Povere Orobie. La Lega del mattone e la montagna luna-park

di MICHELE CORTI

Riceviamo e pubblichiamo:

In questi giorni nelle valli bergamasche è in corso su vari media un acceso dibattito sulla montagna-luna park, ovvero sulla politica di accondiscendenza ad un turismo per nulla sostenibile fatto di tolleranza dell’uso di mezzi motorizzati per puri scopi di divertimento (laddove la legge lo vieta), di spettacoli Son e lumiére che trasformano l’alta montagna (nel cuore del Parco delle Orobie bergamasche) in un fondale, di gare di motocross che transitano per i sentieri del suddetto Parco. Una polemica che non è fine a sé stessa, che non oppone “puristi della montagna” e “sviluppisti” ma che riguarda il modello di sviluppo economico e turistico della montagna e i ben poco sostenibili progetti di valorizzazione sciistica e immobiliare che buona parte degli amministratori locali continua a rincorrere pervicacemente.

Il presidente leghista del Parco respinge le “provocazioni”
Il neo presidente leghista del Parco si è sentito chiamato in causa (ha una coda particolarmente di paglia e lo si capirà meglio nel prosieguo dell’articolo). Yvan Caccia “non ci sta” alla provocazione dei (non pochi) che non apprezzano la lunaparkizzazione della montagna orobica e, affidandosi alla demagogia, ribatte (Eco di Bergamo 31 agosto): “Prima di tutto c’è l’uomo: non possiamo trasformare le nostre montagne in riserva. La gente deve vivere. La si vuole obbligare a non toccare nulla, a non sfruttare nulla per poter continuare ad abitare in montagna? Allora gli si diano i soldi per vivere”. Parole sante ma cosa sottendono? Caccia quando parla di uomo non ha in mente le attività tradizionali, un’agricoltura sostenibile integrata al turismo ma ben altro, l’ homo aedificator.
Gli amministratori in larga misura si sono disinteressati delle attività tradizionali. Hanno lasciato nell’abbandono non poche malghe, non hanno fatto nulla per contrastare la chiusura delle aziende agricole, hanno lasciato la rete sentieristica nell’incuria e persino alla mercé dei mezzi motorizzati. Moto e quad scorazzano non tanto perché: “non ci sono le risorse per i controlli” – come dice Caccia – quanto per una precisa volontà politica. Se così non fosse le escursioni organizzate e programmate su percorsi proibiti ai mezzi motorizzati, sin dentro il demanio regionale, sarebbero sanzionate. Se così non fosse il motociclista dispersosi in montagna a Valbondione il 14 luglio e che ha mobilitato 18 persone del soccorso alpino sarebbe quantomeno stato sanzionato. Se così non fosse sarebbe già stato realizzato il circuito “protetto” dove consentire agli appassionati della moto di esercitare la loro passione in modo controllato, senza danneggiare la rete della viabilità agrosilvopastorale e senza mettere a rischio o comunque disturbare gli altri utilizzatori (ricreativi e professionali). La lobby di chi vende e usa le moto è abbastanza potente in Val Seriana da riuscire a non far mettere d’accordo i sindaci sul tracciato. Figuriamoci cosa può fare quella del mattone.

Prioritario è il comprensorio sciistico (ovvero la valorizzazione immobiliare)
Caccia parla della “priorità all’uomo” ma non nasconde che la priorità per il nuovo ente Parco è il progetto del “comprensorio sciistico”, quello che dovrebbe unire la Val di Scalve (con gli impianti di Colere) all’alta Val Seriana (Valbondione). Ad affiancare Caccia alla guida del Parco ci sono, guarda caso, il sindaco di Colere Franco Belingheri e quello di Valbondione Benvenuto Morandi. A sostenere apertamente che l’operazione è solo l’ennesimo progetto di “valorizzazione immobiliare” più o meno mascherato è Paolo Locatelli, coordinatore di Orobie Vive, ma la pensano così in tanti. I sindaci-amministratori del Parco lasciano credere che il progetto prima o poi andrà in porto. Così – anche se alla fine non se ne farà nulla – si dovrebbe comunque riuscire a spingere la “valorizzazione immobiliare” che ha il suo fiore all’occhiello nel progetto Neviland della società Dallagrassa: nuovi resort di lusso e un “borgo” (!?) di villette. Ovviamente si punta alla “valorizzazione immobiliare” anche sull’altro versante, quello dell’alta Val Seriana.
Sono però in tanti a ritenere che il futuro non sia più nel modello usurato: impianti sciistici-seconde case. In primo luogo perché nevica sempre di meno e le alte temperature non solo sciolgono spesso rapidamente la poca neve “naturale” ma non consentono neppure di produrre (con grande dispendio di acqua ed energia) quella artificiale. Sia gli investitori privati che quello pubblico (che oltretutto sono sempre più vincolati dalle norme europee sugli aiuti di stato) sanno benissimo che da più parti si chiede una moratoria di nuovi impianti. In un periodo in cui l’incertezza finanziaria mette in forse opere di ben altra necessità il dubbio che il progetto non arrivi alla fine in porto è molto fondato. Il comprensorio Colere-Lizzola non è tra le stazioni di bassa quota (dominio sciistico prevalentemente < 1500 m) ma neppure tra quelle ad alta quota dove si concentrerà la declinante domanda dell’industria sciistica. La crescita dei costi per l’utenza (giornaliero, benzina, attrezzature), insieme all’accorciamento della stagione sciistica, rappresentano fattori che pesano negativamente sulla già precaria redditività degli impianti sciistici (come sanno bene le società che li gestiscono e che reggono solo se al loro interno sono rappresentati i soggetti interessati al mantenimento – se non è possibile l’implementazione – dei valori immobiliari).

