Prima era il Nord, e dopo?

di GIULIO ARRIGHINI E ROBERTO BERNARDELLI*

Ma l’Unione Padana, che ha come missione, e non se ne vergogna rispetto ad altri “padri fondatori” delle libertà del Nord, l’indipendenza della nostra terra, senza barattarla con posti di potere, non ha nulla da dire o non ha titoli per essere chiamata in causa nel dibattito per la creazione di una nuova realtà indipendentista, lanciata con intelligenza proprio da questo quotidiano? Se non esiste, il nostro spirito di indipendenza, lo si può subito dire, se invece esiste, dando prova peraltro di quotidiana libertà di espressione grazie alle pagine di questo giornale, in cui si alimentano i dibattiti critici e anche le campagne elettorali dei nuovi governatori, allora c’è spazio per considerare aperta la partita tra inter pares, in cui il nostro movimento, in Lombardia, ci risulta essere il solo ad essere rimasto fedele a se stesso. E dalla coerenza, in politica, si deve partire.

E’ infatti già passata, bella che veloce, la favola del voto utile. E anche del progetto egemonico. L’egemonia della Lega al Nord, quella che ha caratterizzato la campagna elettorale del 75% di tasse a casa dei lombardi. Per ora quella massa d’urto di 20-22 milioni di cittadini del Nord, è una massa d’urto di crisi e di disillusione, di cassa integrazione e di esodati, di fame, di politici del Nord che non mollano il doppio incarico, di aziende che chiudono, di un sistema scolastico inidentitario, saccheggiato quindi da altre meritocrazie e scartato tra le priorità del progetto “egemonico”. Cultura e scuola sono sparite della faccia della terra politica. Ma l’identità aggregativa socio-economica sembra essere diventata la sola ragione sociale di tutti i partiti. E si vede. Hanno perso elettorato, hanno perso l’anima, hanno ammazzato i sogni. Hanno spostato la missione politica, non essendo in grado di affrontare il tema del lavoro, del diritto a trovarlo e conservarlo a casa propria, in altre questioni sociali di più facile presa: i diritti civili. Sono sempre il jolly quando la politica cerca di comperarsi consenso tra le fasce di altri “emarginati”, allargando così il bacino di una guerra tra poveri: gli stranieri, le coppie di fatto, gli esodati, i senza lavoro. E così, anziché iniziare a sanare un problema, la politica genera i mostri di nuove conflittualità sociali. C’è chi vi attinge per il futuro elettorale, e c’è chi vi pesca perché gli è rimasto solo quello, la bandiera dell’immigrazione, come eco di ritorno di un passato che gonfiava le urne.
Se non deve far riflettere il fatto che persino la Lega nel quartiere del picconatore folle ha ricevuto fischi e “a casa”… su cosa si deve riflettere? Magari sulla coerenza e i risultati.
Oggi il dibattito, esaurito a quanto pare l’innamoramento per l’egemonico 75%, in parte anche dovuto al riflesso condizionato della subalternità leghista al Cavaliere romano, si sposta su un altro terreno. Il Prima il Nord… è già superato da un: e dopo? Il già e non ancora,  come lo si organizza? E allora ecco che altrove ma non troppo lontano riprende corpo il pensiero di un movimento separatista, indipendentista, aggregativo, a superamento del quasi niente che c’è sulla piazza. Di indipendentista nella Lega c’è solo l’indipendenza, ad andare avanti così, dal proprio elettorato, che è in secessione elettorale verso altro.
In effetti, quello che c’è sulla piazza, di parole indipendentiste non ne spende. Né può spenderne, essendo legato mani e piedi ai partiti fratelli di questo Stato, alleati all’apparato. Un’alleanza nata per non sparire, che ha fatto sparire altro. E allora c’è bisogno di una nuova costola credibile, di qualcuno che si prenda la briga di sporcarsi le mani e la bocca pronunciando la parola magica del separatismo? Non crediamo sia questo l’obiettivo. Se fosse solo un “fallo tu che io non posso”, sarebbe un peccato.
Ma se la carta da spendere è quella di essere inclusivi, inclusivi nelle libertà e inclusivi delle forze che sui territori le rappresentano, allora è questa la strada buona.
*segretario e presidente Unione Padana
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7 Comments

