esperienza e poi la scienza !”
    La saluto

    • Giovanni Birindelli says:

      Grazie per il commento (non sono Prof.) e per l’incoraggiamento a sviluppare ipotesi applicative.

      Tuttavia faccio notare che personalmente ho sviluppato la mia (a cui ho rimandato in due links in uno dei commenti in basso). Considero questa ipotesi particolarmente concreta e realistica in quanto i) può essere applicata a partire dalle prossime elezioni (se si presentasse un partito liberale/libertario); ii) inizialmente non richiede di cambiare una sola virgola del quadro istituzionale/legislativo vigente (per questo può essere applicata da subito); iii) non richiede un solo centesimo di denaro “pubblico”; iv) non richiede di convincere le persone dell’idea di legge intesa come ordine spontaneo, ma solo che esse perseguano il loro interesse; v) può essere combinata insieme ad altre proposte applicative, alle quali può essere complementare (come ad esempio quella di Huerta de Soto e quella di Rothbard sulla riforma del sistema monetario e creditizio) o funzionale (quella costituzionale di Hayek).

      Detto questo, ho letto con interesse il suo commento e rispondo qui di seguito ad alcuni punti da lei sollevati, scusandomi in anticipo per l’estrema lunghezza della risposta.

      a) ESPERIENZA. Inizio dalla fine e cioè dal riferimento all’esperienza. La Legge per come la ho intesa in questo articolo, essendo il risultato di un processo spontaneo e disperso di selezione culturale di usi e convenzioni di successo, è il risultato di millenni di esperienza. Non quella degli scienziati, ma quella delle persone comuni che, osservando che la convenzione della proprietà privata, per esempio, riduceva la conflittualità all’interno del gruppo, hanno dato inizio a quel lungo e complesso processo spontaneo di selezione culturale di usi e convenzioni (descritto molto bene da David Hume nel suo “Trattato sulla natura umana”, in particolare 3.2.1) il cui risultato finale è il principio astratto e generale (la Legge). La sostituzione della “legge” intesa come provvedimento particolare alla Legge intesa come principio ha avuto il risultato di buttare a mare con un tratto di penna quell’esperienza accumulata nei millenni che era cristallizzata nella Legge.

      b) FATTI / IF … THEN Nel lungo periodo, il risultato di questa sostituzione è necessariamente crisi economica e miseria, e questo è un fatto. SE si viola la Legge (e quindi se la si sostituisce con la “legge”) ALLORA c’è crisi e impoverimento relativo. SE questa violazione è sistemica (come nel caso della manipolazione monetaria e del credito ad esempio) ALLORA anche la crisi e l’impoverimento saranno sistemici, e questo è un altro fatto (*).

      c) SCIENZE NATURALI E SCIENZE SOCIALI Nella sua risposta (dal riferimento al “vil meccanico”, all’enfasi sulla precisione, alla frase di Leonardo) mi sembra chiara la difesa di un approccio meccanicistico ai processi sociali. Scrivo questa risposta con una profonda ammirazione per la fisica, la meccanica e l’ingegneria e per coloro che conoscono, applicano e (senza ricevere soldi “pubblici”) fanno avanzare queste scienze (altro che “vil meccanico”); ma la scrivo anche con la profonda convinzione (se non addirittura con la consapevolezza) che la fisica, la meccanica e l’ingegneria non possono e non devono essere applicate ai processi sociali. Un incalcolabile danno è stato fatto e continua a essere fatto nel vano ed erroneo tentativo di applicare queste scienze (o più precisamente la loro metodologia) ai processi sociali. Molto è stato scritto su questo tema cruciale che qui non può essere discusso (il testo a mio parere più importante sull’argomento è “The Counter Revolution of Science” di Friedrich A. von Hayek, ma si veda anche il fondamentale “Sulla metodologia delle scienze sociali” di Carl Menger). Tuttavia, una delle ragioni fondamentali per cui la metodologia delle scienze naturali non può essere applicata alle scienze sociali è facilmente sintetizzabile: a differenza della singola molecola d’acqua (quella della frase di Leonardo da lei citata), il singolo individuo pensa autonomamente, agisce autonomamente, ha i propri gusti e le proprie priorità (in breve, ha una sua individualità) e ha una conoscenza, che è anche una conoscenza di tempo e di luogo, che possiede solo lui. Queste sono tutte cose che sono inconoscibili e quindi ingestibili da parte di qualunque persona che non sia quell’individuo, per quanto “esperta” essa sia. Nel caso della molecola d’acqua, invece, la situazione è diversa.

