Porto franco a Trieste? Indagati venti militanti del TLT

di ROBERTO GIURASTANTE

Qualche giorno fa il quotidiano Il Piccolo ha pubblicato con grande clamore una notizia in prima pagina con tanto di lancio dalla locandina. Il Sostituto Procuratore della Repubblica di Trieste Federico Frezza starebbe indagando venti attivisti di Trieste Libera per avere bloccato gli accessi al Porto Franco Nord di Trieste (Porto Vecchio) nel corso della manifestazione organizzata dal movimento il 10 febbraio in concomitanza con la scadenza dell’ultimatum alle autorità italiane per lo sblocco della sospensione del regime del porto franco decisa con atto illegittimo dal Commissario di Governo del Friuli Venezia Giulia, ovvero il Prefetto di Trieste Maria Adelaide Garufi.

Aldilà del fatto che rendere pubblica una notizia coperta dal segreto di indagine costituisce violazione della stessa legge italiana (in ogni caso gli indagati dovrebbero almeno ricevere l’avviso di garanzia per potersi difendere senza il pregiudizio della gogna pubblica), qui si sta parlando di una legittima azione di difesa della legalità avviata dai cittadini di Trieste. La manifestazione contestata dalla Questura di Trieste e dall’autorità giudiziaria italiana per mancanza di autorizzazione si è svolta al di fuori del territorio della Repubblica italiana dove appunto lo Stato italiano non ha alcuna competenza.

Tale è infatti il Porto Franco Nord (Vecchio) di Trieste in base al Trattato di Pace di Parigi del 10 febbraio 1947 che ne regola il funzionamento al suo allegato VIII°. Si tratta di un Porto Internazionale come stabilito dalla XVIª Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in regime di semplice amministrazione provvisoria data al Governo italiano con il Memorandum di Intesa di Londra del 1954. La giurisdizione italiana nel porto franco di Trieste è tassativamente esclusa dall’Allegato VIII° del Trattato di Pace che ne determina la costituzione quale Ente pubblico del Territorio Libero.

I cittadini di Trieste che il 10 febbraio hanno manifestato a difesa del Porto Franco chiuso in violazione del trattato di pace dallo Stato italiano hanno quindi non solo esercitato i loro diritti ma anche difeso la legalità internazionale calpestata appunto dall’Italia. Italia che, nell’esecuzione del piano di distruzione del Porto Internazionale di Trieste, vorrebbe urbanizzare l’intera area del Porto Vecchio sottraendola all’attività portuale e sottoponendola ad una maxi speculazione immobiliare in odore di mafia. Ed è davvero interessante notare come tutti coloro che si oppongano a queste pesantissime infiltrazioni mafiose da miliardi di euro vengano intimiditi, minacciati ed attaccati dalla stessa autorità giudiziaria di quello che è lo Stato occupante il Territorio Libero di Trieste. Che a Trieste è sempre più sinonimo di mafia.

Cittadini del TLT sotto processo per dare il via libera definitivo alla mafia?

In collaborazione con: http://robertainer.blogspot.it

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3 Comments

  1. FRANCO says:

    Viva i triestini del TlT

  2. Dan says:

    Quanto sta succedendo ai membri del TLT in rapporto a quanto avvenuto a Kiev (e nelle ultime ore in Crimea) ci insegna una cosa molto importante:

    Non è giusto ciò che è giusto ma è giusto ciò che la forza stabilisce essere giusto.

    Una reazione violenta dei triestini liberi condurrebbe davanti ad un magistrato tutti i boiardi dello stato occupante per le reiterate violazioni dei trattati internazionali e nessuno avrebbe da fiatare tanto così.
    Ma no, le catene umane piacciono tanto…

    • Salice triestino says:

      Membri del TLT? No, membri dell’MTL.
      L’MTL è il Movimento Trieste Libera, un movimento politico, mentre il TLT è l’acronimo di Territorio Libero di Trieste, uno Stato riconosciuto dalle leggi internazionali in vigore, che va riattivato quanto prima.

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