I misfatti del luna park sciistico nostrano
Se il futuro dell’industria della neve non consente rosee previsioni per gli investitori il presente e il passato recente sono tutt’altro che idilliaci e dovrebbero far riflettere le comunità locali. In Lombardia vi sono decine di stazioni sciistiche abbandonate e tra queste Valcanale in Comune di Ardesio. Monumenti allo spreco, all’imprevidenza, allo scarso rispetto dell’ambiente e della montagna. Gli impianti vennero realizzati nel ’72 e abbandonati dal ’97, a causa dell’acclarato rischio valanghe (prima non si sapeva evidentemente!). Per realizzarli sono stati eseguiti pesanti sbancamenti sulla montagna e poi il tutto (manufatti, armamento e hotel) è stato lasciato al degrado. Sino a questa estate. Quando, dopo la scoperta di una discarica abusiva sotto la superficie del piazzale dell’ ex Hotel Sempreneve (affioravano pezzi di moquette nel torrente) è cominciata la messa in sicurezza e il progressivo smantellamento di ciò che rimaneva dei manufatti. Il recupero degli impianti sciistici abbandonati di Valcananale, però, era già all’ordine del giorno quando era sindaco di Ardesio Yvan Caccia e si sarebbe potuto forse eseguire prima. Sul periodico Araberara del 6 aprile 2012 Annalisa Consonni racconta che il 29 luglio 1999 si era costituita la cooperativa Natura e Cultura, di cui la stessa Consonni era presidente, che si prefiggeva il recupero ambientale e turistico di Valcanale. La coop era nata da un progetto “Tutela ambientale come risorsa sociale ed economica” ed era risultato secondo classificato al Premio BergamoImpresa ’99.
“Il sindaco, inizialmente favorevole al progetto non ha voluto firmare la convenzione con la cooperativa Natura e Cultura perché la sua intenzione era quella di aprire nuovi impianti e fare nuovi alberghi con un finanziamento di 30 miliardi di vecchie lire. La cooperativa Natura e Cultura è stata costretta a chiudere e a rinunciare ai finanziamenti pianificati…”.
Quello della “valorizzazione sciistica” pare proprio essere un chiodo fisso per il nuovo presidente del Parco delle Orobie!
“Le seconde case? Sono un problema. Non si può nascondere”
All’inizio di maggio di quest’anno (riferito dall’Eco di Bergamo del 4 maggio) l’assessore provinciale al turismo , il leghista Giorgio Bonassoli, nel presentare i dati dell’osservatorio turistico della provincia di Bergamo non poteva evitare di tracciare un bilancio sconsolante: il 57% di seconde case in Valle Seriana superiore è inutilizzato. Un dato preoccupante tenendo conto che in alcuni comuni: Onore, Songavazzo, Castione le seconde case rappresentano l’80% delle abitazioni. Inutile dire che l’identità di questi centri è stata stravolta in modo irrimediabile. Per le amministrazioni e le future generazioni il bilancio di questa sciagurata edificazione è pesante e non basta certo l’IMU a compensarla. Gli occupanti delle seconde case che un tempo, in forza di soggiorni prolungati, sviluppavano forme di integrazione con la comunità locale oggi arrivano solo per soggiorni brevi con la spesa già fatta ai centri commerciali della pianura. In occasione dell’intervista con Bonassoli l’Eco non mancava di osservare come lo stesso assessore regionale al Territorio e all’urbanistica, il leghista bergamasco Daniele Belotti, avesse tirato le orecchie ai sindaci della Val Brembana e della Val Seriana sul tema “seconde case”. Lo stesso Belotti il 3 maggio, in occasione della presentazione a Bergamo del Piano territoriale d’area delle valli alpine (riferito dal sito ufficiale della regione, sosteneva che:
“Si è costruito tanto, troppo e in molti casi, purtroppo, anche male. Il dato di utilizzo medio delle seconde case, pari a soli 17/20 giorni l’anno è desolante. (…) Il territorio è già stato pesantemente compromesso da questa ormai superata tipologia di turismo e lo sviluppo futuro delle valli bergamasche e della parte montana della provincia di Lecco, non dovrà più passare per la villetta in montagna da 59.000 euro ‘svenduta’ in televisione, perché questo non potrà essere più elemento trainante di un sano sviluppo”.
Non lo dicono i puristi”, i “romantici”, i nostalgici dei contadini con il cappello di paglia. Lo dicono esponenti leghisti apparentemente sovvenutisi – dopo anni e anni di gestione del potere – di quelle che erano le parole d’ordine del “movimento” delle origini e che leghisti “antemarcia” non hanno dimenticato (“contro la svendita e la cementificazione del territorio”). Ma alle parole corrispondono i fatti? La Lega reale è quella Lega cadrega (e mattone) o quella del “sano sviluppo” proclamato da Belotti? La stessa nomina di Caccia è lì a far dubitare. Anche perché, al di là delle propensioni “valorizzatrici” del nostro, essa stessa è avvenuta in circostanze equivoche che tenderebbero a smentire clamorosamente la linea di “difesa del territorio”.