      d) DEFINIZIONI CONCORDATE DA TUTTI VS. COERENZA ASTRATTA. In linea col suo approccio meccanicistico lei sostiene che per affrontare i problemi di natura sociale occorra “partire da definizioni che sian concordate da tutti, proprio da tutti e su queste definizioni costruire le Leggi, chiedendosi sempre di verificarne la correttezza applicativa”. In primo luogo, le Leggi, essendo il risultato di un processo spontaneo di selezione culturale di usi e convenzioni di successo, non possono essere “costruite”, ma solo scoperte, custodite e difese, esattamente come le regole di una lingua da parte di un linguista. Se una Legge è costruita, allora non è una Legge. In secondo luogo, a mio modo di vedere, ciò che è necessario non è che tutti condividano la stessa definizione (per esempio di uguaglianza davanti alla legge) ma che ciascuno sia coerente, su un piano astratto, con le proprie idee (in questo caso di uguaglianza davanti alla legge), qualunque esse siano. Sarà questa coerenza astratta a far progressivamente convergere tutti o quasi verso gli stessi principi. Tuttavia, dove questa coerenza non è richiesta (e la “legge” è stata sostituita alla Legge, cioè il provvedimento particolare è stato sostituito al principio generale, proprio allo scopo di evitare la necessità della coerenza astratta e l’unione che deriva dai principi) ci sarà una sempre maggiore schizofrenia e divisione delle persone, le quali, a seconda delle loro convenienze particolari, in alcuni casi applicheranno un’idea di uguaglianza davanti alla legge e in altri quella opposta: come se un astronomo adottasse il modello geocentrico e quello eliocentrico a seconda di quale dei due gli semplifica i calcoli in ogni situazione particolare.

      e) LODO ALFANO / PROGRESSIVITA’. Per esempio, è un fatto (uno di quei fatti che citava lei) che l’idea di uguaglianza davanti alla legge su cui si basa la progressività fiscale è la cosiddetta disuguaglianza legale, la quale consiste i) nel fissare un criterio arbitrario (p.es. il livello di reddito); ii) nel formare categorie arbitrarie sulla base di questo criterio (p.es. reddito > 100 = “ricchi”; reddito < 100 = “non ricchi”) e iii) nel trattare allo stesso modo le persone che appartengono alla stessa categoria ma in modo diverso le persone che appartengono a categorie diverse (p.es. imposte proporzionalmente maggiori per i “ricchi” che per i “non ricchi”). Ora, questa è la stessa idea di “uguaglianza davanti alla legge” su cui si basavano il “Lodo Alfano”, l’apartheid, le “leggi” razziali, ecc. Chi è a favore della progressività fiscale, tuttavia, allo stesso tempo è di solito altrettanto ferventemente contrario, su una base di principio, alle “leggi” razziali ecc. Se egli fosse vincolato alla coerenza sull’idea astratta di uguaglianza davanti alla legge (in altri termini, se per esempio potesse votare per il potere Legislativo separatamente dal potere politico in modo che le questioni di principio non fossero contaminate da questioni di interesse, come suggerisce Hayek nella sua proposta applicativa – si veda “Legge, Legislazione e Libertà” di Friedrich Hayek,Vol. 3 Cap.17) egli difenderebbe l’idea di uguaglianza davanti alla legge che rende illegittima la progressività fiscale. Tuttavia, non avendo nessun vincolo di coerenza (essendo il potere politico illimitato, cioè non separato da – e sottoposto a – quello legislativo, ma confuso con e sommato ad esso), egli può difendere un’idea di uguaglianza davanti alla legge o quella opposta a seconda di ciò che gli conviene nei diversi casi particolari (per esempio può ritenere il “Lodo Alfano” violare l’uguaglianza davanti alla legge ma la progressività fiscale non violarla). In sintesi, sono convinto che nei processi sociali ciò che crea convergenza e civilizzazione è la coerenza astratta delle proprie idee, qualunque esse siano, non un accordo sulle definizioni (e tanto meno sulle eccezioni) che, anche se fosse possibile (e non lo è) sarebbe del tutto inutile.

