Banche taccagne, altro che aiuti

di GIOVANNI D’ACQUINOusura banche

Banche taccagne come sempre. E, dall’altra crisi nera. I dati diffusi dal Centro Studi di Unimpresa sono l’esatta proiezione della percezione quotidiana dei cittadini e delle imprese. Ci sono sempre meno soldi che girano. Negli ultimi 12 mesi, da maggio 2013 a maggio 2014, sono calati di 35 miliardi i finanziamenti a imprese e famiglie, mentre le rate non pagate sono cresciute del 24% arrivando a oltre 168 miliardi di euro, in aumento di 32,8 miliardi. Ma la parte più critica riguarda le imprese, le principali debitrici in difficoltà per 119 miliardi di crediti non rimborsati. Le “rate non pagate” dalle famiglie valgono piu’ di 32 miliardi, mentre quelle delle imprese familiari 14 miliardi. Superano il tetto dei 2 miliardi, poi, le sofferenze della pubblica amministrazione, delle onlus, delle assicurazioni e di altre istituzioni finanziarie. Complessivamente le sofferenze adesso corrispondono all’11,8% dei prestiti bancari, in aumento rispetto al 9,3% di un anno fa. Alla fine del 2010 le sofferenze ammontavano a 77,8 miliardi: in poco piu’ di tre anni, quindi, sono piu’ che raddoppiate. Questi i dati principali del rapporto mensile sul credito del Centro studi Unimpresa, secondo cui nell’ultimo anno le banche hanno tagliato i finanziamenti al settore privato per complessivi 35,1 miliardi (-2,41%), anche se i prestiti di lungo periodo per le aziende sono andati in controtendenza, salendo di oltre 3 miliardi. I dati, elaborati da quelli forniti da Bankitalia, dicono che le sofferenze sono passate dai 135,7 miliardi di maggio 2013 ai 168,6 miliardi di maggio 2014 (+24,23%) in aumento di 32,8 miliardi. Nel dettaglio, la quota delle imprese è salita da 92,1 miliardi a 119,4 (+29,70%) in aumento di 27,3 miliardi. La fetta relativa alle famiglie e’ cresciuta da 29,6 miliardi a 32,6 miliardi (+10,34%) in salita di 3,06 miliardi. Per le imprese familiari c’e’ stato un aumento di 1,9 miliardi da 12,1 miliardi a 14,09 miliardi (+15,85%). Le “altre” sofferenze (pa, onlus, assicurazioni, fondi pensione) sono passate invece da 1,8 a 2,3 miliardi (+29,26%) con 537 milioni in più. A maggio 2013 le sofferenze corrispondevano al 9,33% dei prestiti bancari (1.455,1 miliardi), percentuale salita all’11,88% a maggio scorso, quando i finanziamenti degli istituti erano a 1.420,03 miliardi. Rispetto alla fine del 2010 le sofferenze sono più che raddoppiate: in poco piu’ di tre anni, da dicembre 2010 a maggio 2014, sono passate da 77,8 miliardi a 168,6 miliardi in salita di 90,8 miliardi (+117%). A fine 2011 erano a 107,1 miliardi; alla fine del 2012 a 124,9 miliardi. Parallelamente c’e’ la serrata dei rubinetti del credito, calati nell’ultimo anno al ritmo di quasi 3 miliardi al mese. Da maggio 2013 a maggio 2014, il totale dei finanziamenti al settore privato e’ diminuito di 35,1 miliardi di euro passando da 1.455,1 miliardi a 1.420,03 miliardi. Una riduzione che interessa sia le famiglie (-8,6 miliardi) sia le imprese (-26,4 miliardi). Le erogazioni degli istituti di credito sono scese, complessivamente, del 2,41% nell’ultimo anno. Critico il quadro per le imprese: nell’ultimo anno le aziende hanno assistito alla riduzione dei finanziamenti di quasi tutti i tipi di durata. Sono calati i prestiti a breve termine (fino a 1 anno) per 23,9 miliardi (-7,42%) da 322,7 miliardi a 298,7 miliardi, quelli di medio periodo (fino a 5 anni) di 5,6 miliardi (-4,37%) da 129,1 miliardi a 123,5 miliardi, mentre quelli di lungo periodo (oltre 5 anni) sono cresciuti di 3,1 miliardi (+0,79%) da 396,4 miliardi a 399,6 miliardi. In totale lo stock di finanziamenti alle imprese e’ sceso da 848,3 miliardi a 821,9 miliardi con una diminuzione di 26,4 miliardi (-3,12%). Analoga, critica situazione per le famiglie: in dodici mesi meno credito al consumo per 2,4 miliardi (-4,06%) da 59,5 miliardi a 57,1 miliardi e meno prestiti personali per poco piu’ di 2 miliardi (-1,12%) da 183,09 miliardi a 181,04 miliardi. Giu’ anche il comparto mutui casa con le erogazioni degli istituti calate di 4,2 miliardi (-1,16%) da 364,1 miliardi a 359,9 miliardi: il mercato immobiliare, cosi’ rilevante per il prodotto interno lordo italiano e per le prospettive di crescita economica, resta dunque privato della liquidità necessaria a ripartire; la contrazione dei finanziamenti non consente al business del mattone di rimettersi sul sentiero della crescita. In totale, lo stock di finanziamenti alle famiglie e’ calato in un anno da 606,7 miliardi a 598,1 miliardi con una diminuzione di 8,6 mi liardi (-1,43%).  Insomma, chi ha fatto affari speculando, è a posto. Arriva ora il fiscal compact, più tasse per tutti per rientrare dal debito, il che significa l’esproprio dei beni dei cittadini. Sangue dal muro, infatti, non ne esce. usura banche

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One Comment

  1. Ric says:

    È la logica ferrea della decadenza ma anche l’occasione per riflettere se cementificare anche il mare “forse non sia la strada più giusta . Se vendere l’anima al diavolo delle mafie per dirsi imprenditori , e spacciare tanto di questo costruire come economia dell’evoluzione del benessere , disconoscere sani principi ed abbruttire il creato distruggendo aria e verde per una mal riposta concezione del successo e delle capacità individuali ; tutto sulla pelle del prossimo senza equilibrio , con tanto abuso da non avere più senso l’intrapresa , non avere più senso il lavoro, non avere più senso il guadagno . Allora gli egoismi di tutti hanno l’andamento parossistico degli stati di alterazione paranoica e la paura fa il resto . Le finte economie danno ricchezze enormi sfigurando persino le migliori persone di questo mondo trasformandoli in mostri. Sono queste le “filosofie” del male che distruggono tutto, sono le stesse che trasformano un povero in assassino pagandolo diecimila euro per ammazzare la gente ; è la logica da sistemare, piuttosto che i rapporti statistici corretti che ne evidenziano gli effetti . Ecco perchè ciò che definiamo stato non ha più una logica per sussistere ; fa servizio ad una collettivitá di se stessi ed autoriproduce un cancro , evidentemente epigenetica di antropizzazione disfunzionale.
    I bollettini di guerra sono i certificati di povertá che stanno arrivando a tantissimi che possono esibire come fiore all’occhiello di conquistata democrazia .

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