Prima gli italiani, via la bandiera del Veneto in tribuna dallo stadio a Padova. Grazie, Salvini

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di Corrado Callegari – Prima di qua, prima di là, alla fine i buoni risultati arrivano. Dai e dai, l’ordine pubblico prefettizio torna in auge e le pericolose insegne venete, la bandiera col leone che ha spesso sventolato in tribuna allo stadio di Padova, possono essere finalmente bandite. Fa niente se quella bandiera è il simbolo inequivocabile di una Regione e campeggia con quella italiana e magari quella europea ogni tanto, davanti alle istituzioni. La questione semplice è che è un simbolo venetista, e per il prefetto è un inno alla secessione. Antiunitario. Dunque, sequestriamola. Massì, siamo abituati a queste iperboli della mente burocratica che declina in eversione tutto ciò che è espressione di un territorio, di una identità. Un tempo, piuttosto lontano, una boiata simile sarebbe stata oggetto di rimbrotto da parte della Lega. Oggi che la Lega non esiste più, ma esiste solo una questione nazionale, dobbiamo metterci tutti la divisa. Dio, Patria e famiglia. Ma perché non togliete anche dalla Costituzione che il territorio è fatto da enti locali, da regioni, comuni e che l’autonomia è un diritto costituzionale? Proviamo anche a eliminare i confini interni, tanto siamo tutti uguali. Così il Nord potrà non pagare il bollo senza il rischio che arrivi l’Agenzia delle Entrate. Potremmo andare in autostrada senza pagare il pedaggio, perché così fan tutti. Avremo finito di pagare troppe tasse, perché tanto tutti ne pagheremo meno. Via il leone, su il tricolore. Viva Matteo Bonaparte. Poi il governatore Zaia non si lamenti. Chi di promesse ferisce, di prefetto perisce.

Corrado Callegari, Grande Nord-Partito dei Veneti

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One Comment

  1. giancarlo RODEGHER says:

    Al contrario io ringrazio quel prefetto o questore che sia perché a forza di provvedimenti del genere l’identità Veneta si rafforza e si allarga a macchia d’olio su tutto il territorio Veneto.
    Non è che i Serenissimi abbiano fatto poco, eppure con quel gesto simbolico avevano ed hanno risvegliato l’orgoglio Veneto. L’orgoglio di non essere mai stati italiani ma di essere sempre stati Veneti.
    Anche a Roma credono che solo il centralismo può essere vincente, ma poverini hanno già perso.
    In tutto il mondo ci sono ribellioni, proteste, marcie contro stati illiberali e senza anima.
    L’uomo non di solo autoritarismo o mancanza di libertà vive, ma vive anche o solo di ricordi, di storia, di lingue, di tradizioni, di voglia di liberarsi da catene inventate a tavolino da gente ormai morta e sepolta. Vive di speranza di potersi autodeterminare, di sognare che un giorno finalmente ritorneremo liberi, autonomi o meglio ancora indipendenti perché grazie a questo stato italiota servito da italioti puri la meta si sta avvicinando sempre di più ed inesorabilmente.
    Adesso c’è l’IVLA, l’ALITALIA, e moltissime altre decine di crisi aziendali e ciò dimostra il fallimento di un sistema che anziché esaltare, valorizzare, rendere sempre più autonomi territori con vocazioni molte diverse da altre della penisola ha sempre cercato di soffocarle per favorire altri territori diventati vere voragini di sprechi e malapolitica . Altro che questione morale che evocava Berlinguer qui ci troviamo difronte ad una volontà per il perseguimento continuo dell’unità quando i problemi sono altri e non esistono soluzioni degne di questo nome. Come già scritto i nodi sono venuti al pettine tutti assieme grazie anche al M5S, al PD, LEU e ITALIA VIVA che stanno uccidendo la famosa unità d’Italia.
    Ora, dobbiamo sperare che molti servitori dello stato tutti italioti continuino in queste azioni di disturbo e vilipendio o peggio negazione della nostra identità. Così facendo stanno favorendo quanto noi speriamo. Una presa di coscienza di chi eravamo, di chi siamo e di chi potremmo diventare una volta indipendenti da un sistema, quello italiano che ha mostrato e mostra continuamente il suo ormai declino inevitabile e con esso la nostra futura libertà.
    WSM

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