      f) PRECISIONE. Lei pone una notevole enfasi sulla precisione ("Nel caso di eccezioni è indispensabile definire ( con estrema precisioni ) i limiti e gli iinterventi risolutivi di dette eccezioni"). La precisione è il significato di "certezza della legge" dove per "legge" si intende il provvedimento particolare. Questo significato di "certezza della legge" è diametralmente opposto a quello relativo alla Legge intesa come principio generale e astratto: in questo caso "certezza della Legge" significa, non precisione, ma sicurezza del fatto che la Legge non cambierà dall'oggi al domani (Leoni). Per quanto, come accennato sopra, scienze naturali e scienze sociali siano due mondi diversi, qui è interessante notare un parallelo. Fin quando non erano stati scoperti i principi generali e astratti che definivano e ordinavano le orbite dei pianeti attorno al Sole e ne regolavano il movimento, l'astronomia era costituita da tavole di lunghezza infinta in cui, con estrema precisione (e arbitrarietà), venivano definiti gli epicicli (https://en.wikipedia.org/wiki/Deferent_and_epicycle), gli epicicli di epicicli e quella che avrebbe dovuto essere (e non era mai) la posizione prevista dei pianeti. Quando, grazie a Keplero e a Newton, vengono scoperti quei principi generali e astratti, la precisione sparisce dalla scena: la scoperta di quei pochi e semplicissimi principi generali ha mostrato una realtà troppo complessa per essere descritta o prevista con precisione. Come scrive lo stesso Newton, "A causa della deviazione del Sole dal centro di gravità, la forza centripeta non tende mai verso quel centro immobile, e quindi i pianeti né si muovono lungo orbite perfettamente ellittiche, né percorrono due volte la stessa orbita. Le orbite di un pianeta sono tante quante sono le sue rivoluzioni, come accade per la Luna, e l'orbita di ogni pianeta dipende dal movimento combinato di tutti i pianeti, senza contare l'azione che [mediante la forza di gravità] ognuno di questi pianeti esercita sugli altri. […] Ma considerare simultaneamente tutte queste cause di movimento e definire questi movimenti [i percorsi segnati dalle orbite dei pianeti] mediante leggi esatte che consentano facili calcoli, eccede, se non mi sto sbagliando, la forza di qualunque mente umana". Morale: principi generali (che sono pochi e semplici) e precisione dei dettagli particolari si escludono a vicenda. Lo stesso vale nel campo della legge. La concentrazione esclusiva sul concreto e il particolare senza nessun legame con l’astratto e il generale (con i "palleggiamenti", per usare la sua espressione), è il miglior regalo che possiamo fare allo Stato totalitario, ladro e accentratore.

      Un saluto a lei.

      (*) Per ragioni di spazio non posso argomentare qui questa tesi (lo ho fatto in parte in altri articoli) ma i migliori argomenti a suo sostegno possono essere trovati in “Human Action” e “The Theory of Money and Credit” di Ludwig von Mises; in “Man, Economy and State” e “The Mystery of Banking” di Murray N. Rothbard (quest’ultimo in lingua italiana dovrebbe uscire questa settimana col titolo “Il Mistero dell’Attività Bancaria”, edizioni USEMLAB http://www.usemlab.com/); in “Money, Bank Credit and Economic Cycles” di Jesús Huerta de Soto. Per una efficacissima sintesi divulgativa degli argomenti contenuti in questi testi si veda “A Scuola di Economia” di Jesús Huerta de Soto e Francesco Carbone, Edizioni USEMLAB http://shop.usemlab.com/it/novita/14-a-scuola-di-economia-9788890389290.html .

  2. raniero says:

    Antonino Trunfio= il nulla.
    Inattendibile compagno di banco di Alemanno.

  3. Antonino Trunfio says:

    Marino è l’ennesimo francescano senza saio, che esercita la carità con il portafoglio degli altri. Deve pur raccontare due balle ai beoti imbecilli elettori romani, per farsi invece scambiare per un uomo giusto e altruista. Un vero verme. Altro che parassiti.

  4. Jur says:

    Ehm scusate , si potrebbe evitare di usare ogni riga la parola “parassiti” visto che è terminologia da nazisti ( una sorta di sinonimo tra l’altro di ebreo almeno ai tempi della Germania hitleriana )

    • Leonardo says:

      CHI VIVE ALLE SPALLE DEGLI ALTRI E’ UN PARASSITA. NULLA A CHE VEDERE CON EBREI E HITLERIANI! LEGGA MIGLIO, LEGGA NORDAU, LEGGA DIVERSI AUTORI DI CULTURA COERENTEMENTE LIBERALE E TROVERA’ DEGNA DEFINIZIONE DEL PARASSITISMO.

      • Veritas says:

        GRANDE MIGLIO1 Quache tempo fa ho avuto l’occasione di sentite una sua conferenza, registrata, nella quale la parola “parassita” veniva pronunciata mioltissime volte. Sono d’accordissimo con Lei.

    • Giovanni Birindelli says:

      Fermo rimanendo che trovo il termine “parassiti” perfettamente appropriato per descrivere coloro che vivono di risorse sottratte ad altri con la violenza invece che provenienti da un atto di scambio volontario, il nazismo è potuto esistere solo grazie al positivismo giuridico, cioè alla stessa idea filosofica di “legge” che è stata adottata dalla costituzione italiana.

