Previsioni da dopoguerra. Il 20% delle imprese del Nord non riaprirà. Per fortuna che “lo Stato c’è…”

Secondo le stime fornite da più di 4mila 400 Consulenti del Lavoro, interpellati tra il 23 e 25 marzo, sull’impatto che l’emergenza COVID-19 sta avendo su imprese e territorio, il blocco delle imprese previsto dai DPCM 11 e 22 marzo (e successive modifiche), unitamente alla chiusura volontaria di altre, ha portato alla sospensione del 65,5% delle attività imprenditoriali presenti in Italia. Un dato che risulta in linea con la recente nota Istat (Memoria scritta per l’esame del disegno di legge AS 1766), secondo cui le attività sospese per effetto del DPCM 22 marzo, sono il 50,5% del totale.

A queste si sommerebbe un 15% che ha invece sospeso o chiuso volontariamente (fig. 1). Un impatto enorme e senza precedenti che riguarda l’intero tessuto produttivo italiano, interessando allo stesso modo le regioni del Nord, dove la quota delle attività sospese è stimata al
65,5% e le regioni di Centro e Sud Italia, dove la percentuale si colloca rispettivamente al 66,6% e 64,9%.
Della restante parte di imprese ancora in attività (34,5%), solo l’11,5% continua a lavorare come prima, mentre il 23% segnala comunque un rallentamento del lavoro. Come noto, il blocco produttivo causato dall’emergenza si è manifestato in un tessuto già fortemente affaticato, dove iniziava a farsi strada un nuovo rischio recessione.

La maggioranza dei Consulenti (40,9%) stima che le il rischio di chiusura potrebbe riguardare tra il 10 e 20% delle attività, mentre il 18,6% pensa che l’emorragia del sistema potrà essere contenuta entro il 10%. Ma il restante 40,5% reputa che l’impatto possa essere in prospettiva elevatissimo, con più del 20% delle attività costrette a chiudere definitivamente (fig. 2).

In questo caso, le previsioni sono molto differenti a livello territoriale. Al Nord, la maggiore solidità del tessuto produttivo porta a previsioni decisamente migliori: solo il 28,8% dei Consulenti stima che la chiusura interesserà più del 20% delle imprese, mentre la stragrande maggioranza la prevede inferiore e il 25,5% al di sotto del 10%. Di contro, al Centro e al Sud, la percentuale di quanti prevedono che l’emergenza porterà alla chiusura di più del 20% delle imprese è più alta: rispettivamente al 43,3% e 50,4%.

L’impatto sul lavoro

Come è stata fronteggiata l’emergenza lavoro da parte delle aziende? Secondo la maggioranza degli intervistati (45%), le aziende italiane hanno per lo più cercato di adottare un mix di misure, tra lavoro in presenza, lavoro da casa e ricorso a ferie e permessi, in modo da diluire la presenza in sede, soprattutto se non essenziale per l’attività core, “ridistribuendo” i costi dell’emergenza sull’intera comunità aziendale: una tendenza questa che ha caratterizzato soprattutto le imprese del Nord, presumibilmente più innovative in termini di organizzazione del lavoro (51,3%), rispetto a quelle del Centro (42,1%) e del Sud (39,6%) del Paese.

 

In seconda battuta, il 28,3% dei Consulenti del Lavoro coinvolti dal questionario indica il ricorso all’utilizzo di ferie e permessi, modalità più diffusa al Centro (33,4%) e al Meridione (30,5%), rispetto al Settentrione. Solo il 10,8% dei Consulenti indica, invece, come comportamento principale delle aziende il ricorso allo smart working, anche se al Nord la percentuale è leggermente più alta (13,2%), mentre secondo un altro 10,7% le imprese hanno invece cercato di garantire quanto più possibile la presenza in sede di tutti i lavoratori: una percentuale questa che varia dall’8,2% del Centro-Nord al 15,2% del Sud.

A ormai tre settimane dalle prime restrizioni, lo scenario occupazionale nelle aziende italiane risulta, secondo le stime fornite dai Consulenti del Lavoro, articolato come segue (Tav. 1).
– Il 65,8% dei dipendenti (si stima circa 8 milioni 434 mila addetti nelle aziende) non lavora: il 44,6% perché interessato dal blocco delle attività produttive previste dai DPCM 11 e 22 marzo e il 21,2% per altri motivi (ferie obbligate, la sospensione volontaria delle attività).
– Il 34,2% (si stima 4 milioni 384 mila lavoratori dipendenti) continua a lavorare, nel 17,2% dei casi (2 milioni 205 mila) principalmente o esclusivamente da casa, mentre un altro 17% (2 milioni 179 mila) principalmente o esclusivamente in sede.

Anche in questo caso, lo scenario appare molto omogeneo sul territorio nazionale, con poche differenze significative per macro area: al Nord, sono il 64,7% i dipendenti delle aziende che al momento non lavorano (al Centro e al Sud la percentuale è del 66,8% e 66,6%). Tra quanti lavorano, al Centro e soprattutto nel Settentrione, il lavoro agile prevale su quello in sede, mentre al Meridione è quest’ultima la modalità prevalente tra i dipendenti che ancora lavorano.

 

La vastità dello stallo occupazionale che interessa l’Italia porta a prevedere in prospettiva un ricorso diffusissimo agli ammortizzatori sociali. Secondo la maggioranza dei Consulenti del Lavoro (63,5%), più del 75% dei dipendenti delle aziende private sarà interessato da almeno una delle misure straordinarie messe in campo, quali Cigo, Cassa integrazione in deroga, eccetera (fig. 6).

