Prime Comunioni. Chiese piene, teste vuote

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di SERGIO BIANCHINI – Oggi chiesa strapiena. Anziani, genitori, bambini. Non c’è posto nemmeno in piedi e la gente si accalca all’entrata. Si, ci sono le prime comunioni e una doppia fila di una cinquantina di bambini vestiti tutti di bianco sfila nel corridoio centrale della chiesa e va a mettersi davanti all’altare. Intorno genitori ben vestiti, mamme eleganti in modi diversi anche moderni ma senza “offerte” seduttive, forse a parte i capelli curatissimi.

Il prete raccomanda il silenzio e poi parte la cerimonia con la parte più educativa iniziale. Ci sono le tre letture e poi la predica.  Si, tutte cose buone ed utili, antichissime e sempre valide: L’esortazione alla bonarietà, all’altruismo, all’auto consapevolezza e all’auto controllo, alla perseveranza, all’operosità gioiosa e non lamentosa, alla fiducia nella misericordia per chi sbaglia o pecca. Alla ricerca del bene e della sintonia col comandante, Gesù, che ha dato l’esempio affrontando per primo le avversità fino al suplizio, non fuggendo.

Il prete coniuga adeguatamente tutti gli insegnamenti con gli scritti sacri, i vangeli e le scritture bibliche, e con l’esperienza quotidiana a scuola, a casa e in famiglia.

L’edificio è bello, per fortuna antico e quindi con la maestosità tradizionale. Doppiamente percepibile se si pensa che fu costruito per un paese che era contadino e con 2 o 3 mila abitanti. Il confronto con la seconda chiesa grigia e di cemento armato costruita negli anni settanta è disastroso per la seconda.

Proprio l’altezza, la verticalità ormai abolita dall’egualitarismo, dà potenza architettonica alle vecchie chiese.

La new religiosity ha voluto abolire la solennità antica. Serviva? Alla luce dell’esperienza direi di no. Però forse dovevamo fare questa esperienza della new age per apprezzare di nuovo i prodotti millenari e liberarci dall’ansia innovatrice, rivoluzionaria, che non produce idee e programmi veri.

Penso proprio che la chiesa continui ad essere il principale fattore educativo e formativo della società. In particolare della società italiana che da 1500 anni è animata principalmente dall’attivismo ecclesiale.

La scuola attuale con la sua grandiosa crisi svela anche il fallimento del tentativo di costruire una scuola di stato senza risolvere il problema del rapporto con la tradizione cattolica. Il paradosso della scuola italiana è che è sempre stata in mano alla sinistra democristiana la quale però non ha potuto e voluto costruire una seconda chiesa e quindi ha fatto della scuola non un luogo con priorità formative ma un luogo di sperimentazione della socialità benevola per i dipendenti statali magari aperta anche all’insegnamento cattolico ma non solo. Inoltre il livello sindacale sempre più dominante ha dovuto accettare la prevalenza CGIL che era sempre stata animata da filosofie anticattoliche.

Oggi la scuola non educa nessuno, anzi diseduca e fornisce modelli esistenziali incompatibili con la spiritualità profonda prevalente della nostra gente. Modelli di avventurismo esistenziale, genialoide, nomadistico e ribellistico. Liberista  ma ormai sempre più oppresso dai dogmi del politicamente corretto che impazzano e riempiono i muri delle aule di innumerevoli “regolamenti”.

Regolamenti gioioso-minacciosi, sostenuti da docenti instabili, variegati, non guidati, anzi guidati solo dai media e abbandonati dalla struttura ministeriale.

Rileggendo Don Milani vedo che segnala l’assenza nei contenuti della scuola di stato dell’importanza della chiesa nella nostra storia. Cito dalla famosa lettera: ” tre anni su brutte traduzioni di poemi antichi (Iliade, Odissea, Eneide). Tre anni su Dante. Neanche un minuto solo sul vangelo”.

Si, la diatriba sulla religione a scuola si è fermata sulla presenza o meno del docente di religione. Ma sul ruolo formativo storico degli scritti sacri e della chiesa nella mentalità dell’Italia e dell’occidente c’è davvero una rimozione.

Comunque le mie convinzioni circa le principali urgenze della scuola di stato le ho già espresse compiutamente e prescindono, per ora, dai contenuti, salvo la ricognizione ed il dibattito sui libri di testo che ho provato a fare trovando resistenze micidiali. Secondo me non a caso.

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One Comment

  1. L.I.F.E. FEDERALE says:

    Molte persone rispettano i principi cristiani ,le formalità cattoliche non richiamano i principi,ma le abitudini.
    Non sono teste vuote quelle che assistono ai battesimi,primen comunioni cresime,non c’è l’amore per Cristo in molti di loro,ma il rispetto delle consuetudini,apparire,ma non convincere!
    E.Ricci
    LIFE FEDERALE

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