Povera Germania, l’Europa fa male a Berlino. E le previsioni sono nere

germania fortedi BRUNO DETASSIS
Chi lo avrebbe mai detto. Eppure è così. Anche la Germania paga lo scotto del rigore inflessibile, tanto che oramai   sono considerati poveri tutti coloro che, vivendo soli, percepiscono un reddito mensile inferiore a 892 euro, corrispondente al 60% del reddito medio nazionale. La percentuale di questa categoria è salita al 15,5% e lander che risultano essere più colpiti sono quelli dell’Est. Da qui ai prossimi anni, le previsioni vedono oltretutto nero. La crisi ha toccato livelli mai toccati prima dall’inizio della serie storica, nel 2005.

Ad essere in difficoltà in questa fascia, c’è il 19,8% della popolazione dell’est e il 14,4% dell’ovest. Gli anziani sono i più interessati: oltre i 65 anni il rischio di scivolare sotto la soglia di povertà è attualmente più alto tra i pensionati che vivono all’ovest, con il 14,8% contro il 12,5% dei pensionati dell’est.  “Nei prossimi anni – spiega il presidente dell’associazione di assistenza AWO Wolfgang Stadler – avremo un’ondata di pensionati poveri, soprattutto all’est, dove i lavoratori hanno avuto una vita lavorativa travagliata attraverso la riunificazione tedesca”.

Come riportato dal Corriere del Ticino,  nella città-Stato di Brema, all’ovest, la povertà è per esempio al 24,6%, la più alta in assoluto, oltre il doppio di quella della Baviera, ferma all’11,3%. Difficile anche la situazione della capitale Berlino, dove il rischio di povertà riguarda il 21,4% degli abitanti.

Insomma, alla Germania l’Europa sta stretta e chi l’ha detto che alla Merkel non convenga spingere l’acceleratore sul blocco dell’Eurasia piuttosto che sull’Europa del Mediterraneo? Nessuno, ma dirlo è cosa che non fa – ancora – tendenza. Tuttavia gli accordi commerciali con Mosca e Pechino sono sostanziosi.

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