  5. Paolo Bonacchi says:

    Ottimo. La mia domanda è: come superare il positivismo giuridico? Il “fratello nemico” (il giusnaturalismo) potrebbe costituire l’avvio di una nuova cultura dell’ordine sociale?

    • Giovanni Birindelli says:

      Grazie del commento. Le sue sono due domande importanti e diverse. Rispondo brevemente prima alla seconda e poi alla prima.

      “Il giusnaturalismo potrebbe costituire l’avvio di una nuova cultura dell’ordine sociale?” Nell’articolo ho difeso la legge intesa come principio generale e astratto, cioè come limite al potere.

      Ci sono due principali approcci filosofici al diritto che vedono la legge come principio generale e astratto. Il primo è il giusnaturalismo che vede la legge come qualcosa di innato nella natura; il secondo è l’evoluzionismo che vede la legge come il risultato di un processo spontaneo di selezione naturale di usi e convenzioni di successo. E’ in particolare questo secondo approccio che ho difeso nell’articolo, infatti personalmente trovo che il primo abbia due punti deboli. Il primo è quello di essere arbitrario (chi decide cosa è naturale? come dice Antiseri, non c’è nulla di più “culturale” del concetto di “natura umana”). Il secondo è quello di essere, per chi difende il libero mercato, contraddittorio: il libero mercato, il denaro, la lingua sono tutte istituzioni sociali che sono il risultato di un processo spontaneo di selezione di usi e convenzioni di successo (quindi non naturali: senza l’uomo e le interazioni fra persone che si sono susseguite nel tempo non ci sarebbero state). Perché la legge dovrebbe essere l’unica eccezione?

      Quindi, per rispondere alla sua seconda domanda, personalmente credo che l’evoluzionismo (la legge intesa come ordine spontaneo) sarebbe un punto di riferimento più solido del giusnaturalismo. Nei prossimi giorni su un sito dovrebbe essere pubblicato un mio articolo dove approfondisco esattamente questo punto. Quando sarà disponibile le metterò qui sotto il link nel caso la interessasse.

      “Come superare il positivismo giuridico?” cioè come passare dal positivismo giuridico alla legge intesa come principio (lasciando perdere per il momento le differenze fra giusnaturalismo ed evoluzionismo)? Questa è una domanda di tipo strategico. Anzi, secondo me è LA domanda di tipo strategico. A questa domanda ho cercato di dare una mia risposta avanzando una proposta pratica che in modo ultra sintetico illustro qui http://www.movimentolibertario.com/2012/11/privata-offerta-legislazione e in modo meno sintetico (ma con esempi pratici) qui http://catallaxyinstitute.wordpress.com/2012/06/19/proposta-pratica-per-cambiare-modello-sociale/

  6. Antonio Belmontesi says:

    Queste sono letture rigeneranti… Grazie!

  7. anthony scatena says:

    ottimo articolo

  8. Matteo C. says:

    Condivido l’articolo, anche se preferirei definire la progressività fiscale come “furto progressivo”, perché anche se il sistema fiscale non fosse ispirato al criterio della progressività darebbe comunque luogo a un furto (o estorsione) ai danni del cosiddetto contribuente.

    • Giovanni Birindelli says:

      Pienamente d’accordo. Nello spazio di un articolo tendo a evitare la giusta equazione tasse = furto in quanto richiede considerazioni sulla natura, la possibilità e l’eventuale opportunità dello stato minimo (non arbitrariamente definito) che non possono essere fatte in poche righe. Grazie del commento

  9. Franco says:

    Grande Biribdelli Giustificazione giurisica della limitatezza e obsolescenza di una costituzione di stampo ottocentesco, esclusivo riferimento agli ipocriti e ai parassiti di turno.

  10. Mauro Gargaglione says:

    Un’altro esempio di dove porta la cultura della prepotenza, diretta conseguenza del culto della legalità.

    Tasse: nel mirino dell’Ocse le società It.

    I grandi colossi, ma non solo, vengono accusati di ‘approfittare’ di scappatoie, che si ammettono legali, ma a denti stretti, per pagare meno tasse.

    E quindi?

    «L’OCSE vuole “cambiare registro” ed i suoi Paesi membri sembrano determinati a presentare un “piano d’azione” che sarà impiegato per “allineare il luogo in cui viene maturato l’introito con l’attività economica che ha generato tale incasso”. La bozza di proposta sarà presentata in occasione del prossimo G20 di luglio».

    Si cambiano le leggi et voilà, sei immdiatamente trasformato in criminale!

  11. alzarsi la mattina e leggere questo distillato di alto pensiero liberale classico non ha prezzo…grazie davvero
    Paolo

  12. Albert Nextein says:

    Travaglio non mi piace.

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