Prato, i cinesi accampati nelle serre. Nessuno controlla… La denuncia del Corriere

RASSEGNA STAMPA

di Jacopo Storni – PRATO – Adesso i cinesi di Prato conquistano i campi. Dal tessile agli ortaggi, la nuova frontiera del business asiatico si chiama agricoltura. Sono sempre di più gli imprenditori orientali che comprano appezzamenti di terra. Fino a quindici anni fa possedevano il 5% dei terreni coltivabili nella provincia di Prato, adesso arrivano al 25%. Quasi 300 ettari. I loro affari non conoscono crisi. Qualcuno li ha già soprannominati «i padroni degli orti». Pagano affitti annuali di mille euro l’ettaro, spesso 1.500, mentre il contadino italiano non arriva a 150 euro. Dieci volte tanto, in contanti e senza rate. I proprietari dei terreni, quasi sempre italiani, non hanno difficoltà a concedere in affitto i propri campi a chi offre di più, specialmente se l’offerta è così succulenta. I cinesi comprano senza sosta. Un diluvio di liquidità frutto dei loro risparmi, che però derivano dalle numerose irregolarità all’interno dei campi: dimore abusive dentro i terreni, manodopera in nero, smaltimento della plastica con fuochi all’aria aperta, sementi non certificate dall’Unione Europea, vendita in nero degli ortaggi nei mercati abusivi. Un circolo d’illegalità che permette di risparmiare soldi e pagare affitti a prezzi così alti.

Serre che diventano case

Vedere per credere. Spuntano come funghi gli accampamenti abusivi dentro i terreni coltivati dai cinesi. Serre di nylon che diventano case, roulotte in mezzo agli ortaggi, baracche di legno lungo i campi di zucchine. I tetti brulicano di parabole, mentre gli interni sono fatiscenti dimore dove spesso vivono anche i bambini. Materassi ammassati fra gli attrezzi agricoli, stufe elettriche e carriole, fornelli portatili e vanghe, lenzuola, vestiti e trattori. Talvolta zaini per la scuola, libri e matite. Tutto insieme, senza logica e senza ordine. San Giorgio a Colonica, Sant’Angelo a Lecore, Paperino, Campi Bisenzio. I contadini cinesi colonizzano queste frazioni anno dopo anno, facendo leva sulla crisi dell’agricoltura italiana. E poi le sementi, buste di semi ovunque, quasi tutte importate irregolarmente dalla Cina, nascoste dentro le valigie. «Non escludiamo che queste sementi possano inquinare geneticamente e biologicamente i nostri terreni – spiega Giampiero Rutili, vice comandante del Corpo Forestale dello Stato di Prato – I controlli li facciamo – assicura Rutili – ma non abbiamo abbastanza forze per farli assiduamente».

Plastica bruciata, la paura dei residenti

E così le coltivazioni con sementi non certificate continuano, così come continuano senza sosta i fuochi con la plastica, tutta quella plastica che normalmente dovrebbe essere smaltite da aziende specializzate. I fuochi cominciano alle 7 del mattino e vanno avanti almeno per un’ora. Fumi neri si intravedono in lontananza, basta avvicinarsi per vedere quello che viene bruciato: cassette di plastica e teli di nylon, buste di fungicidi e buste di sementi. Il puzzo di plastica bruciata non mente, ne sanno qualcosa i residenti che abitano attorno ai campi gestiti da cinesi: «Bruciano chili di plastica, il puzzo che respiriamo è terribile e siamo preoccupati per la nostra salute». Spesso gli abitanti chiamano i vigili, ma altrettanto spesso la polizia municipale arriva quando ormai il fuoco è già spento. O non arriva proprio.

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Manodopera non contrattualizzata

Un vero peccato perché, oltre ai fuochi con la plastica, potrebbero scoprire che quasi tutta la manodopera nei campi cinesi non è contrattualizzata. Si lavora così, senza regolarizzazioni e con pagamenti in nero. «I controlli non ci sono e vorremmo sapere perché – si chiede il direttore pratese della Coldiretti Claudio Lombardi – Se lasciamo acquistare i terreni a chi non rispetta le regole, tra vent’anni gli agricoltori cinesi avranno conquistato tutta la città».

Dalla serra ai mercati, a volte clandestini

Gran parte degli ortaggi coltivati viene venduto nei mercati cinesi disseminati tra Firenze, Sesto Fiorentino e Prato. Mercati talvolta clandestini, dove non viene mai rilasciato lo scontrino fiscale. Business che fiorisce nell’illegalità e finisce nell’illegalità, dove sono protagoniste le piccole famiglie cinesi, quelle che affittano sempre più appezzamenti di terra.

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One Comment

  1. Dan says:

    Io vorrei capire, ma a parte quella minoranza che possedeva i terreni ed è stato ben felice di liberarsene (hanno fatto passare la voglia anche ai santi), tutti gli altri pratesi tra i quali immagino ci fossero anche persone ben disposte a qualche lavoro stagionale soprattutto quando non si trova di meglio, come la stanno prendendo ? Possibile che si accetta tutto senza avere uno straccio di reazione ?

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