Primarie del Pd: passa Rosi Bindi, Giorgio Gori no

di REDAZIONE

Rosi Bindi passa, Giorgio Gori no. Il Lombardia si affermano i trentenni, mentre in Piemonte la spuntano i candidati del territorio. Sono questi i risultati più significativi del primo giorno di primarie per i parlamentari del Partito democratico.

In nove regioni (Piemonte, Liguria, Lombardia, Alto Adige, Umbria, Abruzzo, Molise, Campania, Calabria) gli elettori del Pd hanno deciso ieri chi candidare in Parlamento mentre in altre undici (Veneto, Trentino, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Puglia, Basilicata, Sicilia, Sardegna) si vota oggi. In campo anche gli elettori di Sel per i candidati del partito di Vendola.

TORINO  

Torino e Provincia la bassa affluenza (23.600 elettori, il 26% rispetto al ballottaggio del 2 dicembre) premia i candidati del territorio. Il più votato è l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano (5.998 preferenze), che si colloca davanti al segretario provinciale del partito, Paola Bragantini (4.226). Spicca l’affermazione della giovane Francesca Bonomo, 28 anni, candidata proposta dai Giovani Democratici, che con i suoi 3.829 voti ha superato figure di spicco come parlamentari uscenti e amministratori di lungo corso. Dal Pd osservano che «il risultato politicamente più rilevante è il posizionamento delle candidate donne, che ottengono quattro dei primi sei migliori risultati».

PIEMONTE  

Cuneo il consigliere regionale Mino Taricco ha totalizzato 2080 voti (25,34%), davanti a Patrizia Manassero con 1503 voti (18,31%) e Chiara Gribaudo con 1430 voti (17,42%). Poi Marta Giovannini (1135 voti, 13,33%), Massimo Borrelli (896, 10,92%), Flavio Manavella (586, 7,14%), Pierpaolo Varrone (578, 7,04%). Ad Asti l’ha spuntata Massimo Fiorio (1275 preferenze su 2347 votati). Dietro di lui Giorgio Ferrero con 909 voti e il segretario provinciale del Pd Francesca Ferraris con 839 . AdAlessandria i vincitori sono Daniele Borioli, il “veterano” del partito, e Cristina Bargero, 37 anni, la più giovane nella rosa dei candidati. A Novara la più votata è stata la segretaria provinciale Elena Ferrara, seconda la segretaria provinciale Elena Ferrara. Al terzo posto si è piazzato il consigliere provinciale Fabrizio Barini con 1220 preferenze, quarto il membro della segreteria provinciale Roberto Leggero. Nel Verbano Cusio Ossola il sindaco di Vogogna Enrico Borghi ha ottenuto 57,57 % delle preferenze, mentre l’ex primo cittadino di Verbania Claudio Zanotti si è fermato al 38,41%. A Biella l’outsider Nicoletta Favero ha fatto meglio dell’ex sindaco Vittorio Barazzotto.

LOMBARDIA  

Sono i trenta-quarantenni i vincitori delle primarie del Pd in Lombardia, secondo i primi dati. Oltre a Veronica Tentori, ventisettenne che ha vinto a Lecco, appaiono ai primi posti nelle rispettive province Pippo Civati, (37 anni) a Monza, Alan Ferrari (37) a Pavia e Chiara Braga (33) a Como. La quarantottenne Elena Carnevali s’impone a Bergamo con 6149 voti (31,18%) mentre fa flop Giorgio Gori. Lo spin doctor di Matteo Renzi ha preso solo 2552 preferenze fermandosi sotto il 13% dei voti: in lista è quarto preceduto anche da Giovanni Sanga con il 20% e da Giuseppe Guerini con il 16%. Come tutti gli altri candidati, Gori sarà comunque in lista ma in una posizione fortemente a rischio. Nella provincia di Milano tra gli uomini risultano i votati nell’ordine: Matteo Mauri, Franco Mirabelli, Emanuele Fiano e Franesco Laforgia. Tra le candidate trionfa Barbara Pollastrini (4527 voti) seguita da Lia Quartapelle (4344).

LIGURIA  

In Liguria hanno votato in 30 mila. A scrutinio ancora in corso il responso è: primo Mario Tullo, secondo il segretario regionale Lorenzo Basso, terzo il sindaco di Bogliasco Luca Pastorino e quarta la deputata uscente Roberta Pinotti. Due donne al comando nell’imperiese e nel savonese. A Imperia trionfa Donatella Albano. Nel Savonese, dopo un lungo testa a testa con Franco Vazio, l’ha spuntata Anna Giacobbe, che tra il 2002 e il 2008 è stata Segretaria generale della Cgil Liguria. Alla Spezia successo del responsabile giustizia del Pd, Andrea Orlando, che sarà capolista in Liguria e lascerà quindi il posto a Massimo Caleo, vicesindaco di Sarzana.

