BENZINA, PAGHIAMO ANCORA LA TASSA SUL BELICE

di GIANMARCO LUCCHI

In Italia la benzina è ormai la più cara d’Europa e ciò non avviene certo nel Paese col più alto tenore di vita del Continente, anzi. E’ il frutto delle accise pazzesche che paghiamo su ogni litro di carburante, tasse che si sono via via accumulate nel corso dei decenni e alle quali le fameliche casse statali non hanno voluto più rinunciare.

Ma quanto incidono le tasse sul prezzo di un litro di benzina? Il calcolo fatto dalla rivista  Altroconsumo fa riflettere ed è davvero significativo: in effetti, secondo l’associazione dei consumatori, l’acquisto in questione prevede il pagamento di ben il 60% di imposte, una percentuale raggiunta grazie soprattutto all’ultima manovra finanziaria. Un dato così inequivocabile non può che suscitare polemiche, anche perché ormai il nostro paese è molto distante dalla media del continente europeo in questo ambito. Nulla di nuovo sotto il sole, i carburanti italiani sono come detto i più cari d’Europa. La constatazione è stata possibile mediante un attento monitoraggio di vari distributori di tre città importanti come Roma, Napoli e Milano, il quale ha messo in luce quante differenze vi siano in merito alle varie modalità e al tipo di marchio. Non si deve girare troppo intorno al problema, le autovetture stanno diventano un bene di lusso a tutti gli effetti e il 2011 ha confermato questo fatto con rincari mai visti e sempre ingiustificati. Secondo l’associazione, i prezzi tra distributore e distributore non sono molto diversi tra di loro, ma c’è l’esempio importante di Napoli, in cui gli automobilisti sono costretti a pagare anche 2,58 centesimi di addizionale regionale; l’unico modo per poter dire di aver risparmiato con i carburanti è quello di sfruttare il self-service (-2,5%), una percentuale che può anche aumentare del doppio nel caso delle pompe bianche, vale a dire i distributori indipendenti.

Purtroppo, l’indagine ha anche messo in luce che la concorrenza del troppo settore è ancora troppo bassa, quindi è sempre meglio affidarsi a questi distributori che non sono legati ad alcuna compagnia petrolifera, altrimenti si rischiano continuamente dei salassi finanziari. Tra l’altro, anche se si dovessero eliminare le tasse dal prezzo finale, ci si accorgerebbe che le tariffe italiane rimangono le più alte d’Europa. Le responsabilità fiscali di questi rincari sono note: si va dall’Iva al 21% fino alle accise che da decenni fanno lievitare le cifre, con il costo della benzina che in appena un anno è aumentato di ben trentacinque punti percentuali. Nel 2012 ci sarà bisogno di una svolta: o si interviene con urgenza sulle tariffe oppure andremo davvero tutti a piedi.

Ma ecco l’elenco incredibile delle accise che nel corso dei decenni si sono accumulate sul costo della benzina:

1,90 lire per la guerra di Abissinia del 1935; 

14 lire per la crisi di Suez del 1956; 

10 lire per il disastro del Vajont del 1963; 

10 lire per l’alluvione di Firenze del 1966; 

10 lire per il terremoto del Belice del 1968;

99 lire per il terremoto del Friuli del 1976;

75 lire per il terremoto dell’Irpinia del 1980;

205 lire per la missione in Libano del 1983;

22 lire per la missione in Bosnia del 1996;

0,020 euro per rinnovo contratto autoferrotranviari 2004.

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