“Sarannoprefetti.it”: Benevento, Verbania, le indennità pronto cassa (3)

di BE. BA. verbania

DA BENEVENTO, COL RINCARO
Sfogliando la stampa locale, esce un’umanità burocratica di tutto rispetto.

Non ci si può credere, eppure l’amministrazione statale ha i suoi piccoli silenziosi e isolati eroi della rinuncia. Rinuncia all’indennità aggiuntiva se si diventa commissari prefettizi, perché già basta quello che paga Roma. Esistono insomma proconsoli che si mettono una mano al cuore.

La cronaca locale fornisce una vasta letteratura al proposito. Acccanto a santi eroi che rinunciano agli indennizzi, c’è chi non rinuncia a quanto gli spetta. Restiamo al Nord, tanto per cominciare con gli affari di casa nostra. L’esempio viene dalla vicenda del commissario prefettizio di Verbania. I suoi aumenti fanno titolo persino su un quotidiano per nulla secessionista come La Stampa.
Dalla piana campana sannita ecco che sbarca in territorio pedemontano il dottor Michele Mazza, nominato prefetto a Benevento nel 2009. 66 anni, già in pensione, viene individuato come il migliore per governare il Comune dopo le dimissioni del sindaco. Tutto fila liscio? Più o meno.

Nel maggio 2013 si legge sul giornale: “Verbania e il commissario da 6 mila euro al mese: “La legge lo consente”. Catenaccio: Indennità aumentata di circa 2 mila euro. L’ex sindaco Zacchera: “Io non costavo nulla”. Zanetta (Pd): “Compenso sproporzionato”. Ed è ovviamente polemica.

Ma di fuorilegge per carità non c’è proprio niente. Mica si può amministrare da commissiario un comune così importante per due lire. Lo Stato prevede il giusto compenso per l’eroico sforzo. E il testo spiega: “Indennità ricalcolata, disposta dal prefetto: «Applicate le condizioni previste dalla legge». Il ricalcolo delle indennità, che è passata da circa 4 mila euro mensili a 6.360 per il commissario, e da circa 2 mila euro a 3.180 per il suo vice, è stata disposta dal prefetto di Verbania, Francesco Russo che spiega: «Ho subito equiparato la cifra a quella spettante al sindaco. Mancava, però, la quota derivante dalle funzioni di Giunta e di Consiglio comunale. Pertanto mi sono concesso un po’ di tempo per ragionare sui parametri stabiliti dal decreto. Alla fine ho deciso di applicare le condizioni minime previste dalla legge». E così, ragiona che ti ragiona, ecco l’indennità.

(3 – continua)

 

 

 

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