Proprio con riferimento all’avvio delle procedure di ricorso agli ammortizzatori sociali, il 41,5% degli intervistati dichiara di avere riscontrato comportamenti anomali da parte delle Organizzazioni sindacali nelle procedure di accesso agli ammortizzatori sociali, Cigo o cassa integrazione in deroga, previsti per fronteggiare l’emergenza Covid-19. Il Centro Italia è l’area geografica dove si riscontrano le maggiori
anomalie (45,2% contro 38,8% del Nord e 41,6% di Sud e isole). In particolare, sono le Marche la regione dove è più alta la quota di comportamenti non conformi riscontrati (58,3%). Tra le principali anomalie, il 59% segnala l’applicazione di istituti contrattuali non coerenti (71,6% al Nord Italia), il 50,6% la richiesta di tesseramenti (ma al Sud la percentuale sale al 63,8%) e la richiesta di pagamento di oneri per i servizi resi (26,2% ma al Sud Italia 33,9%).

Fonte e dati Fondazione Studi Consulenti del lavoro

 

Print Friendly, PDF & Email

3 Comments

  1. L’U.E., la sua commissione, la BCE, il F.M.I. devono capire che senza una CASSA INTEGRAZIONE EUROPEA per qualsiasi impresa che per le famiglie o lavoratori non andremo da nessuna parte.
    Stampare euro senza contropartita da parte degli stati e suoi cittadini. L’italia non deve usare il MES. E’ come volersi mettere una cappio al collo. Viceversa deve battersi per una CASSA INTEGRAZIONE EUROPEA che riguardi tutti senza aumentare i debiti pubblici dei singoli stati.
    Alla malora, gli stati potranno pagare i costi della stampa degli euro alla BCE e nulla più.
    Ragazzi senza una cosa del genere,… un E.R.P. gratis nessuno si salverà da questa europa.
    Riusciamo ad immaginarsi, dopo….., finita la buriana con un rapporto debito/PIL tra il 150/155%??? cosa accadrebbe al nostro paese. Finalmente la Merkel e Schaubel avrebbero ottenuto lo scopo di metterci in ginocchio. Chi darebbe il proprio denaro all’Italia con un rapporto simile ed una economia in ginocchio???????????????????????????????????????????????????????????????????? ????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????
    WSM
    WSM

  2. Qualcuno ha tenuto in conto le pensioni ?????
    Se non vengono versati i contributi perché le imprese sono chiuse o sono autorizzate a non versare dove trovano i soldi per pagarle, dato che negli anni hanno fatto fuori tutto il capitale versato dai lavoratori anche perché lo stato non pagava i contributi agli statali.
    Attenzione….ridurre o non pagare le pensioni vuol dire accendere la miccia ………..

  3. Interessante vedere questi numeri.
    Ma, come al solito i numeri sono numeri e non sono né le sensazioni della gente né l’umore della gente né le preoccupazioni della gente.
    Ho parlato con le nuove tecnologie con diversi giovani per capire cosa pensano in proposito e dovendo fare un riassunto brevissimo e con poche parole la sostanze delle risposte sono state:
    ” E’ FINITO IL TEMPO DELLE PAROLE”……non sono riuscito a farmi spiegare cosa intendessero o come intendessero cercare di cambiare le cose. Danno l’Italia già per spacciata.
    E’ incredibile e non me lo sarei aspettato dato che personalmente ho sempre pensato che i giovani siano refrattari non solo ad esternare i loro veri pensieri ma anche di impegnarsi in politica o aprirsi così come hanno fatto Sono rimasto basito !!!
    Devo cambiare opinione sui giovani. Hanno idee chiare più di noi e dei nostri politici.
    Sanno cosa vogliono e se non lo trovano in Italia se ne vanno senza rimpianti.
    La cosa è preoccupante.
    Ma, tornando al tema dei numeri, la gente, specie gli italiani hanno capito adesso con il corona virus quali politici ci ritroviamo ( e questo riguarda tutti i partiti sia ben chiaro) ma la cosa di cui hanno parlato di più è questa europa. Senza tanti giri di parole ne parlano come un’entità ormai estranea, lontana ed assente. E’ ciò che anch’io ho confermato loro. Non ho dubbi !!
    Ho inviato copia di questo articolo e sintetizzando mi hanno detto che a loro sembrano troppo ottimistici, anzi probabilmente distorti.
    Aggiungono che se questo governo non agirà in fretta e con tanti miliardi….hanno parlato dai 100 ai 150 miliardi , come minimo…..massimo si potrà arrivare ad oltre 200….. per aiutare veramente tutti ed in modo congruo ( i 600 euro…..fanno ridere per non piangere..) la situazione in italia sarà destinata a destabilizzarsi e 3 di loro sui 20 contattati hanno dichiarato che sono pronti anche a scendere in piazza e combattere se necessario. Io non sono nessuno e non posso comunicare queste cose anche se in anonimato, ma qui c’è in gioco non solo la tenuta democratica del paese ma si potrebbero innescare tensioni tali da far precipitare il paese in qualcosa di moto grave.
    Speriamo che il coraggio e la lungimiranza di questo governo e dell’opposizione facciano ciò che serve e non quello che sterili numeri indicano senza tener conto di ciò che può pensare la gente e specialmente i giovani, coloro che hanno più interesse che le cose cambino in meglio e non in peggio come ormai sembra possa accadere.
    WSM

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Articolo precedente

La Direzione Generale Welfare di Regione Lombardia: medico di famiglia non può più prescrivere la clorochina efficace per frenare virus. Darà solo ospedale, con malattia già in stadio avanzato

Articolo successivo

Corsa alla Casa Bianca, Trump favorito, Biden lo incalza e Cuomo terzo incomodo