Prima gli animali. L’incendio al gattile di Rho

Gattile in fiamme

di STEFANIA PIAZZO – Il gattile di Rho è andato a fuoco, e l’inferno si è portato via con sè più di 100 gatti colpevoli di essere rinchiusi lì in quello sciagurato disastro. Ancora una volta non capiamo perché debba essere la specie animale ad espiare le colpe degli uomini, fino alla morte e alla morte più atroce. Si parla di cause accidentali. Parliamoci chiaro. Le strutture di accoglienza, i rifugi, i canili, i gattili, vivono grazie al volontariato. Esercitano un potere sostitutivo rispetto all’inciviltà di chi abbandona, degli enti locali impegnati in fuochi d’artificio e sagre del cinghiale, di chi colpevolmente non sterilizza e vive il rapporto con i gatti come se si vivesse nel mondo rurale della cascina di 50 anni fa, di chi se ne lava le mani nei meandri della veterinaria pubblica o privata. Accanto a professionisti eroi, ci sono professionisti del cartellino.

Siamo anni luce lontano da piani massicci e risolutivi di sterilizzazione, non se ne parla affatto. Le gattare confidano nei “modici prezzi” di cliniche veterinarie amiche. Ancora una volta ti chiedi cosa siano e dove siano le colonie feline, chi debba sterilizzare, chi debba pagare. La legge dice che la cura degli animali sul territorio spetta al sindaco. Non è quasi mai così. Non è così. Se trovi un gattino e lo vuoi sterilizzare, paghi di tasca tua. Nidiate di piccoli nei mesi del calore ripopolano la certezza di una vita grama e di stenti. L’ignoranza fa il resto, convinta che tanto “il gatto si arrangia”. Sì, per poco. E al prezzo di una sopravvivenza indegna. Va sterilizzato il greve pregiudizio di chi pensa ancora così, tanto sono gatti. Anzi, figli di un gatto minore.

La legge n. 281 del 1991 (legge quadro nazionale, dettata a prevenzione del randagismo ed a tutela degli animali d’affezione) la conoscono, i sindaci? Chi vigila sull’osservanza delle leggi e delle norme relative alla protezione degli animali presenti sul territorio comunale di cui egli, ai sensi del DPR 31 marzo 1979? Chi applica l’ordinanza sui bocconi avvelenati?

Attuando la Legge regionale 33/2009, il Regolamento lombardo- pubblicato sul BURL n. 15 del 14 aprile 2017 –  prevede, per quanto riguarda i gatti:
– l’obbligo di identificazione, oltre che per i gatti destinati al commercio, anche per quelli delle colonie feline;
– i requisiti dell’oasi felina, per ospitare i gatti non ricollocabili in colonia, o quelli che non si adattano alla vita in una struttura chiusa;
– la possibilità di accesso di cani, gatti e conigli negli ospedali e nelle case di riposo, secondo le condizioni stabilite dalle strutture sanitarie o sociosanitarie.

Torniamo al miracolo dei gattili che esistono grazie all’amore del volontariato e non per la volontà della mano pubblica.

Le strutture da sole non ce la fanno. Mesi fa un corto circuito mandò a fuoco il canile della Valbasca, a Como. Un’altra fatalità. Certo è che al Sud la barbarie incendia gli animali per disfarsene. Al Nord, con leggi regionali che dovrebbero finanziare il sostegno alle strutture, alla loro sicurezza, non dovrebbe più accadere che la fatalità bruci vivi gli animali. Si faranno tutte le raccolte fondi del mondo, ma resta sul tappeto il problema del randagismo felino e canino. Certo, non siamo ai livelli patologici del Mezzogiorno, ma la questione è seria. Se ci sono i soldi, quanti sono? E se li hanno visti, come li hanno distribuiti, spesi, ad esempio, in Regione Lombardia. Nel mare del residuo fiscale che la Lombardia vanta sulla Capitale, basterebbe ben poco per dare certezza di vita e non di morte agli animali che trovano un riparo e forse una adozione. Piani di messa a norma, di prevenzione antincendi. Invece basta una scintilla perché tutto si riduca in una baraccopoli fumante di corpi innocenti. E perché le altre strutture non dicano “speriamo non capiti a noi”. Non si deve ripetere un altro olocausto.

Prima gli animali.

 

http://www.dimensioneanimalerho.org/

Per aiuti:

IBAN IT42E0558420500000000018432

 

INTESTATO A

DIMENSIONE ANIMALE RHO

 

 

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