CALABRIA 

Rosi Bindi supera lo scoglio delle primarie in provincia di Reggio Calabria. La presidente del partito passa insieme al consigliere regionale Demetrio Battaglia. In provincia di Cosenza, invece, tra i candidati uomini si delinea una battaglia a tre tra il deputato uscente Franco Laratta, il sindaco di Diamante, Ernesto Magorno e Bruno Villella. Non ce l’avrebbe fatta, invece, il consigliere regionale Mario Maiolo. Tra le donne, invece, si delinea la vittoria di Enza Bruno Bossio, componente la direzione nazionale, e Stefania Covello. Nel Vibonese, infine, dovrebbe spuntarla il consigliere regionale Bruno Censore. Il commissario regionale del Pd della Calabria Alfredo D’Attorre è il candidato che invece ha ottenuto il maggior numero di consensi nelle primarie in provincia di Catanzaro.

BASSA AFFLUENZA  

I votanti sono in flessione un po’ ovunque. Tengono Lombardia (mila persone alle urne a Milano, oltre centomila in tutta la Regione), Calabria e Toscana. Intanto Pierluigi Bersani comincia a scaldare i motori della campagna per le politiche lanciando, via tweet, lo slogan elettorale «l’Italia Giusta». E presentando sul sito il logo del partito con l’acronimo (Pd) inserito in un cerchio bianco all’interno di un rettangolo color rosso. Volenti o nolenti, quasi tutti nel partito, tranne chi di fatto sa già che sarà nella «quota protetta» del 10 per cento, si sono messi in gioco, rischiando la candidatura: dai decani, che hanno ottenuto la deroga per il limite dei tre mandati, come Anna Finocchiaro, che corre “fuori sede” a Taranto ad alcuni membri della segreteria Pd, come Stefano Fassina e Matteo Orfini in corsa a Roma. Il rischio esclusione è alto per i parlamentari uscenti, sfidati da molti esponenti che sul territorio hanno grandi bacini territoriali. Così come la doppia preferenza uomo/donna è un pericolo per i parlamentari maschi.

I RENZIANI  

Nutrita la pattuglia di renziani in corsa, dal presidente del consiglio dell’Emilia Romagna Matteo Richetti a Giorgio Gori che corre a Bergamo fino al vicesindaco di Firenze Dario Nardella fino all’assessore comunale Rosa Maria Di Giorgio, entrambi in corsa a Firenze. La difficoltà della posta in gioco ha, invece, spinto molti parlamentari uscenti, come l’operaio della Thyssen Antonio Boccuzzi, Sandro Gozi e Paola Concia, a rinunciare alla corsa. Alla fine non si sono candidati – e probabilmente finiranno nel “listino” – neanche decani come Franco Marini e Giuseppe Fioroni e nuove personalità, come la portavoce del comitato Bersani alle primarie, Alessandra Moretti, e il coordinatore della campagna per Matteo Renzi sempre alle primarie Roberto Reggi. Molti, invece, puntano ad arrivare in Parlamento per la prima volta: in Puglia il fratello del sindaco di Bari Alessandro Emiliano e ben 4 consiglieri regionali uscenti sfidano i deputati uscenti Francesco Boccia, Dario Ginefra e Gero Grassi. Ed è proprio nel tacco d’Italia è scoppiato un caso: l’assessore regionale Fabiano Amati e i consiglieri Ruggiero Mennea e Donato Pentassuglia, esclusi dalla corsa, si sono autosospesi dal gruppo in Regione denunciando «primarie porcellum» per i metodi con cui, a livello regionale, sono state concesse le deroghe per consentire agli amministratori di partecipare alle primarie.

GLI ALTRI  

Piazza molto affollata anche a Roma, dove oltre ai parlamentari uscenti, come Marianna Madia e Roberto Morassut, tentano la scalata un gruppo di consiglieri regionali uscenti e il segretario romano Marco Miccoli. A Bologna è in corsa il presidente dell’associazione dei famigliari delle vittime della strage del 2 agosto Paolo Bolognesi. I tempi per conoscere vincitori e vinti saranno un po’ più lunghi e un quadro complessivo si avrà solo il 2 gennaio.

FONTE ORIGINALE: www.lastampa.it

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4 Comments

  1. Arcadico says:

    Noto con piacere che i politici in odore di … trombata elettorale … si riciclano in territori … incontaminati … stile prima repubblica!!

    W … l’Italia!!!

  2. Antonino Trunfio says:

    dice nulla al popolo beota e belante, che il monumento al cattocomunismo itagliano, al secolo rosa binda, venga candidata nella provincia della ndrangheta : reggio calabria, piana di gioia tauro, bovalino, locri ?

  3. lucafly says:

    Il successo della Bindi è la dimostrazione che il paese è un Malato grave…..e un vero malato deve morire. Amen

  4. Albert Nextein says:

    Fanno bene a contarsi tra loro.
    Che un materiale da riciclo per mangimi come la bindi sia stata preferita ad uno come gori ,che mi pare quantomeno molto più brillante e uomo di successo , mi dice tutto sulla vera natura del Pd.
    Nonostante i vezzi “democratici” invalsi nell’uso , il Pd rimane un cesso munito.
    Munito significa ,dalle mie parti, ostruito.
    E’ anch’esso avviato a un più lento declino rispetto ad altri.
    E’ il declino della nomenclatura ex-filosovietica.
    Poi, del meccanismo , dei numeri ,delle provincie , delle regioni, a me non interessa un fico secco.
    Un partito sano avrebbe indicato renzi.

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