Se Mattarella è l’opposizione più forte ai due sapientini del Nord e del Sud

epa07255797 A handout photo made available by the Italian Presidential Press Office showing Italian President, Sergio Mattarella, during the year-end speech to Italians at Quirinale Palace in Rome, Italy, 31 December 2018. EPA/FRANCESCO AMMENDOLA / QUIRINALE PRESS OFFICE HANDOUT HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES

di CASSANDRA – Appartiene ad un mondo che non c’è più, il presidente della Repubblica. Quello in cui la politica è dignità, rispetto, cultura, prestigio e immagine di un Paese. Non siamo qui a dare il voto al Mattarella politico di lungo corso, ex ministro, ex esponente della prima Repubblica. Non credo che vi siano vergini né santi in entrambe gli schieramenti dopo 25 e passa anni di parlamento o di politica navigata, anche se si candeggia il nome al partito. Dunque, nessuna morale.

Il discorso di fine anno di Mattarella è stato una boccata di ossigeno davanti al parlare storto, grezzo, proclamante e urlante di chi contorna un premier che somiglia ad un ridicolo ninfetto. I due ignorantoni del Nord e del Sud sono un’onta per i cittadini.

COMUNITA’, NON RETE!

Mattarella ha parlato di comunità. Non di rete! Finalmente alla realtà viene riconosciuto il ruolo magistrale che le spetta. Ha parlato di persone reali, del volontariato tassato mentre si sconta l’iva sul tartufo. Ha salutato le comunità che vivono la disabilità, dunque non il popolo del web che osanna i Cesaroni de noartri su facebook. Il consenso costruito attraverso l’informatica, i consiglieri del marketing è cosa ben diversa dal far politica. E Mattarella l’altra sera non ha parlato solo da presidente ma da statista. Ha ridato dignità al Parlamento che, per quanto menomato, ancora ci rappresenta.  Se non serve più, come è nei pensieri della maggioranza, si potrebbe proporre sui social un referendum di like al posto del seggio elettorale. Non chi ha più competenze ma chi convince di più, vince.

Da secoli non venivano riesumate parole come nazionalizzazione (vedi la vicenda del ponte di Genova), e “redistribuzione della ricchezza”, attraverso il reddito e la pensione di cittadinanza. Un governo del popolo, giallo verde come i bolscevichi.

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POLITICA, UNA TELENOVELA

Cittadini ignari e ingenuamente incompetenti hanno dato il voto ad una massa di ignoranti. Ormai la politica è diventata una telenovela, dove l’importante è quello che si vede, non quello che è. E’ fondamentale ripetere le stesse cose molte volte e con convinzione per farle diventare vere alle orecchie della gente.

Populismo è il contrario di popolo. Popolo siamo io, te, noi tutti nella vita di ogni giorno. Quindi questa frase di moda è un nonsense. Forse un giorno anche essere populista avrà un’accezione negativa, come il buonismo. Il cattivismo non è ancora arrivato in modo ufficiale ma ci manca poco.

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POTERE AI LIBERTI, NON AI LIBERI

Questo governo ha definitivamente sdoganato il principio che per assumere ruoli importanti in politica, una laurea o un percorso di formazione rappresentasse un titolo di favore. Di Maio vicepremier e superministro sono perfettamente più che leciti e anzi accolti con favore da pletore di periti e segretarie diplomate. La rivoluzione è compiuta. Contenti italiani? Forse non si può dire che sapere scrivere in italiano e avere una cultura diffusa ci permetta di non essere “schiavi” della politica, ossia disposti a tutto per mantenersi “il posto”. Però tra un uomo libero e un liberto c’è sempre stata una differenza sin dai tempi antichi.

L’altro giorno sul Corriere della sera, Ernesto Galli della Loggia, ha scritto un editoriale condivisibile, dal titolo “Le élite senza ricambio”. Perché siamo arrivati ad un governo che ha potere ma che non ha testa? La sinistra si è imborghesita. E chi aveva il potere, è stato identificato, dice della Loggia, con la globalizzazione, il multiculturalismo, l’immigrazione, il politicamente corretto e così via dicendo…

SERVONO ELITE PREPARATE. DOVE SONO?

Scrive ancora che “la storia ha poi fatto valere le proprie ragioni, stabilendo che le moderne società complesse senza élite non possono funzionare. Neppure le democrazie. Ma in questo caso a una condizione: che le élite siano élite non del privilegio o della nascita bensì del merito”. Non è questione di censo, ma di competenza, “doti e competenze obiettivamente accertate. (…) In larga misura non è questo il caso dell’Italia, però: ed è questo il punto cruciale”.

Cosa ha inceppato il meccanismo? L’assenza di ricambio. “Il principale titolo d’accesso è diventato essere figlio di: nelle università, nei vertici delle professioni, nel giornalismo, nell’alta burocrazia, nella magistratura, nella diplomazia, perfino nel mondo dell’editoria, del cinema e dello spettacolo, la trasmissione o l’acquisizione del ruolo socio-lavorativo per via ereditario-familiare (naturalmente con gli opportuni scambi tra un settore e un altro) è diventato da tempo la regola”.

