Porte aperte agli immigrati e al cibo spazzatura. Ecco la mensa dell’Europa

di ROBERTO BERNARDELLIcontadini

Abbiamo capito tutti che il problema è sopravvivere e difendere la propria identità davanti ad un fenomeno migratorio biblico. Ma c’è dell’altro di cui Renzi e tutti gli altri dovrebbero occuparsi, oltre che spintonare per Bono degli U2. La nostra agricoltura e il nostro cibo sono in via di estinzione, condannati dall’Isis agronomica di Bruxelles. L’annientamento del cibo vero da parte dell’Europa è la minaccia che ci sovrasta.

Secondo i dati Coldiretti, che ieri ha manifestato al Brennero, dall’inizio della crisi sono state chiuse in Italia oltre 172000 stalle e fattorie ad un ritmo di oltre 60 al giorno, con effetti drammatici sull’economia, sulla sicurezza alimentare e sul presidio ambientale.

Altro che appello del papa per adottare una famiglia di rifugiati in ogni parrocchia! A chiedere asilo sono il cibo, il latte, il formaggio, il pane, veri. Chiedono di sopravvivere ed essere salvati dall’olocausto alimentare europeo.

Occorre fermare chi fa affari sulle spalle degli agricoltori e dei consumatori con le speculazioni sui prodotti favorite – sottolinea la Coldiretti – dalla mancanza di trasparenza sulla reale origine e sulle caratteristiche degli alimenti, che stanno provocando l’abbandono delle campagne, sulla base dei dati Unioncamere relativi ai primi sei mesi del 2015 rispetto all’inizio della crisi nel 2007.

I dati sono spaventosi. Sono oggi meno di 750mila le aziende agricole sopravvissute in Italia ma se l’abbandono continuerà a questo ritmo in 33 anni – calcola la Coldiretti – non ci sarù più agricoltura lungo la Penisola, con conseguenze devastanti sull’economia e sull’occupazione e sull’immagine del Made in Italy nel mondo ma anche sulla sicurezza alimentare ed ambientale dei cittadini.

La chiusura di un’azienda significa quindi non solo maggiori rischi sulla qualità degli alimenti che si portano a tavola ma anche minor presidio del territorio, lasciato all’incuria e alla cementificazione. Sono questi – ricorda Coldiretti – i drammatici effetti di quelli che sono i due furti ai quali è sottoposta giornalmente l’agricoltura: da una parte il furto di identità e di immagine che vede sfacciatamente immesso in commercio cibo proveniente da chissà quale parte del mondo come fosse nostro; dall’altra il furto di valore aggiunto che vede sottopagati i prodotti agricoli senza alcun beneficio per i consumatori per colpa di una filiera inefficiente.

“Rischiamo di perdere un patrimonio del nostro Paese sul quale costruire una ripresa economica sostenibile e duratura che faccia bene all’economia all’ambiente e alla salute” afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel denunciare che “l’invasione di materie prime estere spinge prima alla svendita agli stranieri dei nostri marchi più prestigiosi e poi alla delocalizzazione delle attività produttive”.

Oggi anche a causa della concorrenza sleale che fa chiudere le aziende agricole siamo costretti ad importare il 40 per cento del latte e carne, il 50 per cento del grano tenero destinato al pane, il 40 per cento del grano duro destinato alla pasta, il 20 del mais e l’80 della soia. Ma l’invasione riguarda anche prodotti dove l’Italia è praticamente autosufficiente dall’olio di oliva con l’Italia che si classifica come il principale importatore mondiale per realizzare miscele di bassa qualità da “spacciare” come Made in Italy fino all’ortofrutta, dove il frutteto italiano che si è ridotto di un terzo (-33 per cento) negli ultimi quindici anni con la scomparsa di oltre 140mila ettari di piante di mele, pere, pesche, arance, albicocche e altri frutti. Senza dimenticare il settore delle carni, a partire da quelle bovine, spesso preda di traffici illeciti con l’importazione di animali privi dei necessari documenti e marchi auricolari, soprattutto dall’Est Europeo.

A rischio  è il primato europeo nella produzione di una delle componenti base della dieta mediterranea per il crollo dei compensi pagati agli agricoltori che non riescono più a coprire neanche i costi di produzione mentre al dettaglio i prezzi aumentano. Non possiamo restare indifferenti.

Presidente Indipendenza Lombarda

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One Comment

  1. antonio says:

    Stanno desertificando intere zone dove aziende agricole producevano posti di lavoro e manutenzione territorio. Questo e il risultato: bisogna essere conpetitivi col prezzo ma vai al negozio aumenta senpre. Per non parlare della burrocrazia creata per dare posti di lavoro in ufficio quanto costa tener carte e cartine? Poi l’aumento continuo indiscriminato di spese di produzione? E un continuo ribasso del prodotto venduto dalle aziende agricole? Lavorare 10-12 ore al giorno e arrangiarsi a fare meccanici muratori ecc.. perche non puoi permetterti per costo manodopera e materiali? Infine quel poco guadagno pregar dio che venga pagato. Parlo per esperienza(sono allevatore) ma tra non molto saro costretto a chiudere per non mangiare la casa e terreni sudati con sacrifici da generazioni.grazie multinazionali e globalizazione…

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