  1. Albert Nextein says:

    Secondo me non serve impegnarsi su un progetto di indipendenza troppo esteso.
    Esteso a troppe regioni.
    Io mi concentrerei su un lombardo-veneto e stop.
    Il mezzo è la protesta fiscale.
    Una volta rotto il fronte, la gente delle altre regioni del nord segue da sola.
    E’ inutile sognare di progetti faraonici , omnicomprensivi, generali.
    Meglio occuparsi di cose piccole, e riuscire in quelle.

    • Alterego says:

      Ragionevolmente la politica dei ” piccoli passi ” in questa situazione in questo momento mi sembra sia l’unica praticabile, anche perché è la sola alternativa ala nulla cosmico di oggi.
      Veneto e Lombardia non sono più ” Padano-Alpini ” di Emilia, Piemonte e Liguria, semplicemente sono + avanti.
      Quindi è giusto che comincino DA SUBITO con i referendum e le manifestazioni (se ci saranno le condizioni e i numeri).
      Non ho dubbio gli altri seguiranno a ruota.

  2. max says:

    Vi ammiro per la perseveranza e la costanza delle vostre idee per una Lombardia libera e indipendente,oltre allo sforzo economico per mantenere vivo il progetto ma penso che tutto questo non sia possibile,per delle ragioni molto semplici,le persone come Maroni,Cota,Tosi,e tutti i lecca culo profittatori della buona fede dei lombardi,veneti,piemontesi,friulani che dopo un quarto di secolo non due anni ma ben 25 si ritrovano peggio dell’anno zero che speranze possono avere secondo voi,poche se non pochissime.
    Solo il tracollo economico può portarci alla separazione ma cosa ci rimarrebbe dopo tanto lavoro,progresso le clave,non è questo che ci meritiamo a prescindere dalle cazzate della Lega Nord.

  3. Riccardo S. says:

    Nemmeno il tempo di lanciare l’idea di un nuovo progetto indipendentista che già vengono reclamati dei diritti in merito alla costruzione di esso.
    Per la serie “cominciamo bene”.

    Personalmente penso che il cammino di tale movimento dovrà seguire i seguenti punti:

    1) Riunire tutte le realtà autonomiste/indipendentiste.
    2) Coinvolgere tutte le comunità italiane (nord/sud).
    3) Creare un manifesto apolitico coinvolgendo elettori di tutti gli schieramenti politici.
    4) Distruggere ciò che rimane della Lega Nord come partito e soprattutto i pregiudizi nati intorno ad essa dannosi per la nostra causa.

  4. AUVERNO says:

    Ci state prendendo per i fondelli o siete dissociati? A parte il fatto che mi sembra non sia stato “chiamato in causa” alcun movimento indipendentista, voi non siete quelli che fate da stampella alla Lega in quel di Brescia?
    Scrivete: “E allora c’è bisogno di una nuova costola credibile, di qualcuno che si prenda la briga di sporcarsi le mani e la bocca pronunciando la parola magica del separatismo? Non crediamo sia questo l’obiettivo. Se fosse solo un “fallo tu che io non posso”, sarebbe un peccato.” Mi pare che questo ruolo a Brescia lo state svolgendo voi

  5. Euskaldun says:

    Intanto la Lega Nord per l’Indipendenza della Padania, vi ospita nella Lista per le comunali di Brescia. Quindi qualcosa cerca di costruirlo, e al posto di cercare lo scontro frontale utile solo a Roma Ladrona, cercate di costruire qualcosa, proporre e magari essere in grado di raccogliere le firme per candidarsi da qualche parte.
    PADANIA LIBERA!

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