NESSUN RICAMBIO

La voglia di riscatto, di “rivoluzione” ha avuto gioco forza strada facile ad affermarsi, perché tutto intorno si “respira il tanfo del chiuso…. costituito dall’insieme dei vertici dei gabinetti ministeriali e degli uffici legislativi, dal Consiglio di Stato, dai consigli d’amministrazione dei più vari enti pubblici, agenzie e «Autorità», dalle alte burocrazie addette agli organi costituzionali dello Stato”. Merito? No. Affiliiazione politica, “posizionamento tra i diversi clan, dai padrinaggi, dalle consorterie o dalle filiere di cui si è parte o da cui si è sponsorizzati, dall’essere stati allievi di, nello studio di, dall’aver lavorato nella fondazione di. (…)”. E fateci caso: dentro niente giovani, niente donne, e preferibile “provenienza ideologica di centrosinistra (…si direbbe un requisito d’ammissione indispensabile)”.

GRAZIE, MATTARELLA

Per quanto non ci salvi dalle brutture quotidiane, il presidente ha parlato come deve parlare un politico, con una visione, con un linguaggio che non era a slogan, a 140 battute, a twitter. Comunità. Poi si può discutere di quale forma amministrativa dotare queste comunità, di quali percorsi culturali e scolastici elevare le comunità, per generare il ricambio. Altrimenti  il prossimo giro toccherà ad altri liberti, con il tanfo nelle alte sedi istituzionali che si sfrega le mani. Nel 2019 dovete studiare, leggere, capito, gente? Non basta un simbolo nuovo. Cultura è potere.

 

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10 Comments

  1. Marco says:

    Non tutti la pensano come lei…E cmq i sapientini del nord sono al governo perché hanno vinto le elezioni…altri come voi che a parole parole si sentivano un metro sopra avete preso un calcio in culo pure in casa …umiliati e rosiconi

  2. caterina says:

    Mattarella: compostezza e rassegnazione… in Lui che come persona stimo non vedo altro, e però al giorno d’oggi va anche bene…. vedremo i prossimi mesi che, per quanto bolle in pentola, saranno piuttosto effervescenti, cosa farà…

  3. giancarlo RODEGHER says:

    Ormai stiamo vivendo un momento storico in cui i partiti e molti politici, specie della vecchia guardia, sono sempre più nudi e quindi diventati inguardabili ed inascoltabili.
    Dopo tutti i disastri che hanno compiuto ed il continuo aumento del debito pubblico hanno ancora il coraggio di parlare. Forse non sentono cosa dicono…ma se lo ascoltassero dovrebbero solo fare silenzio e andarsi a confessare in chiesa.
    Non mi faccio illusioni, tanto il sistema italia è talmente arrugginito , obsoleto, incancrenito e soprattutto marcio che non c’è molto da sperare anche nell’attuale governo. Sembra che vogliano spaccare il mondo ma alla resa dei conti si dimostrano dei dilettanti senza nemmeno tanto cervello dal momento che stanno facendo molto di quello che facevano anche gli altri partiti quando erano al governo. Leggi elettorali e tanta propaganda.
    Voglio sperare che sappiano correggere il tiro nei prossimi anni se ci riusciranno poiché dopo questo governo mi aspetto solo un uragano di problemi mai risolti che metteranno alle spalle al muro chicchessia e quindi la fine dell’esperienza repubblicana italiana.
    Avremmo potuto essere una nazione federale di prim’ordine secondo quanto tentava di far capire agli altri il Carlo Cattaneo che tutti conosciamo. Potremmo essere ancora in tempo .
    Dare al Veneto, Lombardia ed E.Romagna la possibilità di scollarsi dal centralismo ed autogovernarsi potrebbe portare il PIL di queste regione a raddoppiare e quindi anche le entrate fiscali compenserebbero benissimo l’iniziale handicap di cassa dello stato. Autonomia vuol dire autogestione, autodeterminazione, federalismo, e con queste cose la salvezza delle regioni citate e di riflesso anche dell’Italia. Negli anni anche altre regioni potrebbero scollarsi dal centralismo e addivenire ad una moderna concezione di stato.
    Spero di poter vedere qualche cambiamento, ma sono sicuro che entro un decennio ci si domanderà come mai non si sia attuata la costituzione circa l’autonomia della regioni. I Partiti sono i veri responsabili di ciò in particolare il PD il quale ha cambiato la costituzione in forza dei propri voti e poi per primo ha tradito le regioni quando ha lasciato fare ai vari governatori il bello e brutto tempo, ma soprattutto ritenere le Regioni delle piccole Roma dove i partiti potevano continuare la mangiatoia, e moltiplicare il sistema italia e dire che è marcio è solo fare un complimento a chi lo tiene ancora in piedi.
    Alla fine Roma cadrà e con essa l’Italia. Lo scrivo in maiuscolo perché adesso comincio a crederci veramente se non avverrà qualcosa di nuovo, di radicale, di veramente federale.
    WSM