Una poltrona in cambio di una testa sgradita al “partito del mattone”?
Yvan Caccia è stato nominato presidente del Parco delle Orobie bergamasche (ora ente di diritto pubblico con la nuova legge regionale) il 26 gennaio. Dopo due giorni, il 28 gennaio, venivano protocollate le dimissioni da assessore al Governo del territorio di Clusone del leghista (ora ex) Carlo Caffi, personaggio noto per la sua coriacea opposizione al partito del mattone. Le dimissioni erano già nel cassetto del sindaco dall’inizio del mese ma sono state formalizzate subito dopo l’ufficializzazione della nomina dell’ex sindaco di Ardesio al vertice del Parco. Una coincidenza a dir poco sorprendente, che indurrebbe a ritenere che tra la testa recisa di Caffi e la cadrega di Caccia possano essere in qualche modo collegate. Verosimilmente la Lega, che di Caffi voleva comunque disfarsi, ha messo sul tavolo delle trattativa con il Pdl sulle poltrone dei Parchi, le dimissioni dello scomodo “assessore pesante” come una delle contropartite per assicurarsi la poltrona, essa pure “pesante”, del Parco delle Orobie. Una “conquista” non scontata visto che la stessa Lega si è assicurata anche quella del Parco del Serio. Ma cosa ha fatto di tanto grave Caffi? “Ha frenato lo sviluppo di Clusone”. Ovvero è riuscito a imporre un PGT (Piano di governo del Territorio) che pone uno stop al consumo di suolo e agli appetiti del “partito de mattone” (ben rappresentato nel Pdl ma da tempo esteso anche alla Lega). Aggiungasi che Caffi, al di là dell’urbanistica di Clusone, si era occupato anche della predisposizione di un progetto finalizzato a lanciare un Programma integrato di sviluppo locale, fortemente orientato a valorizzare le componenti di turismo “soft” del comprensorio Presolana-Monte Pora.

La ciliegina sulla torta
Nelle stesse paginate de l’Eco del 31 agosto in cui Caccia stigmatizzava la polemica, a sua detta pretestuosa, sulla montagna orobica sempre più Luna Park, il neo presidente leghista del Parco dichiara il suo incontenibile entusiasmo per il nuovo simbolo del Parco: l’orso. Un orso che nelle Orobie, nonostante il battage pubblicitario del Parco è, almeno per ora, una presenza “di transito”. Che merito ha il Parco per fregiarsene copiando il “copyright” del Parco Adamello Brenta o dell’Abruzzo? Una mossa di facciata che conferma la strategia della “foglia di fico”. L’orso viene nelle Orobie perché l’ambiente è incontaminato, sostengono il Parco e i sindaci in coro. Non rompeteci più con le vostre proteste contro la monocoltura delle villette a schiera low cost, contro enduro e quad scorazzanti, contro le gare di motocross benedette dal Parco, contro l’accanimento terapeutico nei confronti dell’industria della neve decotta, contro i fuochi d’artificio in alta montagna. Non vedete che l’orso “sceglie” le Orobie? Già.

Ecoipocrisia
Il Parco ama l’orso quale simbolo astratto, ma poi sostiene che una moto rombante ogni tanto o un po’ di fuochi d’artificio una volta l’anno non danno alcun fastidio alla fauna. Ma poi il Parco ama l’uomo montanaro? Quello a cui l’orso, specie in primavera dopo il letargo, sbrana animali di ogni tipo quasi a domicilio sin nelle piccole stalle prossime ai paesi? Di certo, no. Idem per i pastori, che devono moltiplicare gli sforzi per custodire le greggi. In realtà l’ambiente della montagna, profondamente influenzato dalla presenza umana e ben lontano dalla mitizzazione della “natura incontaminata” alla Yellowstone è messo a repentaglio sia dal Luna Park motorizzato e spettacolarizzato che dal “ritorno della natura selvaggia” (una forma di Luna Park naturalisticoche trasforma in un grande zoo all’aperto la montagna). Il presidente leghista del Parco delle Orobie vede nell’orso una fonte di “attrazione”, di strumento di promozione del “turismo dell’orso”. Snobbano il turismo degli alpeggi, i bikers e si inventano il turismo dell’orso. Ignorano che in Trentino intorno agli orsi infuriano le polemiche, che la popolazione manifesta un crescente rifiuto per la invadente presenza dei plantigradi e che il mondo turistico si interroga se l’orso non possa diventare un boomerang.
E la cosa da ridere è che in Trentino è proprio la Lega Nord a sostenere la line adura anti-orso. Due giorni prima delle dichiarazioni del presidente del Parco delle Orobie un suo compagno di partito, il consigliere provinciale trentino Claudio Civettini, interrogava la Giunta della Provincia autonoma di Trentoper sapere: “se abbia mai pensato di confrontarsi con gli operatori commerciali delle zone interessate alla presenza massiccia del plantigrado, per capire negli effetti, il danno che ne potrebbe derivare, per le procurate mancate presenze, per poter effettivamente risarcire, nell’eventualità, anche questo tipo di danno, che sarebbe quantificabile”. E concludeva: “Certo è, che l’effetto immediato, è la cessazione delle gite per la raccolta funghi o per passeggiate solitarie o familiari, a causa anche, della totale mancanza d’informazione sui percorsi che questi bestioni utilizzano, facendo proprio il territorio”.
I leghisti bergamaschi che sono al potere locale da parecchio, a differenza dei colleghi trentini inchiodati all’opposizione, hanno bisogno di una provvidenziale foglia di fico che copra le vergogne della politica della “valorizzazione immobiliare”. Ma a questo giochetto non ci cascano più nemmeno gli ambientalisti (almeno quelli che lavorano sul territorio).

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6 Comments

  1. muntagnù says:

    Voi leghisti comunque siete una ben strana razza…Avete mandato in Rai una giornalista (Rai parlamento) che ha dedicato alla montagna molti servizi di questo tipo: decine di interviste a una guida alpina che fallisce imprese sull’Himalaya (noti monti nostrani); che sponsorizza scuole guida sul ghiaccio e scuole guida per motociclette (che poi rombano su per le valli….) ; spedizioni extraeropee e tour operator che vanno su montagna asiatiche…e poi rifugi alpini che sono alberghi 4 stelle…turismo di massa sfrenato…funivie, seggiovie..addirittura servizi sulle cave (nota risorsa per la salvaguardia dei monti…)e via dicendo..ma di che montagna parlate ??????

    • Ma quali leghisti? Io sono indipendentista. La Lega è un partito itagliano cosa c’entra? Siamo i primi a contestarla.

      • muntagnù says:

        Ma io non volevo criticare lei ma i leghisti che hanno poteri e anzi lei scrive la Lega del mattone e c’è anche la lega della marchetta! Scusi, senza offesa per lei, io la penso come lei sulla difesa dei monti.

      • muntagnù says:

        e aggiungo che in provincia di Sondrio, intendo la Provincia leghista, spendono i soldi per fare pubblicità a un alpinista invece che darli a chi la montagna la lavora e la vive davvero.!

  2. pontenna says:

    Questa è la FOTOGRAFIA della valle Camonica, dove, specie in alta valle, il partito del mattone, sta ancora aspettando , dopo aver finito i terreni di proprietà dei Comuni, che “la crisi passi” , nella folle speranza che il gioco ricominci.
    Nel frattempo le attività lavorative extra turismo non sono state incentivate o, addirittura, sono state cancellate.

  3. Giacomo says:

    Cosa ti puoi aspettare da un popolo indifferente allo SCEMPIO DELLA PROPRIA TERRA?
    MERDE!!!!!!!!

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