  4. Giancarlo says:

    Si, è probabile che quando si parlerà di autonomia per Lombardia e Veneto parecchie orecchie si drizzeranno e diventeranno “stranamente” concordi persone e partiti che fino al giorno prima di erano presi a pesci in faccia, per esempio il governatore del Lazio Zingaretti in quota PD e la sindaca Raggi in quota 5stelle. Ma anche qui è questione di serietà e di classe dirigente, l’Emilia Romagna ha chiesto anche lei l’autonomia ma con modalità totalmente diverse dalle due regioni governate dalla Lega, e conoscendo il carattere emiliano sono sicuro che sapranno portare avanti il progetto senza cialtronate e retropensieri “razzisti” in stile Bossi & Co., ma con determinazione e competenza. E scommetto che riusciranno a portare a casa più risultati di Lombardia e Veneto.

  5. Ale Hoo Hoo says:

    Perfetto. Esaltazione della presidenza, intellettualismo e un po di spocchia. Ecco perche avete tre seguaci in croce. Calate pure il sipario!

    • Stefania says:

      Beh, è evidente che il suo modello è molto più alto. Noi ci accontentiamo di sentire parlare di politica in modo civile. Piazzale Venezia un tempo era pieno di persone che la pensavano l’opposto di noi.

  6. Grande Nord Liguria says:

    Mi trovi in sintonia su: Per quanto non ci salvi dalle brutture quotidiane, il presidente ha parlato come deve parlare un politico, con una visione, con un linguaggio che non era a slogan, a 140 battute, a twitter. …..
    Credo che bisogna dare dignità agli eletti dignitosi di essere eletti. Non credo che la politica e fare politica sia gridare e/o alzare il volume come fanno i vaccari per chiamare le vacche smarrite. La ragione si ha con le parole e con i fatti non col volume. Quindi credo che il Presidente ha fatto bene a richiamare a questi santi principii. Il Suo operato e le Sue idee politiche, sono altra cosa, ma il messaggio è stato chiaro e forte.

  7. mumble says:

    Mi permetto di dissentire su tutto. Per non tirarla alle lunghe, intanto parlare di Paese e di comunità con riguardo all’italia è quantomeno …. inappropriato (ognuno scelga l’aggettivo più consono): doverlo ricordare è di per sé un’assurdità.
    Cara Cassandra, si dia una calmata e non esibisca ardori tricoloriti, perché credo che non abbia capito che Mattarella e i due sapientini andranno d’accordissimo quando si dovrà boicottare l’autonomia di Veneto e Lombardia: altro che opposizione dura…. qui c’è solo l’opposizione al Nord.
    Buon risveglio nel 2019

    • Gianluca P. says:

      I 5 stelle sono una spina nel fianco del nord e Mattarella li ‘appoggia’. La nuotata di Grillo in Sicilia è emblematica del messaggio sottotracciato da quelli della Casaleggio. Oggi Salvini si è scontrato con alcuni siculi, tra cui Orlando, per il decreto sicurezza. Il dibattito è sottodimensionato purtroppo. Si parla del nulla. E Salvini gli dà retta, cade nella rete di Orlando. La rete per i pesciolini boccaloni; la stessa rete che Orlando fondò nei primi anni 90, composta da esponenti della borghesia palermitana. Salvini deve tornare a parlare di nord e di cose serie, altrimenti continua a sottodimensionare il dibattito e finisce per perdere voti . Va bene, perché si apre un varco per partiti come GN. Il problema è il nord, però. Sarà sempre frammentato e dovrà sempre ripartire da 0. Salvini sta tradendo in maniera pericolosa la causa del nord, ma questi tre citati (mattarella, salvini e i 5s) sono tre cose diverse. I 5 stelle servivano (e servono) per compattare il sud, di traverso, sulla via del nord libero. Mattarella è del sud e guarda al sud. Salvini è un furbetto che si scotterà presto, perché cerca di tenere insieme una roba che non può esistere, se non nella mente di qualche disordinato in psicosi. Quanta tristezza fa questo paese. Ho sempre appoggiato quelli fuori dal coro, quelli che la vedevano in maniera diversa e remavano contro, però, credo che, il sistema si autodistruggerà se non vira presto verso un assetto federalista (appoggiato da tutti trasversalmente: Mattarella, i 5s e Salvini). Miglio sembra lontano e dimenticato, ma, in una situazione come questa, il suo pensiero è più attuale che mai. Maroni nel suo ultimo libro accenna alla guerra civile…Paradossalmente la spaccatura del paese è più vicina ora che ai tempi di Bossi. Non è più la politica che tenta di scardinare il sistema assistenziale, ma è il sistema che si autoelimina in quanto non va più al passo con le sfide che un sistema globale e dinamico impone. Diciamo che 3 regioni stanno al passo, ma sono circondate, pure dalla polizia di Veslen. Prenderne atto è intelligente/responsabile e eviterebbe dei danni in futuro.

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